Il 14 luglio 2025 resterà impresso nella memoria di Roma come il giorno in cui la prontezza, la professionalità e il coraggio di un infermiere hanno fatto la differenza tra la vita e la morte. Il protagonista di questa vicenda è Danilo Lizzi, infermiere del servizio di emergenza sanitaria ARES 118, che ha agito con lucidità e senso del dovere in un contesto ad altissimo rischio.
Tutto è iniziato con una chiamata al 118 per una bambina che aveva perso conoscenza in un hotel in zona Aurelia. Un intervento che, all’apparenza, poteva sembrare di routine. Ma l’intuito clinico e l’equipaggiamento in dotazione a Lizzi – in particolare un rilevatore di monossido di carbonio – hanno rapidamente cambiato il corso degli eventi.
In pochi istanti, la diagnosi si è trasformata in una consapevolezza allarmante: era in corso una fuga di monossido di carbonio. In quell’ambiente saturo di un gas letale e inodore, Lizzi ha compreso che il tempo era un nemico feroce. Senza attendere rinforzi, insieme al collega Marco Trinca, ha attivato il protocollo di maxiemergenza, ha allertato i Vigili del Fuoco e ha iniziato l’evacuazione dell’intero stabile.
Circa cento persone sono state tratte in salvo, molte delle quali ignare del pericolo che stavano correndo nel sonno. Otto cittadini sono stati trasportati in ospedale in codice giallo, ma nessuno ha riportato conseguenze gravi. La prontezza dell’intervento ha evitato una tragedia di proporzioni drammatiche.
Nel compiere questo gesto eroico, Danilo Lizzi ha respirato monossido per oltre mezz’ora, riportando un’intossicazione personale. Eppure, nonostante il rischio corso, ha dichiarato con umiltà:
“Non sono un eroe. Ogni collega avrebbe agito allo stesso modo. Questo è il nostro lavoro, questa è la nostra missione.”
Determinante è stata anche la visione lungimirante della dottoressa De Vito, dirigente che ha voluto dotare gli equipaggi di strumenti per la rilevazione del monossido di carbonio. Una scelta che ha salvato vite e dimostrato, ancora una volta, come la sicurezza operativa sia strettamente connessa alla cultura organizzativa.
Danilo Lizzi, originario di Siderno (RC) e ancora in aspettativa dall’Ospedale di Locri, ha maturato la sua formazione professionale in contesti eterogenei, dalla Valtellina a Verona, da Latina al Covid Hospital di Trecenta. Oggi, al fianco dell’ARES 118, rappresenta un esempio concreto e tangibile della figura infermieristica moderna: formata, capace di agire, parte attiva e decisiva nelle emergenze.Conclusione
La storia di Danilo Lizzi non è solo cronaca, ma testimonianza viva di cosa significhi essere infermiere nel 2025. Un professionista che unisce scienza, intuito, responsabilità e coraggio.
Un simbolo silenzioso ma potente del valore della sanità pubblica e della centralità dell’assistenza infermieristica nei sistemi di emergenza.
Redazione NurseNews.eu
