La Legge di Bilancio introduce, con il comma 366, una disposizione specifica dedicata al personale che opera nei servizi di pronto soccorso. È un passaggio normativo che merita attenzione, perché riconosce formalmente la particolarità di un contesto assistenziale da anni sotto pressione strutturale.
La misura è pensata come sperimentale, con decorrenza dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2029, e riguarda dirigenti medici, infermieri, assistenti infermieri e operatori sociosanitari dipendenti delle aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale assegnati ai pronto soccorso.
Il contenuto della norma
Il comma 366 consente alle Regioni, nel rispetto degli equilibri di bilancio e delle regole nazionali sulla spesa del personale, di incrementare fino all’1% la parte variabile dei fondi contrattuali destinati a:
retribuzione di risultato e condizioni di lavoro dei dirigenti medici;
fondi per la premialità e le condizioni di lavoro del personale sanitario non dirigente, inclusi infermieri, assistenti infermieri e OSS.
L’incremento è facoltativo, non automatico, e vincolato alle scelte regionali e alla contrattazione decentrata.
Il riconoscimento del contesto, non ancora del problema
La norma nasce dal riconoscimento implicito che il pronto soccorso non è un luogo di lavoro “come gli altri”. Turni disagiati, carichi assistenziali elevatissimi, pressione decisionale costante, esposizione al rischio clinico, organizzativo e relazionale sono elementi strutturali di questi servizi.
Tuttavia, il perimetro dell’intervento resta limitato sul piano economico. Un aumento massimo dell’1% dei fondi variabili difficilmente potrà incidere in modo significativo sulle condizioni di lavoro o rappresentare un vero strumento di fidelizzazione del personale.
Il rischio è che la valorizzazione resti più simbolica che sostanziale, con effetti disomogenei sul territorio nazionale e dipendenti dalla capacità – o volontà – delle singole Regioni di attivare la misura.
Un segnale politico, non una riforma strutturale
Il valore reale del comma 366 è soprattutto politico: per la prima volta il legislatore individua esplicitamente il pronto soccorso come ambito che necessita di una valorizzazione dedicata.
Manca però una visione complessiva:
non c’è un collegamento diretto con il governo del rischio clinico;
non viene affrontato il tema dell’usura professionale;
non si introducono criteri nazionali uniformi che rendano la misura realmente esigibile.
Il risultato è una norma che apre uno spazio, ma non lo riempie.
La vera partita: l’attuazione
Come spesso accade, la distanza tra legge e realtà sarà determinata dall’attuazione. Senza un utilizzo consapevole della contrattazione integrativa e senza una chiara priorità politica regionale, il comma 366 rischia di rimanere una previsione di principio.
Ed è qui che si gioca la partita più importante.
Questo spazio normativo potrà produrre effetti concreti solo se la contrattazione saprà trasformare una facoltà in un diritto realmente esigibile.
