Una convinzione errata, purtroppo ancora molto diffusa, è che l’infezione da HPV (Papilloma Virus Umano) riguardi esclusivamente le donne. Questa percezione ha contribuito per anni a sottovalutare l’impatto reale del virus sulla salute maschile e a ritardare strategie di prevenzione realmente efficaci.
In realtà, l’HPV infetta indistintamente uomini e donne e può causare patologie rilevanti in entrambi i sessi. Negli uomini il virus è responsabile non solo dei condilomi genitali, ma anche di neoplasie importanti, come i tumori anali, del pene e del distretto testa-collo, in particolare del cavo orale e dell’orofaringe.
Un dato particolarmente significativo arriva da uno studio italiano pubblicato a fine 2024 sulla rivista scientifica Urology. La ricerca evidenzia che il 56% dei maschi italiani risulta positivo all’HPV. Nel dettaglio, il 20% presenta infezioni a livello del cavo orale e il 13% a livello anale. Numeri che smentiscono in modo definitivo l’idea che l’HPV sia un’infezione “di genere” e confermano come gli uomini rappresentino sia una popolazione a rischio sia un importante serbatoio di trasmissione del virus.
L’infezione persistente da HPV è oggi riconosciuta come un fattore causale di diverse neoplasie. Negli uomini, l’aumento dei tumori HPV-correlati è un fenomeno documentato, soprattutto nei Paesi occidentali, con un impatto rilevante sulla qualità di vita e sulla salute pubblica.
Alla luce di questi dati, la vaccinazione universale contro l’HPV rappresenta una scelta di sanità pubblica fondamentale. Il vaccino nona-valente protegge contro i nove tipi di Papilloma Virus Umano più frequentemente associati a lesioni precancerose e tumori HPV-correlati. Si tratta di uno strumento sicuro ed efficace, capace di ridurre in modo significativo la circolazione del virus e il rischio di malattia.
La somministrazione è raccomandata idealmente a partire dagli 11 anni, prima del primo contatto con il virus, ma può essere utile anche in età successive, secondo le indicazioni cliniche. È importante ribadirlo con chiarezza: la vaccinazione deve riguardare sia le ragazze che i ragazzi. Limitare la prevenzione a un solo sesso riduce l’efficacia delle strategie di controllo e perpetua una narrazione scientificamente superata.
Alla vaccinazione va sempre affiancata la partecipazione ai programmi di screening, fondamentali per intercettare eventuali persistenze virali e lesioni precoci. Solo l’integrazione tra prevenzione primaria e secondaria consente di ridurre realmente l’impatto dell’HPV.
La comunità scientifica insiste sulla necessità di rafforzare informazione e sensibilizzazione, soprattutto tra giovani e famiglie, per raggiungere le coperture vaccinali raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale. Spezzare la catena di trasmissione dell’HPV significa tutelare la salute delle nuove generazioni e ridurre l’incidenza dei tumori HPV-correlati.
Considerare l’HPV un problema esclusivamente femminile non è solo un errore concettuale, ma un ostacolo concreto alla prevenzione. La scienza è chiara: l’HPV riguarda tutti. Vaccinare, informare e aderire agli screening è una responsabilità collettiva verso la salute pubblica.
