La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa cronica e progressiva che, nel tempo, può rendere meno efficace la terapia farmacologica. Tremore, rigidità, bradicinesia e fluttuazioni motorie possono diventare difficili da controllare, con un impatto rilevante sulla qualità di vita dei pazienti.
Presso l’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma è stata avviata la stimolazione cerebrale profonda (Deep Brain Stimulation, DBS), una tecnica di neurochirurgia funzionale che rappresenta oggi uno dei trattamenti più efficaci per i pazienti con Parkinson avanzato selezionati correttamente.
La DBS consiste nell’impianto di elettrodi molto sottili in specifiche aree profonde del cervello coinvolte nei circuiti del movimento. Gli elettrodi sono collegati a un neurostimolatore, simile a un pacemaker, posizionato generalmente a livello sottoclaveare. Il dispositivo invia impulsi elettrici continui e modulabili che permettono di regolare l’attività neuronale alterata dalla malattia.
L’effetto clinico principale è la riduzione dei sintomi motori, in particolare del tremore e della rigidità, con un miglioramento della fluidità dei movimenti e una diminuzione delle fluttuazioni legate alla terapia farmacologica. La DBS non è una cura definitiva, ma consente in molti casi di ridurre il dosaggio dei farmaci e di migliorare in modo significativo l’autonomia quotidiana.
L’accesso a questo tipo di trattamento richiede una valutazione rigorosa. I pazienti vengono selezionati da un’équipe multidisciplinare composta da neurologi esperti nei disturbi del movimento, neurochirurghi, anestesisti e personale infermieristico specializzato. La valutazione considera l’età, la durata della malattia, la risposta alla levodopa, lo stato cognitivo e l’assenza di controindicazioni maggiori.
Dal punto di vista assistenziale, il ruolo infermieristico è centrale lungo tutto il percorso. In fase preoperatoria l’infermiere contribuisce alla valutazione clinica, alla preparazione del paziente e al supporto informativo e psicologico. Nel postoperatorio monitora lo stato neurologico, i parametri vitali, le ferite chirurgiche e intercetta precocemente eventuali complicanze infettive o neurologiche.
Un aspetto fondamentale è l’educazione terapeutica del paziente e dei caregiver. La gestione del neurostimolatore, i controlli periodici, la regolazione dei parametri e la consapevolezza dei segnali di allarme richiedono una presa in carico strutturata e continuativa, in cui l’infermiere assume un ruolo di riferimento.
L’avvio della stimolazione cerebrale profonda al San Camillo rappresenta un passo importante per il rafforzamento dell’offerta pubblica di alta specializzazione nel trattamento del Parkinson. Per la professione infermieristica significa anche un ampliamento delle competenze cliniche in ambito neurologico e chirurgico avanzato, in un’ottica di assistenza sempre più integrata, competente e centrata sulla persona.
Fonte: ANSA – sezione Medicina.
