La tragedia avvenuta a Crans-Montana nella notte di Capodanno ha riportato al centro dell’attenzione un tema spesso sottovalutato nel dibattito sanitario: il ruolo dell’infermiere nei percorsi assistenziali tra i territori e ospedali ad alta criticità.
L’incendio che ha colpito un locale della località svizzera ha causato numerose vittime e decine di feriti gravi, molti dei quali con ustioni estese. La gravità clinica dei pazienti e la saturazione dei centri specialistici locali hanno reso necessari trasferimenti secondari internazionali verso strutture di eccellenza, tra cui l’Ospedale Niguarda.
Uno di questi trasferimenti, effettuato dall’area di Losanna verso Milano, ha evidenziato in modo concreto quanto la presenza infermieristica sia determinante nella gestione del paziente critico durante le fasi di mobilità assistita.
Il trasporto di un paziente ustionato in condizioni instabili non è una semplice operazione logistica. È un atto sanitario complesso che richiede continuità assistenziale, monitoraggio clinico avanzato e capacità di intervento immediato in un contesto operativo non convenzionale, come quello del volo sanitario.
In questo scenario, l’infermiere non svolge un ruolo accessorio, ma rappresenta una figura centrale nel mantenimento della stabilità clinica del paziente. Il controllo dei parametri vitali, la gestione delle terapie in corso, la prevenzione delle complicanze e il coordinamento con il medico rianimatore sono attività che richiedono competenze specialistiche, esperienza e autonomia professionale.
Il caso di Crans-Montana mette in evidenza un dato strutturale: nei trasporti sanitari critici l’assistenza non può essere ridotta a una presenza simbolica. Serve personale formato specificamente per operare in condizioni di elevato rischio clinico, dove ogni variazione dello stato del paziente deve essere intercettata e gestita in tempo reale.
Nonostante ciò, in Italia permangono forti disomogeneità organizzative. In alcune Regioni la presenza dell’infermiere nei team di elisoccorso e di trasporto secondario avanzato è consolidata e riconosciuta, in altre resta ancora marginale o affidata a modelli non strutturati. Questa frammentazione incide direttamente sulla sicurezza delle cure e sulla qualità dell’assistenza offerta nei contesti più complessi.
L’esperienza del trasferimento Losanna–Niguarda non rappresenta quindi solo un episodio di cronaca sanitaria, ma un esempio concreto di come il sistema sanitario moderno debba investire su competenze infermieristiche avanzate, modelli organizzativi coerenti e percorsi formativi dedicati.
In un contesto in cui la mobilità sanitaria, anche internazionale, diventa sempre più frequente, il ruolo dell’infermiere nei trasporti critici non è più un’opzione, ma una necessità strutturale. Riconoscerlo significa rafforzare la sicurezza del paziente e garantire continuità assistenziale anche nei momenti più delicati del percorso di cura.
