La Regione Sicilia ha deciso di interrompere la pratica dei cosiddetti “comandati vip” negli assessorati regionali, disponendo il rientro in servizio di medici, dirigenti sanitari, farmacisti e biologi precedentemente distaccati dalle aziende sanitarie per svolgere incarichi amministrativi.
Si tratta di 42 professionisti che, negli ultimi anni, erano stati assegnati agli assessorati della Salute e del Bilancio, spesso per periodi prolungati. Una scelta che ha suscitato forti critiche, sia per i costi elevati sostenuti dalla Regione – stimati in oltre 4 milioni di euro l’anno – sia perché il numero dei comandati superava ampiamente il limite massimo previsto dalla normativa, fissato in 15 unità.
La questione è diventata particolarmente delicata per la presenza, tra i comandati, di figure con legami politici o familiari con esponenti delle istituzioni regionali, alimentando il sospetto di un utilizzo distorto dello strumento del comando, a fronte di una cronica carenza di personale nei reparti ospedalieri e nei servizi territoriali.
Secondo quanto emerso, alcuni di questi professionisti percepivano retribuzioni molto elevate pur operando lontano dalle corsie, mentre le aziende sanitarie di provenienza continuavano a soffrire la mancanza di medici e dirigenti. Una situazione che ha spinto l’Assemblea regionale siciliana ad avviare approfondimenti e verifiche sulla legittimità e sull’opportunità di tali distacchi.
Con il nuovo provvedimento, a partire dal 31 dicembre, la maggior parte dei comandati rientrerà nelle rispettive aziende sanitarie. Solo pochi dirigenti formalmente inseriti in pianta organica negli assessorati potranno restare fino a marzo, senza possibilità di ulteriori proroghe.
