Il mondo delle professioni regolamentate è in fermento. Al centro del dibattito c’è il cosiddetto “restyling” delle regole per l’esercizio della professione forense, una riforma che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe aggiornare il ruolo dell’avvocato nel contesto contemporaneo.
Ciò che sta emergendo, però, è qualcosa di ben più ampio: una tensione crescente tra le diverse categorie professionali, che vedono nella riforma il rischio di uno sconfinamento pericoloso.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: perché una norma pensata per gli avvocati sta mettendo in allarme anche infermieri, fisioterapisti, ostetriche e altri professionisti sanitari?
La vera posta in gioco: la consulenza
Il cuore del problema è uno solo: la consulenza professionale.
Nel sistema attuale, ogni professione esercita attività consulenziale nel proprio ambito di competenza. Il sanitario nella clinica e nell’assistenza, il tecnico nella progettazione e valutazione, il giuridico nell’interpretazione normativa.
Questo equilibrio si basa su un principio chiave: la competenza specifica legittima la consulenza.
Secondo molti Ordini professionali, la riforma forense rischia però di alterare questo equilibrio.
L’allarme delle professioni: il rischio di concentrazione
A lanciare il segnale è stato il coordinamento ProfessioniItaliane, che riunisce 22 Ordini professionali.
Il timore espresso è chiaro: una possibile estensione troppo ampia del concetto di consulenza legale, tale da ricomprendere ambiti oggi appartenenti ad altre professioni.
Se non vengono definiti limiti netti, il rischio è una concentrazione delle competenze in capo alla professione forense.
Effetti distorsivi: cosa potrebbe cambiare
Se questa impostazione dovesse consolidarsi, gli effetti sarebbero concreti.
Si potrebbe assistere a una sovrapposizione di competenze, con attività consulenziali oggi svolte da professionisti tecnici o sanitari ricondotte all’ambito legale.
Potrebbe ridursi l’autonomia professionale di alcune categorie, con una limitazione del loro spazio operativo.
Infine, si creerebbero squilibri nel mercato dei servizi professionali, con il rischio che una sola professione diventi dominante nel campo della consulenza.
Il nodo sanitario: perché riguarda gli infermieri
Per le professioni sanitarie, il tema è tutt’altro che teorico.
Negli ultimi anni il ruolo dell’infermiere si è evoluto in modo significativo, con maggiore autonomia decisionale, competenze avanzate e attività di consulenza clinico-assistenziale e organizzativa.
Si pensi, ad esempio, alle consulenze sui percorsi assistenziali, alle valutazioni di appropriatezza clinica, alla gestione del rischio e della qualità delle cure, fino al supporto tecnico nei contenziosi sanitari.
Si tratta di ambiti in cui la componente sanitaria è centrale e non sostituibile.
Il rischio concreto: lo “scivolamento” verso il legale
Se il concetto di consulenza venisse ampliato senza limiti chiari, si potrebbe assistere a uno scenario in cui attività tecnico-sanitarie vengano reinterpretate come consulenza legale.
In questo contesto, il professionista sanitario rischierebbe di diventare subordinato ad altre figure e la specificità clinica verrebbe progressivamente ridimensionata a favore di una lettura giuridica.
Questo comporterebbe una perdita di centralità delle competenze sanitarie nei processi decisionali.
Una questione di equilibrio, non di contrapposizione
È importante chiarirlo: non si tratta di uno scontro tra professioni.
Il punto non è limitare il ruolo degli avvocati, ma evitare che l’espansione di una professione avvenga a discapito delle altre.
Un sistema professionale sano si regge su confini chiari, rispetto delle competenze e integrazione, non sovrapposizione.
Cosa serve davvero
Per evitare derive, è necessario definire in modo preciso cosa si intende per consulenza legale, tutelare esplicitamente le competenze tecniche e sanitarie e garantire un equilibrio tra le professioni regolamentate.
Solo così si può evitare una distorsione che, nel lungo periodo, rischierebbe di penalizzare non solo i professionisti, ma anche i cittadini.
Conclusione
La riforma forense rappresenta un passaggio importante, ma anche delicato.
Per le professioni sanitarie, il tema non è marginale: riguarda autonomia, identità e riconoscimento delle competenze.
Perché se è vero che qualcuno deve mettere ordine nella consulenza, è altrettanto vero che nessuna professione può pensare di farlo da sola.
