La notizia riguarda l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, al centro di una controversia tra organizzazioni sindacali e direzione aziendale sulla carenza di operatori socio-sanitari e sull’impatto organizzativo nei reparti.
Secondo il sindacato, all’interno dell’AOUI mancherebbero almeno 230 OSS, con una ricaduta diretta sull’organizzazione del lavoro infermieristico. La carenza di personale di supporto avrebbe infatti determinato un ricorso sistematico agli infermieri per lo svolgimento di mansioni non previste dal profilo professionale, con conseguenze sul carico assistenziale e sulla qualità del lavoro.
A supporto di questa tesi, il sindacato riferisce di aver somministrato un questionario anonimo agli infermieri iscritti, dal quale emergerebbe che, nella settimana compresa tra il 17 e il 23 novembre 2025, oltre 150 infermieri avrebbero sostituito operatori socio-sanitari per uno o più turni. Inoltre, 76 operatori dichiarano di svolgere abitualmente mansioni non coerenti con il profilo infermieristico.
Il sindacato stima una carenza media di due OSS per reparto e segnala una situazione di particolare sofferenza in Geriatria A, dove da oltre due mesi personale OSS e infermieristico garantirebbe la continuità assistenziale attraverso turni prolungati fino a 10 ore, richiami frequenti in servizio e carichi di lavoro definiti insostenibili. Una condizione analoga viene segnalata anche all’Ospedale Donna e Bambino, dove sarebbero stati disposti ordini di servizio di 12 ore anche per operatori socio-sanitari part-time.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda l’apertura dell’Ospedale di comunità di Borgo Roma, che secondo il sindacato sarebbe avvenuta senza un incremento delle dotazioni organiche, con conseguente sottrazione di personale ad altri reparti già in sofferenza. In questo contesto, gli infermieri verrebbero impiegati anche per attività di accompagnamento dei degenti ai servizi diagnostici, pedonaggio e approvvigionamento dei materiali. Il 79% del personale dichiara di aver segnalato formalmente queste criticità senza ricevere riscontri.
L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona respinge però in modo netto questa ricostruzione, fornendo dati ufficiali di organico. Secondo l’AOUI, gli OSS in servizio sarebbero attualmente 747, con tre unità in più rispetto alla fine del 2024. Il turnover 2025 risulterebbe completamente ripristinato, con 63 cessazioni compensate da 67 nuove assunzioni.
L’Azienda contesta inoltre la rappresentatività del questionario sindacale, sostenendo che riguarderebbe circa il 2% dei turni complessivi. In merito alla situazione di Geriatria A, l’AOUI afferma che negli ultimi tre mesi si sarebbero registrati soltanto quattro turni con prolungamento orario.
Il confronto tra le due versioni mette in evidenza una distanza significativa tra il piano amministrativo e quello operativo. Da un lato, i dati aziendali descrivono una dotazione di personale formalmente adeguata; dall’altro, le segnalazioni del personale raccontano difficoltà organizzative quotidiane, mansioni improprie e carichi di lavoro concentrati in specifici reparti.
La questione, al di là della contrapposizione tra sindacato e Azienda, solleva un tema più ampio per il sistema sanitario: la differenza tra organico sulla carta e lavoro reale nei reparti. Un divario che, se non affrontato sul piano organizzativo, rischia di tradursi in stress professionale, aumento del rischio clinico e perdita di sostenibilità dell’assistenza.
