Si accende il confronto nel Lazio sul ruolo delle professioni sanitarie. Al centro della polemica le dichiarazioni del presidente della Regione, Francesco Rocca, e la replica del presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, Antonio Magi.
Magi: “Attenzione a narrazioni divisive”
A innescare il dibattito è stato l’intervento di Rocca durante un evento sulla leadership nei contesti di cura, in cui il governatore ha espresso una posizione molto netta a favore del potenziamento del ruolo infermieristico, parlando anche di resistenze interne al sistema sanitario rispetto al trasferimento di competenze.
Parole che non sono piaciute a Magi, secondo cui questo tipo di comunicazione rischia di “generare una narrazione distorta” della realtà sanitaria. Il presidente dell’Omceo Roma ha sottolineato come il tema delle competenze non possa essere affrontato in chiave politica, ma debba poggiare su percorsi formativi, scientifici e professionali ben definiti.
Nel suo intervento, Magi ha anche evidenziato come attribuire criticità del sistema a singole categorie possa alimentare sfiducia tra operatori e cittadini, ribadendo invece la necessità di un lavoro multidisciplinare senza primati tra professioni.
Le criticità del sistema
Nel confronto emerge un quadro condiviso di difficoltà strutturali: carenza di personale, aumento della domanda assistenziale, invecchiamento della popolazione e sottofinanziamento cronico del sistema sanitario.
Secondo Magi, queste problematiche non possono essere ridotte a presunte inefficienze professionali o a dinamiche di categoria, ma richiedono interventi strutturali e una programmazione sanitaria più solida.
Rocca: “Nessuna contrapposizione tra professioni”
Non si è fatta attendere la replica del presidente della Regione Lazio, che ha respinto le critiche parlando di un’interpretazione errata delle sue parole.
Rocca ha ribadito di non aver mai messo in discussione il ruolo e la centralità del medico, definendoli elementi “ovvi” del sistema sanitario. Allo stesso tempo ha rilanciato l’idea di una sanità territoriale moderna, fondata sulla collaborazione tra tutte le figure professionali.
Il governatore ha infine invitato a un confronto diretto con i rappresentanti delle professioni, sottolineando la necessità di lavorare in sinergia per migliorare qualità e accesso alle cure.
Verso un confronto necessario
Al di là delle tensioni, il punto di contatto sembra essere uno: il futuro della sanità passa da modelli organizzativi integrati, dove medici, infermieri e altre professioni collaborano nel rispetto delle rispettive competenze.
Il rischio, però, resta quello di alimentare contrapposizioni proprio in una fase in cui il sistema avrebbe bisogno dell’esatto opposto: coesione, visione e scelte strutturali condivise.
