All’Ospedale Maggiore, dall’inizio di dicembre sette infermieri hanno rassegnato le dimissioni. Non si tratta di professionisti a fine carriera, ma in gran parte di giovani con esperienza, che dovrebbero rappresentare il futuro del personale sanitario.
A lanciare l’allarme è il sindacato, che descrive una situazione sempre più difficile da sostenere.
Molti di questi professionisti stanno cercando condizioni di lavoro migliori, orientandosi verso il settore privato o verso altre aziende pubbliche considerate più attrattive, come l’Asl di Novara. Una scelta che segnala un disagio profondo e una crescente perdita di fiducia nel sistema.
Pronto Soccorso sotto organico e straordinari non retribuiti
Nel Pronto Soccorso dell’ospedale Maggiore mancano almeno sette infermieri e il clima interno è segnato da forte malcontento, soprattutto tra i più giovani. Infermieri con 10–15 anni di esperienza denunciano l’assenza di reali progressioni economiche e di riconoscimenti professionali, nonostante l’anzianità di servizio.
A questo si aggiunge un elemento particolarmente critico: migliaia di ore di straordinario accumulate e non retribuite. Un carico di lavoro che, nel tempo, diventa insostenibile e alimenta il rischio concreto di nuove dimissioni.
Retribuzioni basse, aggressioni e poche prospettive
Secondo il sindacato, la situazione è aggravata da retribuzioni che risultano inferiori a quelle di altri settori, come la logistica, pur a fronte di responsabilità elevate e contesti di lavoro complessi. Le aggressioni al personale sanitario sono in aumento, i turni sono sempre più estenuanti e le prospettive di crescita professionale restano limitate.
Chi prova a segnalare queste criticità viene spesso accusato di allarmismo. Ma i fatti raccontano altro: reparti sotto organico, personale stremato e una sanità pubblica che fatica a trattenere le proprie competenze.
Una crisi strutturale
La fuga degli infermieri all’ospedale Maggiore non è un episodio isolato, ma il segnale di una crisi strutturale che rischia di compromettere la tenuta dei servizi, a partire dai Pronto Soccorso. Senza interventi concreti su salari, carriera, sicurezza e organizzazione del lavoro, il sistema rischia di perdere proprio quei professionisti su cui dovrebbe costruire il proprio futuro.
Il disagio è reale, diffuso e riguarda soprattutto chi, dopo anni di servizio, non intravede più prospettive. Ignorarlo significa rinviare un problema che diventa ogni giorno più grave.
