Una sentenza destinata a fare scuola nel comparto sanitario: la maternità non può trasformarsi in una penalizzazione economica per le lavoratrici.
Il Tribunale del lavoro di Taranto ha riconosciuto come discriminatoria la condotta della ASL ionica, che aveva escluso dal premio di produttività una operatrice socio-sanitaria durante il periodo di maternità obbligatoria. Il giudice ha stabilito che l’azienda dovrà corrispondere il bonus economico calcolandolo sulla media delle valutazioni degli anni precedenti.
Il caso: esclusa dal premio perché “non valutabile”
La vicenda riguarda una OSS che nel 2024 era stata posta prima in interdizione anticipata per gravidanza e successivamente in congedo obbligatorio di maternità.
Al momento della valutazione annuale della performance, l’azienda sanitaria aveva classificato la lavoratrice come “non valutabile”, escludendola automaticamente dal premio di produttività previsto dal sistema di valutazione aziendale.
Assistita dall’avvocato Mario Soggia e sostenuta dalla CISL Funzione Pubblica, la dipendente ha presentato ricorso denunciando una discriminazione legata alla maternità.
La decisione del Tribunale
Il Tribunale del lavoro ha accolto il ricorso affermando un principio chiaro: l’assenza per maternità rappresenta un impedimento legittimo e tutelato dalla legge, che non può comportare svantaggi economici o professionali per la lavoratrice.
Secondo il giudice, l’azienda non può limitarsi a dichiarare impossibile la valutazione della dipendente assente, ma deve adottare criteri di calcolo neutrali, come ad esempio:
la media delle valutazioni ottenute negli anni precedenti
parametri oggettivi di reparto
indicatori di performance storici
Nel caso specifico il premio di produttività dovrà quindi essere riconosciuto sulla base della media dei punteggi degli ultimi tre anni, con interessi, rivalutazione e pagamento delle spese legali.
Un precedente importante per il personale sanitario
La decisione richiama i principi della normativa italiana ed europea sulla tutela della maternità e delle pari opportunità nel lavoro.
Il messaggio della sentenza è chiaro: la maternità non può diventare un costo professionale per le lavoratrici e qualsiasi trattamento penalizzante legato alla gravidanza rappresenta una forma di discriminazione.
Un pronunciamento che potrebbe avere ricadute importanti anche per altre lavoratrici del comparto sanità, dove la presenza femminile è particolarmente elevata e dove casi simili non sono rari.
La sentenza del Tribunale di Taranto potrebbe infatti aprire la strada ad ulteriori ricorsi e spingere molte aziende sanitarie a rivedere i propri sistemi di valutazione per evitare situazioni discriminatorie.

