Il sovraffollamento dei pronto soccorso è diventato uno dei simboli più evidenti della crisi del Servizio sanitario nazionale. Code interminabili, barelle nei corridoi, tempi di attesa incompatibili con la sicurezza delle cure. Eppure, da anni esistono modelli organizzativi in grado di ridurre accessi impropri, tempi di permanenza e costi complessivi: fast track e see and treat.
Il problema non è tecnico. Il problema è politico, economico e culturale. E al centro di questa resistenza c’è ancora una volta il ruolo dell’infermiere.
Cosa sono fast track e See and Treat (in breve)
Il fast track è un percorso dedicato ai pazienti con problematiche minori e ben definite, che possono essere gestite rapidamente senza impegnare l’intero percorso medico tradizionale del pronto soccorso. Il see and treat, invece, prevede che l’infermiere appositamente formato valuti, tratti e dimetta direttamente alcuni pazienti, secondo protocolli condivisi.
Questi modelli sono diffusi da anni in molti Paesi europei e anglosassoni. Funzionano perché spostano l’attenzione dalla prestazione al percorso, valorizzando competenze infermieristiche già esistenti.
Il nodo politico: modelli riconosciuti ma mai strutturali
Dal punto di vista politico, fast track e see and treat vengono spesso citati come “buone pratiche”, ma raramente trasformati in scelte strutturali. In Italia restano progetti pilota, sperimentazioni locali, iniziative affidate alla buona volontà dei singoli direttori o delle singole équipe.
Manca una chiara assunzione di responsabilità a livello nazionale e regionale: questi modelli dovrebbero essere parte integrante dell’organizzazione dei pronto soccorso, non eccezioni. La ragione è evidente: rendere l’infermiere più autonomo nei percorsi di cura significa rivedere equilibri consolidati e superare una visione gerarchica ormai superata.
Il nodo economico: risparmiare davvero, non sulla carta
Dal punto di vista economico, fast track e see and treat rappresentano uno degli strumenti più efficaci per ridurre i costi sanitari senza tagliare i servizi. Gestire in modo appropriato i codici minori significa:
ridurre tempi di attesa e permanenza in PS
liberare risorse mediche per i casi complessi
diminuire esami e consulenze inappropriate
ridurre ricoveri evitabili
migliorare la sicurezza e la soddisfazione dei pazienti
Ogni accesso improprio gestito in modo tradizionale costa al sistema molto più di un percorso infermieristico strutturato. Continuare a non investire su questi modelli non è prudenza: è spreco.
Il nodo culturale: la paura dell’autonomia infermieristica
Il vero freno resta culturale. In Italia persiste una diffidenza profonda verso l’autonomia infermieristica, anche quando è regolata da protocolli, linee guida e responsabilità ben definite. Si preferisce sovraccaricare il medico di attività a basso valore aggiunto piuttosto che riconoscere pienamente il ruolo clinico dell’infermiere.
Questo atteggiamento produce un doppio danno: rallenta i percorsi di cura e demotiva i professionisti. Nei contesti dove see and treat è applicato in modo maturo, l’infermiere non sostituisce il medico, ma lo affianca in modo intelligente, rendendo il sistema più efficiente.
Infermieri e pronto soccorso: una leva ignorata
Il paradosso è evidente: mentre i pronto soccorso collassano, il sistema continua a non utilizzare fino in fondo una delle risorse più qualificate che ha a disposizione. Gli infermieri di emergenza-urgenza possiedono competenze cliniche avanzate, capacità di valutazione rapida e gestione della complessità, ma vengono spesso ingabbiati in ruoli esecutivi.
Fast track e see and treat non sono scorciatoie, ma strumenti di qualità, sicurezza e sostenibilità. Implementarli seriamente significa investire in formazione, protocolli condivisi, responsabilità chiare e coperture assicurative adeguate.
Una scelta di sistema per salvare la sanità
Se l’obiettivo è snellire i pronto soccorso e risparmiare risorse senza peggiorare l’assistenza, la strada è già tracciata. Serve una scelta politica netta: rendere strutturali i modelli fast track e see and treat, riconoscendo il ruolo centrale dell’infermiere nell’emergenza-urgenza.
Continuare a ignorare queste soluzioni significa accettare il sovraffollamento come normalità e il disagio come prezzo inevitabile. Al contrario, investire sugli infermieri e sui modelli organizzativi moderni significa migliorare la qualità delle cure, ridurre i costi e restituire dignità a uno dei servizi più critici della sanità pubblica.
