Mentre la politica continua a finanziare con milioni di euro i cosiddetti “medici a gettone” per tamponare l’emergenza nei Pronto Soccorso, gli infermieri continuano a lavorare in condizioni estreme, sotto organico,senza personale di supporto, sottopagati e spesso dimenticati.
Parlare oggi di emergenza nei Pronto Soccorso non è più sufficiente. È necessario parlare di crisi strutturale e sistemica. Una crisi che investe tutto il personale sanitario, ma che sembra trovare risposte solo per alcuni, mentre per altri — in particolare per gli infermieri e personale di assistenza di base— le risposte sono sempre le stesse: non ci sono soldi, non ci sono risorse, non è il momento.
9 milioni ai medici: una scelta politica, non emergenziale
Nel Lazio, il recente stanziamento di 9 milioni di euro per incentivare la presenza dei medici nei Pronto Soccorso è stato salutato come una misura necessaria e urgente. Nessuno lo mette in discussione. Nessuno nega l’importanza della presenza medica negli scenari d’urgenza. Ma ci chiediamo con forza:
Dov’erano — e dove sono — gli stessi milioni per gli infermieri che garantiscono l’assistenza 24 ore su 24, 365 giorni l’anno?
Medici a gettone: risposta emergenziale o modello malato?
Il ricorso sistematico ai medici a gettone attraverso cooperative private è diventato un meccanismo endemico. Si preferisce pagare 100 euro l’ora per turni volanti, piuttosto che rimettere mano al sistema sanitario pubblico con assunzioni strutturate.
Non è colpa dei medici: molti di loro fuggono da contratti indecorosi e da condizioni ingestibili. Ma è inaccettabile che si crei un doppio binario in cui l’unica risposta dell’amministrazione sia comprare prestazioni a caro prezzo, mentre gli infermieri restano invisibili.
Infermieri spremuti e invisibili: la colonna portante ignorata
Gli infermieri nei Pronto Soccorso sono stremati, spesso obbligati a coprire più ruoli, in carenza cronica di personale, con turni doppi, ferie negate, formazione continua assente. Sono loro a intercettare il paziente in ingresso, a gestirlo, monitorarlo, trattarlo e accompagnarlo in ogni fase anche nelle criticità più complesse ,spesso anche senza il personale di supporto necessario.
Eppure, nessun incentivo, nessun fondo straordinario, nessun riconoscimento. Solo la solita retorica: “faremo concorsi”, “manca il personale”, “non ci sono risorse”. Parole che suonano come beffa.
Basta con il mantra “non ci sono soldi”
I soldi ci sono, e le scelte degli ultimi anni lo dimostrano. Si trovano per acquistare prestazioni mediche al di fuori del sistema pubblico, si trovano per le cooperative, si trovano per tamponare le emergenze.
Non si trovano, invece, per investire nella professione infermieristica, valorizzare il lavoro svolto ogni giorno, e garantire organici adeguati.
È una precisa scelta politica, non una fatalità.
La proposta della redazione NurseNews eu: investire ora negli infermieri
Non chiediamo privilegi. Chiediamo equità, giustizia e rispetto.
Assunzioni straordinarie per colmare i vuoti negli organici
Incentivi economici per chi lavora nei reparti critici, Pronto Soccorso in primis
Riconoscimento formale del ruolo infermieristico nelle emergenze-urgenze
Meccanismi flessibili (come i gettoni) anche per gli infermieri, in caso di carenze strutturali
Risorse vere, non parole
In conclusione
Il personale infermieristico non è più disposto a tacere, sopportare e sacrificarsi nel nome di un sistema che non lo valorizza.
Il tempo delle promesse è finito.
Ora serve un piano nazionale concreto, con risorse economiche e scelte politiche chiare.
Perché se oggi la sanità pubblica regge ancora, è grazie agli infermieri. Nonostante tutto.
