Nel pubblico impiego italiano i dipendenti appartenenti all’area dei “Funzionari” possiedono generalmente lo stesso livello minimo di accesso: una laurea triennale.
Eppure, osservando le retribuzioni reali e le condizioni lavorative dei diversi comparti, emerge una disparità sempre più evidente.
RETRIBUZIONI FUNZIONARI PUBBLICI A CONFRONTO
Funzioni Centrali
Ministeri, INPS, INAIL, Agenzie nazionali.
Retribuzione media: circa 2.100 – 2.260 € lordi mensili
Attività prevalentemente amministrativa
Orario generalmente diurno
Festivi normalmente non lavorati
Assenza di notti e turnazione continua
Agenzie Fiscali
Agenzia Entrate, Dogane, Monopoli.
Retribuzione media: circa 2.150 – 2.300 € lordi
Attività d’ufficio
Prevalenza orario mattutino
Festivi generalmente assenti
Nessuna continuità assistenziale h24
Istruzione
Docenti e personale laureato del comparto scuola.
Retribuzione media: circa 2.050 – 2.300 € lordi
Attività programmata
Orari definiti
Sospensioni didattiche annuali
Assenza di notturni e reperibilità sanitaria
Enti Locali
Comuni, Province, Regioni.
Retribuzione media: circa 2.090 € lordi
Attività prevalentemente amministrativa
Orari di ufficio
Turnazione limitata in molti servizi
Assenza di rischio clinico diretto
Comparto Sanità Infermieri
Area dei Professionisti della Salute e Funzionari.
Retribuzione base tra le più basse dei funzionari pubblici
Netto reale spesso intorno ai 1.800–1.900 € solo grazie a:
notti,
festivi,
indennità,
reperibilità,
straordinari,
turnazione h24.
Con in più:
responsabilità civili e penali
aggressioni
rischio clinico
sovraccarico assistenziale
reperibilità continua
lavoro notturno e festivo
carichi imprevedibili
E c’è un altro aspetto spesso ignorato nel confronto con gli altri comparti pubblici.
Gli infermieri, per poter esercitare la professione, devono sostenere ulteriori obblighi economici e professionali:
iscrizione obbligatoria all’FNOPI tramite gli Ordini provinciali, con costi annuali spesso vicini ai 100 euro;
obbligo ECM con formazione continua permanente;
partecipazione a corsi, convegni e aggiornamenti professionali;
spese formative frequentemente sostenute direttamente dal lavoratore.
In pratica, una professione già caratterizzata da elevata esposizione e responsabilità richiede anche un investimento economico continuo per mantenere l’abilitazione e l’aggiornamento professionale.
Qui nasce la vera disparità
Il problema non è stabilire chi “meriti di più”.
Il problema è capire se oggi esista davvero proporzione tra:
responsabilità,
rischio,
usura,
complessità,
obblighi professionali,
trattamento economico.
Perché l’infermiere spesso raggiunge stipendi comparabili ad altri funzionari pubblici soltanto accettando condizioni lavorative che gli altri comparti normalmente non affrontano.
In pratica:
molti funzionari pubblici raggiungono determinate retribuzioni lavorando prevalentemente in orario diurno e in contesti amministrativi.
Gli infermieri ci arrivano lavorando:
di notte,
nei festivi,
sotto pressione continua,
in carenza di personale,
con responsabilità immediate sulla vita delle persone,
sostenendo anche costi obbligatori di mantenimento professionale.
Ed è qui che emerge una possibile discriminazione indiretta sostanziale.
Perché trattare quasi allo stesso modo situazioni profondamente diverse per gravosità, rischio e obblighi professionali significa ignorare differenze oggettive.
La domanda che la politica continua a evitare
Com’è possibile che una delle professioni più esposte della Pubblica Amministrazione:
essenziale per l’attuazione dell’Articolo 32 della Costituzione Italiana,
sottoposta a responsabilità clinico-legali,
obbligata alla continuità assistenziale h24,
esposta ad aggressioni e burnout,
soggetta a obblighi formativi permanenti e iscrizione ordinistica,
resti economicamente tra le meno valorizzate dei comparti laureati pubblici?
Perché oggi il rischio non è solo la fuga degli infermieri.
Il rischio è l’indebolimento progressivo del Servizio Sanitario Nazionale stesso.

