La denuncia arriva da Francesco Malara, infermiere e dirigente di Nursing Up, che in un articolo pubblicato sul Corriere Torino descrive con lucidità una criticità ormai strutturale del Servizio sanitario: la progressiva scomparsa del personale di supporto e amministrativo all’interno delle unità operative.
Al pronto soccorso dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino si manifesta ogni giorno una contraddizione che riguarda ormai gran parte della sanità pubblica italiana. Gli infermieri garantiscono l’assistenza clinica, la somministrazione delle terapie, il monitoraggio dei pazienti e la gestione delle urgenze, ma allo stesso tempo sono costretti a farsi carico di attività che non appartengono al loro profilo professionale.
È importante chiarirlo subito: l’assistenza infermieristica non viene trascurata. Viene assicurata comunque, spesso in condizioni di forte pressione, carenza di personale e sovraccarico organizzativo. Il problema è che questa assistenza viene resa frammentata, continuamente interrotta da incombenze amministrative e logistiche che sottraggono tempo, concentrazione e continuità alla cura.
Assistenza clinica garantita, ma in condizioni distorte
In pronto soccorso gli infermieri continuano a svolgere attività complesse e ad alta responsabilità: triage, valutazione infermieristica, somministrazione farmacologica, sorveglianza clinica, gestione delle emergenze e supporto ai percorsi diagnostico-terapeutici. Tuttavia, nello stesso turno, possono trovarsi a compilare modulistica, risolvere problemi tecnici elementari o occuparsi di attività organizzative di base.
Queste mansioni non sostituiscono il lavoro clinico, ma si sovrappongono ad esso, spezzandolo. Il risultato è un lavoro continuamente interrotto, che non consente di dedicare al paziente il tempo e l’attenzione che la buona pratica assistenziale richiederebbe.
Il problema non è la mansione, ma l’organizzazione
Il punto centrale non è che gli infermieri “facciano solo lavori demansionanti”, né tantomeno che lavorino in modo superficiale.
Il problema è che sono chiamati a fare tutto, senza una chiara distinzione di ruoli, diventando il punto di compensazione di ogni carenza organizzativa.
Quando un professionista sanitario deve coprire contemporaneamente funzioni cliniche, amministrative e logistiche, la qualità del lavoro inevitabilmente ne risente. Non per mancanza di competenza o di impegno, ma perché il sistema non consente di lavorare secondo standard adeguati e continuativi.
Carenze strutturali e ricadute sull’assistenza
Alla base di questa situazione vi è una carenza cronica di personale di supporto: amministrativi, operatori socio-sanitari e figure dedicate alla logistica interna. In loro assenza, le attività “di contorno” finiscono sugli infermieri, che diventano l’ammortizzatore di ogni disfunzione del sistema.
Le conseguenze sono concrete:
riduzione del tempo assistenziale diretto;
aumento dello stress e dell’affaticamento professionale;
maggiore difficoltà nel garantire continuità, accuratezza e sicurezza delle cure.
Non un problema individuale, ma di sistema
Raccontare questa realtà come se gli infermieri scegliessero di trascurare l’attività clinica è profondamente sbagliato.
La verità è che continuano a garantire l’assistenza, ma sono costretti a farlo in condizioni che non permettono di lavorare bene.
Quando un professionista sanitario lavora in un contesto strutturalmente inadeguato, non è il singolo a essere inadeguato: è l’organizzazione a esserlo.
Una riflessione che va oltre Torino
Ciò che accade alle Molinette non è un’eccezione, ma il riflesso di una criticità diffusa nei pronto soccorso italiani. La carenza di personale e la confusione delle funzioni trasformano l’infermiere in una figura onnipresente, chiamata a coprire ogni vuoto organizzativo.
Se si vuole davvero migliorare la qualità dell’assistenza e la sicurezza dei pazienti, non si può continuare a chiedere agli infermieri di “fare di più”.
Occorre invece metterli nelle condizioni di fare bene il loro lavoro, restituendo all’assistenza infermieristica tempo, continuità e centralità.
