La polemica sull’emendamento Zaffini – che sposta risorse dagli infermieri per finanziare la dirigenza sanitaria non medica è solo l’ultimo sintomo di un problema molto più profondo: l’Italia da anni ignora le indicazioni del DM 70/2015 sulla programmazione del personale sanitario, in particolare quello infermieristico.
DM 70/2015: norma chiara, applicazione zero
Il Decreto Ministeriale che definisce gli standard ospedalieri nazionali, prevede in maniera esplicita che ogni Regione debba garantire:dotazioni minime di personale coerenti con i volumi di attività e l’intensità di cura;rapporto infermieri/pazienti adeguato ai setting assistenziali;pianificazione del fabbisogno di personale su base triennale.
Sulla carta, un sistema moderno e razionale.
Nella realtà? Non è stato fatto. Mai.
Le Regioni hanno continuato a programmare “a spanne”, spesso in logica ragionieristica, ignorando completamente il fabbisogno reale e gli standard previsti dalla norma.
Carenza infermieri: un’emergenza creata con scienza
Oggi mancano tra 60.000 e 80.000 infermieri nel SSN. Un buco creato da:mancata programmazione universitaria;zero investimenti sul reclutamento;blocchi del turnover;precarizzazioni continue;assenza di percorsi di carriera.
Il risultato è lo stesso ovunque: reparti scoperti, professionisti allo stremo, burnout diffuso, fuga dagli ospedali e verso l’estero.
DM 70 ignorato = aumento del rischio clinico
Il DM 70 non è una semplice “raccomandazione”.
Definisce standard minimi di sicurezza.
Quando non rispetti:livelli di personale,proporzioni infermieri/pazienti,intensità di cura,dotazioni assistenziali adeguate,
non stai solo violando una norma: aumenti il rischio clinico per i cittadini e l’esposizione giudiziaria delle strutture.E oggi, dopo il caos San Raffaele, gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.L’emendamento Zaffini è il paradosso perfetto
In un contesto che avrebbe bisogno di:potenziare gli organici,rispettare gli standard del DM 70,aumentare sicurezza e competenze,attrarre giovani verso Infermieristica,arriva un emendamento che toglie soldi agli infermieri, cioè alla categoria più carente e più essenziale, per finanziare altri settori.
È come vedere un edificio che crolla perché mancano i pilastri… e decidere di togliere altri mattoni.
Il vero nodo politico: l’Italia non programma il personale sanitario
La verità è semplice e scomoda:
non esiste una strategia nazionale sul personale infermieristico.
Il DM 70 avrebbe dovuto essere la base per:calibrare il numero di laureati;programmare assunzioni e concorsi;garantire livelli di sicurezza assistenziale;stabilire standard minimi inderogabili.
Non è stato fatto.
E oggi, invece di colmare le carenze, la Manovra rischia di spostare risorse da chi è già sottofinanziato, senza toccare l’assenza di programmazione che ha portato al disastro odierno.
Serve un piano nazionale: programmazione, assunzioni, sicurezza se vogliamo davvero salvare la sanità pubblica bisogna applicare quello che il DM 70 dice da dieci anni:
1. Pianificazione triennale obbligatoria del fabbisogno infermieristico.
2. Rispetto degli standard di personale per intensità di cura.
3. Assunzioni stabili e non precarizzazione.
4. Stop all’utilizzo improprio di cooperative o appalti per coprire carenze strutturali.
5. Finanziamenti dedicati alla professione, non sottratti per altri usi.
Redazione
