I dati più recenti della sorveglianza nazionale sulle infezioni respiratorie indicano un lieve calo dell’incidenza complessiva, ma non consentono ancora di parlare con certezza di un’inversione stabile del trend. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento diffuso da Quotidiano Sanità sulla base del bollettino RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità.
Nella settimana compresa tra il 29 dicembre 2025 e il 4 gennaio 2026 sono stati stimati circa 803 mila nuovi casi di infezioni respiratorie acute. L’incidenza si attesta a 14,1 casi per 1.000 assistiti, in lieve diminuzione rispetto alla settimana precedente, quando il valore era pari a 14,5 per 1.000. Dall’inizio della stagione, il numero complessivo di casi stimati supera i 7,5 milioni.
Gli esperti sottolineano tuttavia che il dato va interpretato con cautela. Il periodo festivo, caratterizzato da una riduzione degli accessi ai servizi sanitari e da una minore attività di rilevazione da parte dei medici sentinella, può aver inciso sulla raccolta delle segnalazioni. Per questo motivo sarà necessario attendere il prossimo bollettino per verificare se il calo osservato rappresenti una reale tendenza o solo una flessione temporanea.
L’analisi per fasce di età conferma che i bambini più piccoli restano il gruppo maggiormente colpito. Nella fascia 0-4 anni l’incidenza supera i 37 casi per 1.000 assistiti, un valore nettamente superiore alla media nazionale. Si tratta di un dato coerente con quanto osservato nelle precedenti stagioni, legato alla maggiore suscettibilità dei bambini ai virus respiratori e alla loro elevata circolazione in ambito scolastico e familiare.
Dal punto di vista territoriale, la diffusione delle infezioni respiratorie non è uniforme. L’intensità risulta molto alta in Campania, alta in Sicilia e nelle Marche, mentre si colloca su livelli medi in Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia e Umbria. Nelle restanti regioni l’incidenza è classificata come bassa.
Per quanto riguarda la sorveglianza virologica, il tasso di positività per influenza si mantiene significativo. Nella comunità si attesta intorno al 17%, mentre nei casi ospedalizzati sale oltre il 40%, indicando che le forme più severe continuano a esercitare pressione sui servizi ospedalieri. Il virus influenzale predominante è il tipo A(H3N2), sia tra i casi lievi che tra quelli gravi. Un elemento rilevante riguarda lo stato vaccinale: la maggior parte dei pazienti con forme severe di influenza risulta non vaccinata.
Un aspetto da tenere presente nell’interpretazione dei dati è il cambiamento del sistema di sorveglianza. RespiVirNet ha ampliato la definizione di caso, passando dalle sindromi simil-influenzali alle infezioni respiratorie acute in senso più ampio. Questo rende i confronti diretti con alcune stagioni precedenti meno immediati e richiede una lettura attenta dei numeri.
Nel complesso, il quadro suggerisce una possibile fase di rallentamento della circolazione virale, ma non consente ancora di abbassare il livello di attenzione. La pressione sui servizi territoriali e ospedalieri, soprattutto pediatrici, resta significativa. In questo contesto, la continuità della sorveglianza, l’adesione alle misure di prevenzione e il ruolo delle vaccinazioni stagionali rimangono elementi centrali per la tenuta del sistema sanitario nelle settimane successive.
