Nel dibattito sulla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni e dei Livelli Essenziali di Assistenza, riteniamo necessario porre una questione che precede ogni valutazione organizzativa o professionale: che cosa deve essere garantito ai cittadini, ovunque, per rendere il diritto alla salute realmente esigibile.
La sanità italiana soffre oggi di una contraddizione strutturale. I diritti sono formalmente universali, ma l’accesso alle cure è sempre più diseguale. I tempi di attesa, la mobilità sanitaria forzata, la rinuncia alle cure e la crescente pressione sul privato dimostrano che i livelli essenziali, così come oggi definiti, non sono sufficienti a garantire equità sostanziale.
Per questo riteniamo che la definizione dei LEP sanitari non possa limitarsi a un elenco astratto di diritti, né essere delegata esclusivamente ai LEA come strumento tecnico. I LEP devono indicare in modo chiaro quali prestazioni fondamentali lo Stato si impegna a garantire realmente, con tempi, standard e responsabilità definiti.
In questo quadro, l’assistenza infermieristica non è una questione corporativa, ma una componente strutturale del diritto alla salute. Senza presa in carico, continuità assistenziale, prevenzione e gestione delle cronicità, il diritto alla cura resta incompleto e il sistema si regge solo sull’emergenza e sull’ospedale.
Chiediamo quindi che nella definizione dei LEP e nella conseguente articolazione dei LEA vengano esplicitamente riconosciute:
le funzioni assistenziali necessarie a garantire continuità delle cure,
le attività di prevenzione, educazione sanitaria e gestione della cronicità,
gli standard organizzativi minimi che rendono le prestazioni realmente accessibili.
Non si tratta di attribuire ruoli o competenze, ma di rendere misurabile e programmabile ciò che oggi è dato per scontato, e che invece rappresenta la spina dorsale del Servizio sanitario nazionale.
Questa impostazione risponde a un duplice interesse pubblico.
Da un lato tutela i cittadini, garantendo che il diritto alla salute non dipenda dal luogo di residenza.
Dall’altro offre al governo e alle Regioni uno strumento più solido di programmazione, capace di legare diritti, organizzazione e sostenibilità finanziaria.
Senza questa chiarezza, i LEP rischiano di restare dichiarazioni di principio e i LEA un elenco di prestazioni non sempre esigibili. Con questa chiarezza, invece, diventano la base di un SSN più equo, più governabile e più credibile.
Non chiediamo di più.
Chiediamo che ciò che viene definito “essenziale” lo sia davvero, per tutti.
