La parità retributiva tra uomini e donne non rappresenta soltanto una questione di equità sociale, ma anche un tema centrale per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. È questo il messaggio portato dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) durante l’audizione alla Camera dei deputati sul divario salariale di genere.
Ad intervenire è stato il vicepresidente FNOPI Carmelo Gagliano, che ha sottolineato come parlare di parità salariale significhi affrontare una questione che riguarda il livello di civiltà democratica di un Paese. La disparità nel riconoscimento economico del lavoro femminile, infatti, non è solo un problema di giustizia sociale ma ha ricadute dirette sulla tenuta del sistema sanitario e sulla coesione della società.
Il tema assume un peso ancora maggiore nel mondo infermieristico. In Italia la professione conta oltre 460 mila iscritti e circa il 76 per cento è rappresentato da donne. Un dato che rende la questione della parità retributiva particolarmente rilevante per il settore sanitario.
Durante l’audizione FNOPI ha indicato alcune possibili linee di intervento per ridurre il divario salariale e migliorare l’attrattività della professione infermieristica. Tra le proposte avanzate figurano il rinnovamento dei modelli organizzativi, l’introduzione di strumenti contrattuali che favoriscano la conciliazione tra vita privata e lavoro e la garanzia di percorsi di carriera trasparenti con pari opportunità di accesso alle posizioni di responsabilità.
La Federazione ha inoltre evidenziato la necessità di ridurre le differenze tra contratti del settore pubblico e privato, in particolare per quanto riguarda congedi, diritto allo studio e tutela della salute. Tra le proposte anche l’istituzione di un garante aziendale per i diritti sul lavoro, con funzioni di prevenzione e contrasto alle discriminazioni.
Nel corso dell’audizione è stata richiamata anche la direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza salariale, che l’Italia dovrà recepire entro giugno 2026. La normativa introduce nuove regole per rendere più chiari e verificabili i sistemi retributivi.
Tra le principali novità previste vi sono il divieto per i datori di lavoro di chiedere ai candidati la retribuzione percepita in precedenza, l’obbligo di rendere trasparenti i criteri utilizzati per determinare gli stipendi e il diritto dei lavoratori di conoscere le retribuzioni medie suddivise per genere all’interno delle organizzazioni.
Secondo FNOPI questi strumenti potranno contribuire anche a valorizzare maggiormente il lavoro infermieristico, una professione spesso sottostimata e storicamente legata a stereotipi che riguardano le professioni di cura.
La Federazione ha ricordato inoltre come il divario retributivo produca conseguenze economiche e sociali significative. In Italia la differenza nei tassi di occupazione tra uomini e donne supera i diciotto punti percentuali e l’inattività femminile rimane elevata, spesso legata ai carichi di cura familiare.
Per il sistema sanitario ciò si traduce in difficoltà di conciliazione, turni più gravosi e perdita di professionisti.
Investire nella parità retributiva, conclude FNOPI, significa quindi rafforzare l’attrattività della professione infermieristica, ridurre il turnover e garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale di fronte alle sfide demografiche dei prossimi anni.
