Il Consiglio dei Ministri di lunedì 3 agosto 2025 ha approvato un disegno di legge delega che punta a rendere strutturale lo “scudo penale” per medici e infermieri. Un tema delicato che merita attenzione e chiarezza.
Cos’è lo scudo penale?
Nato nel 2021 durante l’emergenza Covid-19, lo scudo prevede che il personale sanitario non sia punibile per lesioni o omicidio colposo se non in caso di colpa grave, tenendo conto di carenze di risorse, sovraccarico e contesto operativo.
Con le proroghe del DL Milleproroghe, è stato esteso fino al 31 dicembre 2025, anche in assenza di emergenza, purché vi siano gravi carenze di personale.
Vale anche per gli infermieri?
Sì. Le norme attuali includono gli infermieri, in quanto personale sanitario sottoposto a elevato rischio assistenziale e decisionale, specie nei contesti ospedalieri con sotto-organico cronico.
Novità dal CdM: scudo strutturale
Il Governo propone ora di rendere permanente lo scudo penale, svincolandolo dallo stato di emergenza.
Questo implicherebbe che medici e infermieri sarebbero penalmente responsabili solo per colpa grave, anche in condizioni ordinarie, ma in contesti critici.
Rischi e criticità
Rischio deresponsabilizzazione: lo scudo non può diventare un alibi per coprire errori sistemici.
Protezione utile, ma non assoluta: la colpa grave resta punibile (imprudenza, negligenza, imperizia evidente).
Carenza di personale non deve essere “normalizzata” dietro uno scudo giuridico.
Cosa dice la legge
Il D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza) e il D.Lgs. 66/2003 tutelano i lavoratori anche rispetto al sovraccarico e all’organizzazione dei turni. Lo scudo penale deve completare queste tutele, non sostituirle.
Conclusioni
Lo scudo penale è uno strumento utile, ma solo se inserito in un quadro di reale responsabilizzazione del sistema sanitario.
Infermieri e medici non devono essere criminalizzati, ma neppure lasciati soli con il peso della disorganizzazione strutturale.
Non possiamo accettare che lo scudo penale diventi un modo per giustificare il lavoro in condizioni estreme. La tutela deve andare di pari passo con l’investimento nel capitale umano sanitario.
