È iniziato alla Camera dei Deputati l’esame del Disegno di Legge di delega al Governo sulle professioni sanitarie e sulla responsabilità professionale. Un testo che non riguarda solo i medici, ma ridisegna – almeno nelle intenzioni – la formazione, il ruolo e le tutele di tutti gli operatori sanitari
Se attuato con coerenza, questo DDL potrebbe rappresentare uno dei passaggi normativi più importanti degli ultimi anni per la sanità italiana, dopo la legge Gelli-Bianco del 2017.
Riforma della Formazione in Medicina Generale: finalmente un percorso specialistico vero
L’articolo 5 del provvedimento introduce la ridefinizione del percorso formativo della Medicina Generale.
Tradotto in termini pratici:
equiparazione della MG alle Scuole di Specializzazione
maggiore attrattività del ruolo di medico di famiglia
percorsi chiari, strutturati e professionalizzanti
Significa passare da un sistema percepito come “secondario” rispetto alle specializzazioni ospedaliere a una reale valorizzazione del medico del territorio, oggi centrale per cronicità, prevenzione e medicina di iniziativa.
La sfida? Evitare che la riforma resti solo sulla carta: servono borse, tutor qualificati, strutture formative e una logica organizzativa integrata con distretti e ASL.
Più professionisti, più competenze: la rivalutazione del personale sanitario
Il DDL delega il Governo a:
• aumentare il numero di professionisti sanitari
• potenziare la formazione specialistica
• valorizzare ruoli e funzioni oggi poco riconosciuti
La novità è importante perché riconosce che la carenza di personale non si risolve con importazioni estere o con scorciatoie formative: serve investire sulle professioni italiane e sui percorsi di carriera.
L’idea di fondo è di costruire un sistema dove:
➡ medici
➡ infermieri
➡ professioni tecniche e riabilitative
➡ personale amministrativo sanitario
non siano semplici “risorse sostituibili”, ma competenze da far crescere, responsabilizzare e stabilizzare.
Responsabilità professionale: fine della medicina difensiva?
Il capitolo più strategico riguarda la responsabilità sanitaria.
Il DDL riscrive l’art. 590-sexies c.p. e introduce il 590-septies.
L’obiettivo dichiarato:
✔ premiare chi segue linee guida e buone pratiche
✔ punire solo la colpa grave in questi casi
✔ riconoscere che l’errore può essere organizzativo e non solo del singolo
Punti di svolta:
riconoscimento della complessità organizzativa e delle condizioni di lavoro
tutela per chi opera in emergenza o in contesti critici
principio di affidamento rafforzato: se il team è strutturato, non risponde chi ha fatto ciò che doveva
Tradizione giuridica e realtà clinica trovano un punto di incontro: chi sbaglia gravemente paga, ma chi opera correttamente non è più costretto a difendersi preventivamente con comportamenti inutili o dannosi per i pazienti.
Il passo avanti è chiaro: aggiornare la legge Gelli-Bianco alla luce della pratica clinica e ridurre il contenzioso senza depotenziare le garanzie per i cittadini.
Una sanità di territorio che rinasce?
Questa riforma tocca, di fatto, i nodi più scoperti del SSN:
• carenza di medici
• fuga di infermieri e professioni sanitarie
• medicina difensiva e paura di sbagliare
• formazione universitaria rigida e poco attrattiva
• disorganizzazione dell’assistenza territoriale
Il DDL prova a dare una risposta politica e normativa, ma resta da capire:
✓ con quali fondi
✓ in quali tempi
✓ con quale governance
Senza risorse e atti attuativi efficaci, la riforma rischia di essere un titolo senza corpo.
Le ricadute per i professionisti sanitari
Se applicata correttamente, la riforma può portare:
percorsi di formazione più chiari e spendibili
maggior riconoscimento delle responsabilità professionali
tutele reali contro la delega impropria o l’abbandono organizzativo
nuovi spazi di carriera anche per infermieri, tecnici, riabilitatori e amministrativi
A livello culturale, il messaggio è forte: il SSN vive o muore in base alla qualità di chi ci lavora.
Il ruolo degli stakeholder: medici e sindacati pronti al confronto
La FIMMG ha già annunciato un monitoraggio attento dell’iter parlamentare, offrendo contributi per migliorare i testi.
Sarà essenziale anche il ruolo:
• delle professioni infermieristiche
• degli ordini professionali
• delle associazioni scientifiche
• dei sindacati del comparto
perché una delega così ampia deve essere scritta con chi conosce la realtà sul campo.
Conclusione
La riforma che entra oggi alla Camera è potenzialmente una delle più importanti degli ultimi anni.
Può ridare dignità alle professioni sanitarie, alleggerire la medicina difensiva e rendere più forte il sistema di cure primarie.
Ma la partita si gioca nei decreti attuativi, nelle risorse e nella capacità di ascoltare chi lavora ogni giorno negli ospedali e nei territori.
Il SSN non ha bisogno di slogan, ma di professionalità valorizzate, responsabilità equilibrate e percorsi formativi moderni.
Vedremo se questa delega sarà la svolta o l’ennesima occasione mancata.
