All’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona si è aperto un confronto acceso tra il sindacato e la direzione aziendale sulla gestione degli organici e sull’impatto organizzativo nei reparti. Al centro della discussione, la presunta carenza di operatori socio-sanitari e le conseguenze sul lavoro infermieristico.
Secondo la UIL FPL Verona, nell’azienda ospedaliera mancherebbero circa 230 OSS. Una carenza che, sempre secondo il sindacato, starebbe costringendo gli infermieri a coprire attività tipicamente attribuite al personale di supporto per garantire la continuità assistenziale. Una situazione che viene descritta come strutturale e non episodica, con ricadute sui carichi di lavoro e sull’organizzazione quotidiana dei reparti.
La UIL FPL riferisce di segnalazioni provenienti dagli stessi professionisti, raccolte anche attraverso questionari interni, da cui emergerebbe che gli infermieri sono spesso impegnati in attività non coerenti con il loro profilo, sottraendo tempo all’assistenza clinica diretta. Il sindacato chiede assunzioni mirate di OSS e una revisione dell’organizzazione del lavoro per evitare forme di sostituzione impropria tra profili diversi.
A queste affermazioni ha fatto seguito la replica della direzione dell’azienda ospedaliera, che ha smentito i numeri diffusi dal sindacato. Secondo i dati aziendali, gli OSS in servizio sarebbero 747, con un organico ritenuto adeguato rispetto ai servizi attivi. L’azienda sostiene che non vi sia una carenza strutturale e che l’eventuale impiego degli infermieri in attività diverse dall’assistenza diretta sarebbe limitato a situazioni sporadiche e non sistematiche.
Il confronto tra le due posizioni evidenzia una distanza non solo sui numeri, ma anche sulla lettura del problema. Da un lato, la percezione del personale che segnala difficoltà operative e sovrapposizioni di ruolo; dall’altro, i dati formali che descrivono una dotazione organica considerata sufficiente sul piano amministrativo.
Al di là delle singole responsabilità, il caso di Verona richiama una questione più ampia che riguarda molte realtà ospedaliere italiane: la differenza tra organico teorico e funzionamento reale dei servizi. Anche in presenza di numeri formalmente adeguati, l’organizzazione dei turni, le assenze, le limitazioni nelle assunzioni e la rigidità dei modelli organizzativi possono generare criticità che ricadono sul personale in servizio.
Per gli infermieri, il tema non è solo quantitativo ma professionale. L’utilizzo sistematico in attività non coerenti con il profilo non rappresenta soltanto un problema di carico di lavoro, ma incide sulla qualità dell’assistenza, sulla sicurezza delle cure e sul rischio clinico. Allo stesso tempo, anche la figura dell’OSS rischia di essere indebolita quando non viene garantita una presenza sufficiente e stabile nei reparti.
Il caso AOUI Verona mostra come il tema degli organici non possa essere affrontato solo attraverso comunicati contrapposti. Serve un’analisi organizzativa trasparente, basata sui carichi assistenziali reali, sui percorsi di cura e sulla corretta integrazione tra profili professionali. È su questo terreno che si gioca la qualità dell’assistenza e la sostenibilità del lavoro sanitario.
Per NurseNews, la vicenda rappresenta l’ennesima conferma che il problema non è la contrapposizione tra professioni, ma la necessità di un governo dell’organizzazione che tenga conto della pratica quotidiana, delle competenze e dei limiti di ciascun ruolo. Senza questa chiarezza, il rischio è che il confronto resti sui numeri, mentre le criticità continuano a pesare sui reparti e sui cittadini.
