La Regione Siciliana ha messo sul tavolo 39 milioni di euro per reclutare almeno 560 infermieri da impiegare nelle case e negli ospedali di comunità, strutture territoriali fondamentali che inaugureranno la primavera del 2026 tra piccoli poliambulatori e servizi urgenti di primo intervento. L’obiettivo? Diradare la pressione sugli ospedali principali e migliorare l’assistenza locale.
Questa spinta al reclutamento deriva da una situazione preoccupante: mentre nella pianta organica provinciale erano previsti 767 infermieri di famiglia e comunità, al 31 marzo 2025 ne risultavano attivi soltanto 207, evidenziando un gap di circa 560 professionisti da inserire subito.
Formazione e nuovi bandi
Il CEFPAS—centro regionale di formazione—ha già attivato corsi per creare la figura dell’“infermiere di famiglia e comunità”. Il primo ciclo formativo è partito a giugno, e si prevede che entro dicembre 2025 saranno formati all’incirca 600 infermieri con questa qualifica specifica.
Simultaneamente, l’assessorato alla Salute ha inviato una direttiva urgente alle ASP per accelerare l’avvio dei bandi di selezione necessari a colmare i posti vacanti.
Contesto e impatto politico
Questa iniziativa rientra nel quadro della Missione 6 del PNRR, dedicata al potenziamento dell’assistenza territoriale. La figura dell’infermiere di comunità assumerà un ruolo decisivo nei team sanitari locali, intervenendo per garantire continuità assistenziale anche per la gestione dei pazienti cronici.
Il deputato regionale Riccardo Gennuso (FI) ha sottolineato come questa figura “consenta di garantire un’assistenza sanitaria più vicina alle esigenze reali dei cittadini, riducendo i ricoveri inutili e rendendo la sanità siciliana più efficiente”.
