Un medico libero professionista ultrasettantenne, impiegato come “gettonista” negli ospedali della provincia di Frosinone, avrebbe percepito oltre 35 mila euro lordi in un solo mese di lavoro, riaccendendo il dibattito sul ricorso alle cooperative e ai professionisti a partita IVA nella sanità pubblica.
Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, il professionista avrebbe svolto 442 ore di servizio nel mese di gennaio 2026, coprendo circa 36 turni da 12 ore nei presidi ospedalieri del territorio. Una mole di lavoro che ha inevitabilmente alimentato polemiche politiche e interrogativi sulla sostenibilità di questo modello organizzativo.
Il caso sollevato in Regione
La vicenda è stata portata all’attenzione della politica regionale. Il consigliere del Lazio Alessio D’Amato ha annunciato la presentazione di un’interrogazione al presidente della Regione, chiedendo chiarimenti sul ricorso ai medici gettonisti nonostante le indicazioni nazionali volte a limitarne l’utilizzo.
«Come è possibile – ha dichiarato – che un medico a partita IVA di oltre 70 anni copra 36 turni in un mese percependo una cifra equivalente allo stipendio di diversi medici strutturati?». D’Amato ha inoltre annunciato l’intenzione di presentare un esposto all’Ispettorato del lavoro e ai NAS per verificare il rispetto delle normative su orari, sicurezza e tutela dei pazienti.
Il confronto con gli stipendi del SSN
Il caso ha riaperto il confronto tra compensi dei professionisti a gettone e retribuzioni dei medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale.
Un dirigente medico neoassunto nel sistema pubblico percepisce mediamente meno di 3.000 euro netti al mese, che possono salire a circa 4.000 euro con maggiore anzianità di servizio.
La cifra incassata dal medico gettonista in un solo mese si avvicinerebbe quindi al reddito annuo netto di un collega strutturato agli inizi della carriera, anche se il confronto va letto tenendo conto delle differenze tra compensi lordi da partita IVA e stipendi netti da lavoro dipendente.
La replica della Asl di Frosinone
Dalla Asl di Frosinone è arrivata una precisazione: la cifra diffusa rappresenterebbe un importo lordo previsto dalle tariffe per prestazioni professionali, maturato in un periodo caratterizzato da forte carenza di personale, assenze e picco influenzale stagionale.
Secondo l’azienda sanitaria, il ricorso ai gettonisti sarebbe stato necessario per garantire la copertura dei turni nei servizi di emergenza-urgenza e pronto soccorso, assicurando la continuità assistenziale sul territorio provinciale.
Un dibattito che torna ciclicamente
Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema dei medici gettonisti, professionisti reclutati tramite cooperative e pagati a prestazione per coprire le carenze di organico negli ospedali.
Una soluzione adottata in molte realtà italiane per fronteggiare la cronica mancanza di personale, ma che continua a sollevare dubbi su costi, sostenibilità e sicurezza dei turni di lavoro, soprattutto quando si tratta di carichi assistenziali così elevati.
