Negli ultimi giorni la Sicilia è al centro dell’attenzione per il virus West Nile, rilevato per la prima volta su un cavallo nella provincia di Catania, in seguito a un controllo veterinario attento e continuo . Anche se non ci sono ancora casi umani accertati sull’Isola oggi, l’allerta è alta: il professor Antonio Cascio, direttore delle Malattie Infettive del Policlinico di Palermo, spiega in modo chiaro i rischi, i sintomi e come proteggerci .
Situazione nazionale: i numeri aggiornati
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità al 30 luglio, in Italia sono stati confermati 89 casi umani di infezione da West Nile, con 8 decessi registrati in Piemonte, Lazio e Campania. Di questi, 40 sono forme neuro-invasive e la letalità è pari al circa 20% su tali casi . La curva epidemica mostra una crescita significativa a partire da metà luglio, con picco previsto tra la seconda e terza settimana di agosto .
Cosa dice l’infettivologo Cascio
Al momento non vi sono segni di circolazione umana in Sicilia, ma è richiesto il massimo livello di attenzione, specialmente in zone umide e stagni, dove è più probabile la presenza di uccelli migratori e zanzare vettori .
La maggior parte delle infezioni (circa l’80 %) è asintomatica. Solo il 20 % sviluppa sintomi lievi come febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati o eruzioni cutanee, spesso confusi con un’influenza .
Solo meno del 1 % dei casi presenta forme gravi, con coinvolgimento neurologico, tra cui febbre alta, confusione, convulsioni, tremori, paralisi e coma, soprattutto negli anziani o persone fragili .
Prevenzione e interventi: cosa fare adesso
1. Sorveglianza attiva
L’Azienda Sanitaria Provinciale ha già attivato il monitoraggio entomologico e veterinario. Serve continuare con campionamenti di zanzare e test su animali in coordinamento con istituti zooprofilattici .
2. Comunicazione ai cittadini
Diffondi ai cittadini il messaggio: evitare acque stagnanti, usare repellenti, vestirsi in modo protettivo al tramonto e all’alba, orari in cui le zanzare sono più attive .
3. Educazione dei lavoratori sanitari
Formare il personale infermieristico su segni e sintomi sospetti, soprattutto per pazienti fragili, e su quanto importante sia una raccolta anamnestica che includa esposizione a punture di zanzara in zone a rischio .
4. Tutela dei soggetti fragili
Dare priorità alla protezione di anziani, immunodepressi, e malati cronici: ambienti chiusi con zanzariere, aria condizionata, trattamenti repellenti indoor. Sono categorie più a rischio nei rari casi neuro-invasivi .
5. Sinergia “One Health”
Incoraggiare una governance integrata tra veterinari, entomologi e sanitari per scambi informativi tempestivi. Il principio “One Health”, già efficace in altri contesti italiani, può facilitare l’identificazione di casi umani collegati a focolai su animali .
Conclusione: il ruolo degli infermieri e del sindacato
In qualità di infermiere e referente sindacale, puoi:
Informare attivamente colleghi e popolazione sui protocolli da seguire.
Richiedere risorse per dotazioni anti-zanzare negli ospedali e nelle strutture residenziali.
Collaborare con le ASP per coordinare campagne di sensibilizzazione nei territori a rischio, come le zone umide e agricole.
Riepilogo in breve:
Aspetto Dettaglio
Situazione attuale Primo caso su un cavallo a Catania, in Italia 89 casi umani, 8 decessi
Sintomi lievi Circa 20 %: febbre, mal di testa, nausea, rash
Sintomi gravi <1 %: coinvolgimento neurologico, convulsioni, paralisi
Misure preventive Repellenti, evitare ristagni, abbigliamento adeguato
Attori coinvolti Infermieri, sindacati, ASP, veterinari, entomologi
Redazione NurseNews.eu
