Nel linguaggio quotidiano della sanità capita ancora di sentire espressioni come “i miei infermieri”, spesso pronunciate senza intento offensivo. Eppure, dietro parole apparentemente innocue, si cela una visione del sistema sanitario che merita una riflessione più profonda.
Il linguaggio non è mai neutro. Non serve solo a descrivere la realtà, ma contribuisce a costruirla. In ambito sanitario, le parole definiscono ruoli, relazioni professionali e modelli organizzativi. L’uso del possessivo “miei” richiama, anche involontariamente, un’idea di appartenenza o subordinazione che non rispecchia l’attuale assetto delle professioni sanitarie.
Dal punto di vista giuridico, l’infermiere è un professionista sanitario autonomo, responsabile delle proprie competenze e delle decisioni assistenziali che assume. Risponde civilmente, penalmente e deontologicamente del proprio operato. Il rapporto con il medico è fondato sulla collaborazione interprofessionale, non su una dipendenza professionale. In questo quadro, l’espressione “i miei infermieri” risulta impropria e non aderente alla realtà normativa.
È invece corretto, anche sul piano giuridico, parlare di colleghi. Il termine non implica identità di ruolo o di competenze, ma indica professionisti che operano nello stesso contesto lavorativo, concorrono al medesimo fine istituzionale e godono di pari dignità professionale. La presenza di ruoli di coordinamento o di direzione non annulla la colleganza: la gerarchia organizzativa riguarda la gestione, non trasforma i professionisti in subordinati tecnici.
L’espressione “i miei infermieri” è il residuo di un modello storico medico-centrico, oggi superato dalla formazione universitaria, dall’evoluzione delle competenze e dalla crescente complessità dell’assistenza. Continuare a usarla significa perpetuare una cultura organizzativa non più coerente con il sistema sanitario moderno.
Anche sul piano pratico e organizzativo, il linguaggio produce effetti concreti. Espressioni gerarchiche rafforzano dinamiche verticali, riducono il confronto tra professionisti e possono incidere negativamente sulla sicurezza delle cure. Team efficaci si basano su corresponsabilità, comunicazione chiara e riconoscimento reciproco delle competenze.
Educare il sistema sanitario significa anche educare il linguaggio. Parlare di “colleghi infermieri”, “team infermieristico” o “équipe assistenziale” non è una questione di forma, ma di sostanza culturale, giuridica e professionale.
Cambiare le parole non è un dettaglio: è il primo passo per cambiare i modelli organizzativi e costruire una sanità più moderna, rispettosa e realmente interprofessionale.
