La crisi infermieristica non può più essere affrontata con misure provvisorie. È questo il messaggio lanciato da Barbara Mangiacavalli, che richiama istituzioni e politica alla necessità di intervenire con scelte strutturali per difendere la tenuta della sanità pubblica. Le sue dichiarazioni rimettono al centro tre priorità: investimenti concreti, stabilizzazione del personale e controlli rigorosi sulle competenze dei professionisti reclutati dall’estero.
Mangiacavalli respinge con nettezza la logica delle soluzioni tampone, sottolineando che la carenza di infermieri non può essere risolta prorogando senza limiti l’esercizio in deroga della professione per chi arriva dall’estero senza transitare attraverso gli Ordini territoriali.
«Il problema della carenza non si risolve con interventi tampone né prorogando all’infinito l’esercizio della professione in deroga, per chi arriva dall’estero e non transita attraverso gli Ordini del territorio».
La presidente della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche ribadisce inoltre che il rispetto dei requisiti formativi e la verifica delle competenze sono passaggi indispensabili per garantire qualità e sicurezza dell’assistenza.
«Da Ente sussidiario dello Stato chiediamo il rispetto dei requisiti formativi e la verifica delle competenze».
Il punto, però, non riguarda solo i controlli. Per FNOPI la vera emergenza è rendere di nuovo attrattiva la professione infermieristica in Italia. Per questo la presidente invita a valorizzare gli infermieri che già operano nel nostro Paese e a mettere in campo strumenti capaci di favorire il rientro dei professionisti che hanno scelto di lavorare all’estero.
«Occorre valorizzare gli infermieri che esercitano in Italia e adottare strumenti che favoriscano il rientro di professionisti che hanno lasciato il Paese, migliorando le condizioni lavorative ed economiche».
Il messaggio lanciato dalla FNOPI è chiaro: senza investimenti reali sugli infermieri, senza stabilizzazioni e senza regole certe sui percorsi di accesso alla professione, il rischio è un progressivo indebolimento della qualità dell’assistenza e della tenuta complessiva del sistema sanitario pubblico.
