Quando l’infermiere è responsabile per gli errori della terapia farmacologica?

Da sempre la somministrazione della terapia farmacologica è un ruolo deputato alla professione infermieristica. Il fondamento della competenza dell’infermiere  nello svolgimento di tale ruolo è: il Profilo Professionale (D.M.739/1994)  il quale all’art. 1, co.3, lett. a) prevede che “l’infermiere partecipa all’identificazione dei bisogni della persona” e alla lett. d) prevede che “l’infermiere garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche”,  ma anche nel Codice Deontologico (2009) nell’articolo 9 in cui si dice che “l’infermiere nell’agire professionale si impegna ad operare con prudenza al fine di non nuocere” nell’art. 13 per il quale “l’infermiere assume la responsabilità in base al proprio livello di competenza” e infine nell’art. 22 “ per il quale “l’infermiere conosce il progetto diagnostico-terapeutico per le influenze che questo ha sul percorso assistenziale e sulla relazione con l’assistito”. Al fine di evitare errori e di verificare la correttezza della procedura si può utilizzare la “Regola delle 7G”.

La Corte di Cassazione III sezione civile, sentenza 12 aprile 2016, n. 7106 interviene sulla responsabilità dell’equipe, in particolar modo facendo rifermento alla responsabilità condivisa nell’attività di prescrizione-somministrazione di farmaci. Nello specifico della sentenza si tratta della prescrizione senza diluizione del cloruro di potassio, con conseguente somministrazione da parte dell’infermiere e morte del paziente. La sentenza si conclude affermando che l’infermiere non essendo un mero esecutore della prescrizione medica, ma dotato di professionalità e competenza  è corresponsabile della  morte del paziente. Quindi i n caso di prescrizione incompleta, errata o insufficiente è dovere dell’infermiere intervenire in modo interlocutorio e, se del caso, integrare la prescrizione medica.

Seguendo gli orientamenti giurisprudenziali  degli ultimi anni è possibile affermare che l’infermiere deve somministrare la terapia farmacologica con cognizione di causa essendo in una posizione di garanzia nei confronti del paziente. L’infermiere ne risponde penalmente in maniera esclusiva quando si effettua un errore nella preparazione o nella somministrazione del farmaco, pur essendoci una prescrizione corretta, mentre è responsabile in solido con il medico quando, nel caso di una prescrizione errata, non esprime le sue perplessità al medico, o nel caso in cui l’errore di interpretazione della prescrizione sia determinato da una colpevole condotta del medico.

È doveroso fare una precisazione sulle prescrizioni in forma verbale, che sono ammesse soltanto nelle situazioni di emergenza-urgenza, in cui il bene del paziente è anteposto alla legge (ex art 54 c.p. sullo stato di necessità). Ulteriore chiarimento è necessario anche per le prescrizioni telefoniche, che nonostante non ci siano leggi a regolarne l’uso, sono concettualmente erronee in quanto ne viene meno il momento della visita medica che deve precedere la prescrizione.

 

Di Martina Tabarrini

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