Negli anni ’80, il nostro sistema sanitario compì una scelta consapevole: superare la frammentazione assistenziale, abolendo la figura dell’infermiere generico. L’obiettivo era chiaro: costruire una professione unica, competente, responsabile, in grado di affrontare con autonomia le sfide della salute pubblica.
Oggi, a distanza di quarant’anni, torna in discussione quella visione, con la proposta di introdurre nuove figure “di supporto all’infermiere”. Un’idea presentata come risposta alla carenza di personale, ma che solleva interrogativi profondi e legittimi.
❓ Una soluzione o una rinuncia?
In un contesto già fragile, reintrodurre figure con formazione limitata rischia di generare confusione operativa, deresponsabilizzazione, e soprattutto un ritorno a logiche mansionalistiche che la storia aveva già superato.
L’assistenza moderna ha bisogno di professionisti preparati, capaci di decisioni complesse, non di stratificazioni di ruoli opachi e mal definiti.
🦠 E intanto, ICA e antibiotico-resistenza restano sullo sfondo
Mentre si discute di “alleggerire l’infermiere”, si parla ancora troppo poco di ciò che davvero grava sul sistema:
- l’aumento delle infezioni correlate all’assistenza (ICA),
- la diffusione crescente dell’antibiotico-resistenza,
- la carenza di formazione e aggiornamento continuo.
Temi strutturali, non emergenziali. Temi che richiederebbero investimenti seri nella figura infermieristica, non scorciatoie organizzative o deleghe operative potenzialmente “cieche”.
⚖️ Il punto non è dire “no”, ma dire “come”
Chi lavora nei reparti conosce la pressione. Nessuno mette in discussione l’utilità del lavoro d’equipe, del supporto operativo, della collaborazione interdisciplinare.
Ma quando si introducono nuove figure, serve chiarezza:
- Quali competenze?
- Quale percorso formativo?
- Quali limiti operativi e giuridici?
- Chi supervisiona e con quale responsabilità?
Senza queste risposte, si rischia di minare la sicurezza del paziente e il senso stesso della professione infermieristica.
📣 Non è nostalgia, è memoria professionale
Abbiamo superato un modello vecchio per costruire una professione scientifica, universitaria, autonoma.
Oggi più che mai serve rilanciare quella visione, non diluirla.
Chi ha memoria sa riconoscere le contraddizioni. E chi ha a cuore la salute pubblica ha il dovere di parlarne, anche quando è scomodo.
NurseNews.eu
