Con la sentenza n. 170/2025, la Corte Costituzionale introduce una novità destinata a incidere profondamente sulle dinamiche della responsabilità sanitaria. I giudici hanno infatti stabilito che il medico imputato in un processo penale per responsabilità professionale può citare come responsabile civile l’assicurazione della struttura sanitaria (pubblica o privata) presso cui opera.
Una decisione che elimina una disparità storica tra processo civile e processo penale, rafforzando le garanzie dei professionisti sanitari e riportando coerenza nell’applicazione della legge 24/2017 (legge “Gelli-Bianco”)
Cosa cambia rispetto al passato
Prima di questa pronuncia, il codice di procedura penale impediva al medico imputato di chiamare in causa l’assicuratore della struttura sanitaria, anche se la polizza era obbligatoria e finalizzata proprio a coprire la responsabilità verso terzi per le condotte di medici e personale.
Nel civile, invece, la chiamata in garanzia dell’assicurazione era possibile.
Questa asimmetria:
indeboliva la posizione dell’imputato, che si ritrovava solo nella fase penale;
esponeva il professionista al rischio economico, pur lavorando per una struttura che per legge deve essere assicurata;
incentivava la medicina difensiva, rendendo più rischioso il procedimento penale in caso di errore clinico.
La Corte ha giudicato questo meccanismo ingiustificato, violando il principio di uguaglianza e la stessa ratio della Gelli-Bianco.
Cosa stabilisce la Corte Costituzionale
La sentenza n. 170/2025 afferma che:
L’assicurazione della struttura sanitaria è citabile come responsabile civile anche nel processo penale, al pari di qualsiasi altra assicurazione obbligatoria.
La struttura sanitaria è tenuta ad avere una polizza che copra sia i danni derivanti da proprie carenze organizzative sia quelli legati alle condotte dei suoi professionisti.
Impedire la citazione dell’assicuratore costituisce una disparità irragionevole rispetto al processo civile.
In sintesi: il medico non è più lasciato solo nella fase penale. Se la struttura è assicurata (come previsto dall’art. 10 della legge 24/2017), l’assicurazione deve poter partecipare al processo come responsabile civile.
Perché questa decisione è importante
La sentenza produce tre effetti principali:
Rafforzamento delle tutele dei professionisti sanitari
Il medico può far valere la copertura assicurativa già prevista dalla legge e non deve affrontare da solo il rischio economico.
Fine di una disparità tra civile e penale
Si introduce uniformità tra i due ambiti processuali, rendendo il sistema coerente con lo spirito della Gelli-Bianco.
Contrasto alla medicina difensiva
Sapere che l’assicurazione della struttura può essere coinvolta nel processo penale riduce la pressione sul singolo medico e l’incentivo ad adottare comportamenti eccessivamente prudenziali e costosi.
Implicazioni future per la sanità e le professioni
La proposta della Corte ha un impatto che va oltre la categoria medica.
Per analogia, apre un dibattito sulla necessità di rafforzare le tutele anche per infermieri, ostetriche e altri professionisti sanitari, soprattutto nei casi in cui la struttura risponde per fatto altrui e dispone di polizze obbligatorie.
La direzione è chiara: la responsabilità sanitaria si sposta sempre più verso le strutture, come previsto dal legislatore, con un maggiore ruolo delle assicurazioni e una diminuzione del peso individuale sul professionista.
Conclusioni
La sentenza n. 170/2025 rappresenta un passaggio decisivo nel sistema della responsabilità sanitaria.
Rende più equo il rapporto tra professionista, struttura e assicuratore, armonizza il processo civile con quello penale e restituisce ai medici maggiori garanzie, riducendo la pressione che alimenta la medicina difensiva.
Un passo avanti in linea con lo spirito della legge 24/2017: tutela del paziente sì, ma senza sacrificare le garanzie di chi ogni giorno opera in prima linea nella sanità pubblica e privata.
