La carenza strutturale di personale infermieristico continua a mettere sotto pressione il sistema dell’assistenza residenziale. In questo contesto, la Regione Puglia ha adottato una misura straordinaria che sta suscitando un ampio dibattito sul piano organizzativo, professionale e giuridico.
Con una delibera di Giunta, l’amministrazione regionale ha previsto, in via temporanea, la possibilità per le RSA pubbliche e private accreditate di sostituire fino al 50% degli infermieri dimissionari con operatori socio-sanitari (OSS), al fine di garantire la continuità dei servizi assistenziali e scongiurare la perdita dei requisiti di accreditamento.
Una misura emergenziale e a tempo
La decisione nasce dalla difficoltà, ormai cronica, di reperire infermieri sul territorio. Secondo la Regione, senza una deroga organizzativa molte strutture rischierebbero la riduzione dei servizi o la chiusura.
Resta comunque fissato un limite considerato non derogabile: la presenza di almeno un infermiere durante il turno notturno.
La misura ha carattere temporaneo ed è stata presentata come risposta emergenziale a una situazione di criticità non più sostenibile nel breve periodo.
Le critiche dei sindacati
La scelta regionale è stata però duramente contestata dalle organizzazioni sindacali. La Fials e il NurSind hanno annunciato e presentato ricorso, ritenendo la delibera giuridicamente inammissibile e professionalmente pericolosa.
Secondo i sindacati, la sostituzione strutturata di infermieri con OSS:
altera i requisiti organizzativi delle RSA;
introduce un rischio clinico incompatibile con la complessità assistenziale degli ospiti;
crea una confusione di ruoli e responsabilità tra profili professionali distinti per formazione, competenze e funzioni.
Le sigle sindacali ribadiscono che l’OSS non può sostituire l’infermiere nelle attività clinico-assistenziali, soprattutto in contesti ad alta fragilità come le strutture residenziali per non autosufficienti.
Il passaggio al TAR
Il ricorso è stato presentato al TAR Puglia, che in una prima fase ha respinto la richiesta di sospensiva cautelare.
Si tratta tuttavia di una decisione procedurale, legata alla mancanza dei requisiti di urgenza, e non di una valutazione nel merito della delibera regionale.
Il giudizio amministrativo resta quindi aperto e sarà nei prossimi passaggi che il Tribunale sarà chiamato a esprimersi sulla legittimità complessiva della misura.
Un nodo che va oltre la Puglia
La vicenda pugliese si inserisce in un quadro nazionale più ampio, segnato da:
carenza cronica di infermieri;
crescente ricorso a soluzioni emergenziali;
difficoltà di conciliare sostenibilità organizzativa, qualità assistenziale e sicurezza delle cure.
Il rischio, più volte evidenziato dagli addetti ai lavori, è che misure temporanee finiscano per diventare strutturali, ridefinendo di fatto i confini delle professioni sanitarie senza un adeguato confronto normativo e scientifico.
