In questi giorni la campagna elettorale per il rinnovo dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche della provincia di Catania sta assumendo, almeno in parte, i toni che più dovrebbero essere evitati: accuse personali, recriminazioni sul passato e post dal sapore di polemica reciproca
Eppure, basterebbe fermarsi un attimo a riflettere per capire che una campagna elettorale fondata su questo approccio non parla di futuro, non parla di programmi, non parla di contenuti. Racconta invece un vuoto: il vuoto di idee e di proposte per la professione infermieristica.
Gli infermieri non chiedono polemiche: chiedono risposte.
Come si intende affrontare il problema del demansionamento, piaga che mina dignità e sicurezza delle cure?
Quali strumenti concreti proporranno i candidati per tutelare i colleghi sottoposti a carichi di lavoro insostenibili?
In che modo l’Ordine intende valorizzare la formazione continua e sostenere il riconoscimento dell’autonomia professionale sancita dalle leggi (L. 42/1999, L. 251/2000, DM 739/1994)?
È qui che emerge una contraddizione: troppo spesso si parla di ricorsi in tribunale come “trofeo” di lotte sindacali o associative. Ma il ricorso non è la soluzione al demansionamento: è il punto d’arrivo di una trascuratezza istituzionale. Intervenire solo quando il danno è fatto significa lasciare gli infermieri soli fino all’ultimo, per poi rivendicare meriti sulla carta bollata.
La vera politica sanitaria, quella che un Ordine dovrebbe sostenere, deve avere una visione diversa:
prevenire il demansionamento con linee guida chiare e strumenti di tutela nei reparti;
pretendere l’applicazione delle normative esistenti;
schierarsi con forza a livello regionale e nazionale contro modelli organizzativi che calpestano il ruolo dell’infermiere.La Cassazione, con sentenza n. 23431/2025, ha ribadito che l’infermiere non è esecutore ma professionista autonomo, con responsabilità proprie e insostituibili. Questo passaggio storico dovrebbe essere al centro del dibattito elettorale. E invece si parla di PEC, file saltate e presunti favoritismi.
Il 26-27-28 ottobre non si vota per stabilire chi “ha più torti o più ragioni”: si vota per restituire agli infermieri un Ordine capace di ascoltare, rappresentare e soprattutto prevenire le derive organizzative che generano demansionamento.
Perché i ricorsi sono solo la parte finale di una vicenda amara. La vera forza sta nella capacità di impedirne la nascita.
Una campagna elettorale fatta solo di accuse dice molto dell’assenza di contenuti e di una visione politica per la professione.
Il programma: contenuti al centro di Radici e futuro
Proprio per evitare che il dibattito resti sterile, la lista Radici e Futuro ha scelto di mettere sul tavolo un programma articolato, che tocchi i punti cruciali per la crescita della professione:
Formazione e crescita professionale – corsi ECM gratuiti, rafforzamento della ricerca, biblioteca digitale.
Valorizzazione della professione – eventi pubblici, festival annuale dell’Infermieristica, campagne mediatiche.
Supporto agli iscritti – sportelli di orientamento legale e fiscale, gruppi di ascolto per burnout, sostegno ai neolaureati.
Infermieri nella sanità privata – sportello dedicato, tavoli con Regione e cliniche, vigilanza sul rispetto del codice deontologico.
Libera professione – visibilità e contatti con aziende, opportunità per i professionisti indipendenti.
Infermieri per la comunità – progetti di prevenzione e salute sul territorio, programmi nelle scuole
Community – presenza digitale, newsletter, dirette periodiche con l’Ordine.
Rete e opportunità – gruppi di lavoro trasversali tra pubblico, privato, RSA e libero professionisti.
Scuole – laboratori, testimonianze e iniziative per contrastare il calo di iscrizioni a Infermieristica.
Formazione, cultura, deontologia, immagine pubblica, prevenzione, coesione e comunicazione: questo è il cuore del programma.
Il voto di ottobre deve essere l’occasione per riportare la professione al centro, con idee concrete e una visione chiara.
Redazione

