Primi indizi sulla presenza di astrogliosi nei pazienti Covid-19, ma sull’associazione tra i due eventi occorrono altre ricerche.

Uno studio tedesco realizzato in collaborazione tra i diversi dipartimenti della Clinica Universitaria di Amburgo-Eppendorf e della Facoltà di Medicina dell’Università di Friburgo, pubblicato su The Lancet Neurology, si è posto l’obiettivo di indagare le caratteristiche neuropatologiche del COVID-19, inclusa la risposta gliale, i cambiamenti infiammatori, la presenza e la distribuzione del virus nell’encefalo in soggetti deceduti a causa di COVID-19.

L’indagine ha incluso 43 soggetti, di età media di 76 anni, distribuito per il 37% donne e per il 63% uomini. Il gruppo reclutato è stato sottoposto ad autopsia cerebrale tra il 13 marzo e il 24 aprile 2020. È lo studio che a oggi ha incluso il maggiore numero di soggetti deceduti a causa dell’infezione da SARS-CoV-2 a cui è stata eseguita un’autopsia cerebrale.

Il 93% dei pazienti presentava già delle patologie croniche, soprattutto a livello cardiorespiratorio, e il 30% presentava già delle patologie pregresse di tipo neurodegenerativo. Il decesso, nel 74% dei soggetti, è avvenuto in ospedale, nel restante 26%, è avvenuto nelle abitazioni domestiche o in centri di cura. È importante evidenziare che solo il 28% dei soggetti deceduti in ospedale è stato ricoverato in terapia intensiva.

Il 53% dei soggetti ha riportato segni di edema cerebrale. Alterazioni a carico delle strutture arteriose basali è stato lieve nel 28% dei casi, moderato nel 51% e grave nel 21% dei casi. Soltanto il 30% ha evidenziato delle anomalie cerebrali a livello macroscopico.

Il virus SARS-CoV-2, rilevato mediante qRT-PCR (Real-Time Quantitative Reverse Transcription PCR), era presente nel 39% dei soggetti nel tessuto del lobo frontale, mentre nel 50% dei soggetti nel midollo allungato, anche se in quest’ultimo caso è stato possibile rilevarlo soltanto in otto soggetti.

Astrogliosi in tutti i pazienti Covid, ma…
L’astrogliosi, vale a dire il processo di reazione degli astrociti che porta alla formazione di una cicatrice nel sistema nervoso centrale, era presente in tutti i soggetti, ma in misura altamente variabile. Tuttavia, dal momento che il processo di astrogliosi è possibile che si verifichi in diverse condizioni cliniche preesistenti, non è possibile trarre un nesso causale tra la loro presenza e l’infezione da SARS-CoV-2.

Quindi, i risultati hanno dimostrato che, nonostante sia possibile rilevare la presenza del virus SARS-CoV-2 nel sistema nervoso centrale e che il cervello mostri dei cambiamenti neuropatologici, in particolar modo nel tronco-encefalo, la presenza del virus da COVID-19 non è esclusivamente associabile alla gravità dei cambiamenti neuropatologici innescatisi nel sistema nervoso centrale dei soggetti arruolati.

I ricercatori tedeschi concludono, in definitiva, che sono necessari ulteriori studi, con un gruppo di controllo che per diverse ragioni non è stato possibile reclutare durante una pandemia globale in corso, per descrivere come il virus SARS-CoV-2 riesca a penetrare nel sistema nervoso centrale e come esso riesca a scatenare una risposta immunitaria nel tessuto cerebrale stesso.

È interessante evidenziare il contesto in cui questo studio va a collocarsi. Le ricerche condotte in questi mesi di pandemia hanno dato un quadro davvero eterogeneo circa le conseguenze, da un punto di vista strettamente neuropatologico, dovute all’infezione da COVID-19: alcuni non hanno evidenziato alcun segno di infiammazione nei tessuti del sistema nervoso centrale, altri, invece, hanno messo in evidenza stati di infiammazione del tessuto cerebrale, con addirittura aree di necrosi e perdita della sostanza bianca.

Bisogna sottolineare però che tutti gli studi condotti sinora hanno presentato due importanti limitazioni: in primo luogo il numero dei soggetti da cui sono stati prelevati i campioni di tessuto cerebrale è ridotto; in secondo luogo molti di questi soggetti sono morti nelle strutture ospedaliere durante il ricovero in terapia intensiva; quest’ultima azione terapeutica potrebbe essa stessa determinare delle alterazioni a carico del sistema nervoso centrale, indipendentemente dall’infezione da COVID-19.

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Fonte
Matschke J, Lütgehetmann M, Hagel C, et al. Neuropathology of patients with COVID-19 in Germany: a post-mortem case series. Lancet Neurol. 2020;19(11):919-929. doi:10.1016/S1474-4422(20)30308-2

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alfio stiro
Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

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