La situazione al San Raffaele di Milano sta assumendo contorni preoccupanti, mettendo in luce criticità strutturali che vanno ben oltre il singolo episodio. Secondo il sindacato Nursing Up, infatti, quasi 200 infermieri avrebbero deciso di lasciare l’ospedale nelle ultime settimane, e la gestione di reparti ad alta intensità sarebbe stata affidata a personale esterno tramite cooperative con risultati difficilmente sostenibili sul piano della sicurezza assistenziale.
Un quadro di criticità che non può essere sottovalutato
Antonio De Palma, Presidente di Nursing Up, ha definito la situazione in corso «un campanello d’allarme grave» per l’intero sistema sanitario, soprattutto alla luce delle criticità organizzative e assistenziali riscontrate all’interno di reparti complessi come le cure intensive.
Secondo De Palma, quanto accaduto non è un episodio isolato, ma riflette dinamiche già presenti in altre parti d’Italia: uso massiccio di personale esterno in sostituzione di professionisti stabili, difficoltà nel trattenere infermieri qualificati e discontinuità assistenziale.
La fuga degli infermieri e le cause strutturali
Il fenomeno delle dimissioni di personale infermieristico non è nuovo e rispecchia un malessere più ampio: in Italia mancano decine di migliaia di infermieri rispetto agli standard europei, e molti professionisti lasciano l’assistenza pubblica o strutture accreditate per cercare condizioni lavorative migliori o uscire da un sistema che percepiscono ormai logoro.
A questo si aggiunge il ricorso a cooperative esterne per colmare i vuoti d’organico nei reparti più delicati. Secondo varie ricostruzioni, negli ultimi giorni sarebbero emersi errori nell’esecuzione di procedure cliniche, difficoltà operative e lacune nella conoscenza delle procedure e dei farmaci da parte del personale esterno, tanto da richiedere l’attivazione di un’unità di crisi interna per tutelare la sicurezza dei pazienti.
Più che un incidente: un segnale di fragilità sistemica
Nursing Up ha sottolineato che queste criticità non possono essere derubricate a “problema temporaneo”: affidare reparti ad alta intensità assistenziale a personale non adeguatamente formato e non integrato nei processi ospedalieri mette a rischio la sicurezza dei pazienti e la qualità delle cure, soprattutto in una struttura che rappresenta un punto di riferimento nazionale.
Il sindacato chiede verifiche a campione in tutte le strutture regionali italiane per capire se situazioni analoghe a quella del San Raffaele siano presenti anche altrove, soprattutto laddove si registrano turnover anomali o ricorso massiccio a appalti esterni.
Le richieste di Nursing Up al Governo e alle istituzioni
In risposta a questi eventi, Nursing Up ha lanciato alcune richieste chiare e urgenti:
interrompere l’uso di figure surrogate o modelli di reclutamento fuori standard;
rottamare modelli organizzativi che sacrificano competenza e sicurezza per risparmi immediati;
rivedere i percorsi di reclutamento dall’estero, garantendo competenze, conoscenza della lingua e reale integrazione nei team di cura;
implementare assunzioni stabili, percorsi di carriera chiari e stipendi adeguati per frenare l’emorragia di professionisti.
Una riflessione più ampia sulle carenze del sistema
La vicenda del San Raffaele contribuisce ad alimentare un dibattito più ampio sul modello organizzativo della sanità italiana. Numerose fonti evidenziano come l’uso di personale esterno in settori ad alta complessità e l’incapacità di trattenere infermieri qualificati siano segnali di sistemi ospedalieri sotto stress e privi di strategie di valorizzazione delle competenze interne.
