La notizia è di queste ore: nella discussione sulla manovra 2026 è stato bocciato l’emendamento presentato dalla senatrice Michaela Biancofiore, che prevedeva un ritorno alla responsabilità civile diretta dei medici in caso di danni ai pazienti.
Il Ministero della Salute ha espresso parere contrario, sostenendo che l’attuale impianto normativo è già equilibrato, richiamando la legge 24/2017 (Gelli-Bianco), che stabilisce in maniera chiara il ruolo dell’azienda sanitaria nella responsabilità civile per attività svolte all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.
La proposta avrebbe ribaltato un sistema che negli ultimi anni aveva trovato un equilibrio: la responsabilità civile in capo all’ente, e quella penale o da colpa grave a carico del professionista. Per i sindacati medici si trattava di un passo indietro, che avrebbe aumentato il rischio di “medicina difensiva” e scaricato il peso dei risarcimenti direttamente sui professionisti.
Il tema, però, non riguarda soltanto i medici.
Coinvolge tutta la filiera sanitaria: infermieri, OSS e professionisti dell’area socio-sanitaria. Ed è qui che la discussione si apre a un problema molto più ampio: la qualità della formazione, le responsabilità operative e il livello di tutela degli operatori.
