Negli ultimi giorni la FNOPI è tornata a chiedere l’istituzione di elenchi speciali per gli infermieri stranieri assunti dall’estero in deroga alle normali procedure di riconoscimento dei titoli. Una posizione che ha generato reazioni contrastanti all’interno della professione e che merita di essere chiarita, senza slogan e senza contrapposizioni ideologiche.
Il Servizio sanitario nazionale vive da anni una carenza strutturale di infermieri. Per evitare la chiusura di reparti e servizi essenziali, il legislatore ha consentito assunzioni in deroga di professionisti formati all’estero, spesso senza un pieno riconoscimento del titolo secondo gli standard europei. Questa situazione eccezionale ha aperto un vuoto sul piano giuridico, ordinistico e della responsabilità professionale.
È in questo contesto che si inserisce la richiesta FNOPI.
La Federazione non chiede di bloccare l’ingresso degli infermieri stranieri. Chiede che, quando l’assunzione avviene in deroga, non ci sia un’iscrizione ordinaria automatica all’albo, ma un elenco speciale e distinto, con regole chiare. L’obiettivo dichiarato è garantire la sicurezza delle cure e tutelare la qualità professionale.
In pratica, si propone una distinzione tra infermieri con titolo pienamente riconosciuto e infermieri ammessi in via eccezionale per far fronte alla carenza di personale.
Dal punto di vista giuridico e ordinistico, questa posizione è una forma di autotutela. Senza una distinzione formale, l’albo si assume responsabilità disciplinari e deontologiche piene anche in presenza di percorsi formativi non valutabili secondo criteri omogenei. In caso di eventi avversi, questo potrebbe tradursi in contenziosi complessi e scaricare responsabilità su professionisti e ordini.
Gli elenchi speciali servirebbero quindi a rendere trasparente l’eccezione, a evitare che l’emergenza diventi la regola e a impedire un abbassamento implicito degli standard professionali.
Esiste però un punto critico che la professione non può ignorare. Gli elenchi speciali rischiano di creare infermieri di serie A e infermieri di serie B, introducendo ruoli subordinati e meno tutelati e frammentando l’identità professionale. Senza regole chiare, formazione integrativa e percorsi certi di pieno riconoscimento, questa soluzione rischia di trasformarsi in una condizione permanente anziché temporanea.
Il nodo centrale resta irrisolto. Il problema non è la provenienza degli infermieri, ma il modello italiano di gestione della professione. Finché stipendi, carriere, tutele e carichi di lavoro resteranno quelli attuali, qualsiasi misura emergenziale non farà che tamponare una ferita strutturale.
Per questo, se si decide di percorrere la strada degli elenchi speciali, essa dovrebbe essere accompagnata da percorsi obbligatori di formazione e affiancamento, tempi certi per il pieno riconoscimento dei titoli, investimenti sul personale già in servizio e una riforma reale delle carriere infermieristiche.
La posizione FNOPI è comprensibile e, per certi aspetti, necessaria. Ma non può essere considerata una soluzione strutturale. Gestisce l’emergenza, non ne risolve le cause. E la professione infermieristica ha oggi bisogno di scelte strutturali, non solo di misure tampone.
Alfio Stiro
Infermiere
