Il nodo dell’iscrizione dell’assistente infermiere in un registro speciale e le ricadute sul sistema professionale
Profili di tutela dei cittadini, dell’Ordine e della professione infermieristica
Nel dibattito sulle trasformazioni organizzative del sistema sanitario e sull’introduzione di nuove figure di supporto,
la posizione della FNOPI viene talvolta letta in modo semplificato, come adesione o contrarietà a singole soluzioni operative. In realtà, molte delle scelte e delle prese di posizione della Federazione vanno interpretate come un tentativo di difesa istituzionale del ruolo dell’Ordine degli Infermieri in un contesto sempre più complesso e instabile.
Difendere la FNOPI come istituzione è non solo legittimo, ma necessario. Tuttavia, proprio questa difesa può diventare rischiosa, se si spinge oltre i confini naturali della funzione ordinistica.
Il ruolo della FNOPI come garanzia pubblica
La FNOPI non è un sindacato, né un soggetto di gestione del personale. È un ente sussidiario dello Stato con una funzione chiara: garantire i cittadini sul corretto esercizio di una professione sanitaria autonoma, fondata su competenze, responsabilità e deontologia.
La forza dell’Ordine sta proprio in questo perimetro. La garanzia per i cittadini deriva dal fatto che l’infermiere è un professionista autonomo, chiamato a rispondere direttamente delle proprie decisioni assistenziali. È su questa autonomia che si fondano il controllo deontologico e il potere disciplinare.
Quando la FNOPI agisce per presidiare il proprio ruolo istituzionale, lo fa anche per evitare che tale funzione venga svuotata o marginalizzata in un sistema che tende a semplificare, accorpare e “fluidificare” i confini professionali.
La difesa istituzionale e la tentazione dell’area grigia.
Nel tentativo di non perdere centralità, però, esiste un rischio concreto: quello di estendere la funzione ordinistica verso aree grigie, come la regolazione indiretta di figure non autonome attraverso strumenti amministrativi o elenchi speciali.
Questa scelta può apparire, nel breve periodo, una forma di presidio e di controllo. In realtà introduce una contraddizione strutturale: l’Ordine viene chiamato a garantire soggetti che non esercitano una professione autonoma e che non governano i processi clinico-assistenziali.
In questo passaggio, la garanzia per i cittadini rischia di diventare formale. Il cittadino percepisce un controllo ordinistico, ma il soggetto controllato non è colui che decide, valuta e governa il rischio clinico.
Il rischio per i cittadini
Dal punto di vista dei cittadini, il pericolo non è immediatamente visibile. Anzi, la presenza dell’Ordine può generare un senso di maggiore tutela. Tuttavia, quando i confini tra chi governa il processo assistenziale e chi svolge funzioni di supporto si confondono, la sicurezza reale diminuisce.
La prevenzione del rischio clinico, delle infezioni correlate all’assistenza e degli eventi avversi si fonda sulla chiarezza delle responsabilità. Se l’Ordine estende la propria funzione oltre il perimetro dell’autonomia professionale, diventa più difficile individuare chi risponde di cosa. E quando la responsabilità si diluisce, la tutela del cittadino si indebolisce.
Il rischio per la FNOPI
Esiste poi un rischio interno, spesso sottovalutato. Difendere l’istituzione assumendo funzioni che non le sono proprie può, nel tempo, indebolire la FNOPI stessa.
Un Ordine che diventa ammortizzatore delle carenze organizzative o contenitore indistinto di ruoli diversi rischia di perdere la propria identità di garante. La funzione ordinistica, anziché rafforzarsi, si espone a critiche di incoerenza logico-giuridica e a una progressiva perdita di credibilità istituzionale.
Il rischio per gli infermieri
Infine, il rischio maggiore riguarda la professione infermieristica. Quando l’Ordine estende il proprio raggio d’azione a figure non autonome, si produce un effetto paradossale: la responsabilità professionale dell’infermiere resta intatta, ma il contesto organizzativo diventa più confuso.
Questo favorisce:
deleghe improprie;
sovrapposizioni di ruolo;
scarico di responsabilità verso il basso;
aumento del rischio clinico e legale per chi governa davvero l’assistenza.
Difendere l’Ordine non può significare esporre gli infermieri a un contesto più fragile.
Una difesa che deve restare coerente
Difendere la FNOPI come istituzione è una scelta comprensibile e, in molti aspetti, necessaria. Ma la vera forza dell’Ordine sta nel restare coerente con la propria funzione di garanzia, non nell’estenderla oltre misura.
Separare lo sporco dal pulito, anche sul piano istituzionale, significa mantenere chiari i confini tra autonomia professionale, supporto operativo e gestione organizzativa. Solo così la FNOPI può continuare a essere una tutela reale per i cittadini e un presidio solido per la professione infermieristica.
Ogni altra strada, anche se animata da buone intenzioni, rischia di trasformare una difesa istituzionale in una fragilità sistemica.
Alfio Stiro
Infermiere
Direttore di NurseNews.eu

