Decreto Rilancio, Nursing Up: «Per l’infermiere di famiglia/comunità serve un progetto nazionale. Infelice l’idea di delegarne l’attuazione “tout court” a modelli organizzativi regionali. Lo si riconosca anche a livello contrattuale».

«Nella società italiana, dove l’età media è in costante aumento, l’infermiere di famiglia rappresenta una figura insostituibile e di cruciale importanza, in quanto riveste un ruolo chiave nella sanità del futuro, soprattutto per quanto riguarda le cronicità e la qualità della vita della comunità tutta». Esordisce così Antonio De Palma Presidente del Nursing Up Sindacato Infermieri Italiani.

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«Da troppo tempo siamo oggetto di pericolose e inconcludenti strumentalizzazioni»
Infermieri 2Nasce tra le fila del sindacato Uil a Ravenna, per la precisione sotto l’ombrello della sigla di categoria Fpl, un coordinamento delle professioni infermieristiche nel contesto dell’Ausl. «Da troppo tempo – si legge in un comunicato inviato alla stampa – le professioni infermieristiche sono oggetto di pericolose e inconcludenti strumentalizzazioni da parte di chi, autoproclamandosi unico ed indiscusso paladino, non ha garantito nessuna risposta alle aspettative di migliaia di professionisti a servizio della persona e della collettività».

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Vestiti con i sacchi dell’immondizia usati nei reparti Covid, gli infermieri si sono sdraiati a terra per onorare le vittime di categoria: “Sono cicatrici che portiamo dentro e che nessuno risarcirà”

Gli eroi sono stati dimenticati. E’ questa la grande accusa che gli infermieri piemontesi del Nursid rivolgono alle istituzioni locali e nazionali. Vestiti con i sacchi neri dell’immondizia che sono stati costretti a utilizzare nei lunghi mesi di lotta al Covid, gli infermieri hanno omaggiato sdraiandosi per terra i 40 colleghi che hanno perso la vita dopo aver contratto il Coronavirus nei reparti.

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Una coltellata dietro l’altra! E la professione infermieristica è passata, in poco più di 2 mesi, da “professionisti eroi-indispensabili” a meri esecutori di mansioni igienico domestiche alberghiere, che possono essere svolte da una qualsiasi persona non necessariamente laureata in infermieristica [LEGGI].

Dopo circa 3 mesi di lotte contro il Covid-19 e riconoscimenti a voce, ecco cosa abbiamo ricevuto:

– nessun riconoscimento economico agguntivo;

– nessun bonus una tantum governativo;

– nessuna apertura per un contratto separato per le Professioni Sanitarie (Infermieri, Ostetriche, TSRM e altre Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e Prevenzione);

– nessun riconoscimento professionale all’interno della Aziende Sanitarie.

Anzi, se vogliamo guardare la realtà di tutti i giorni, si continuano a sfruttare le Professioni Sanitarie, soprattutto gli Infermieri, demansionandoli (“deprofessionalizzando” secondo la FNOPI) ovvero obbligati, più o meno con metodi coercitivi/psicologici (quella dell’infemiere è una missione divina), a svolgere mansioni inferiori spettanti alle figure di supporto e con orari massacranti in violazione del D.Lgs. 66/2003.

Per non dimenticare la cronica carenza di personale con l’ovvio aumento del rischio clinico, ma anche un rischio dal punto di vista penale, civile e amministrativo.

Adesso, come ciliegina sulla torta, è arrivato il Decreto Ministeriale n. 82/2020 del MIUR [LEGGI] con il quale si riducono le cattedre per il Corso di Laurea Infermieristica, da 5 a 3 e per quella a tempo indeterminato da 3 ad 1, con l’indignazione di tutto il mondo infermieristico, soprattutto dall’attuale docenza e dirigenza infermieristica.

Perché ci dovremmo meravigliare di questa decisione, se veniamo continuamente trattati come sguatteri tutto fare della sanità Italiana e dagli stessi dirigenti infermieristici?

Questo purtroppo avviene anche grazie alla complicità e ignoranza dell’ Università, che attraverso i Corsi di Laurea Infermieristica, i Docenti Infermieri insegnano agli infermieri come svolgere le mansioni prettamente alberghiere e di competenza delle figure di supporto (OSS). Si veda l’insegnamento su come fare un bagno al letto del paziente, come svuotare un pappagallo, o come tagliare la barba e fare uno shampoo.

Quindi se all’interno delle Aziende Sanitarie e Università, l’infermiere fino ad oggi viene visto come un SuperOSS, invece di un Professionista Laureato, spesso con competenze avanzate che per convenienza vengono riconosciute con una pacca sulla spalla, la colpa non può essere solo dei vertici della Dirigenza Aziendale, ma anche e soprattutto della Dirigenza Infermieristica e della complicità indiretta della FNOPI (molti consiglieri sono anche dirigenti delle Professioni sanitarie) che non hanno mai battuto i pugni per lo sdegno e per il giusto riconoscimento professionale.

Come ci si può oggi indignare se si riducono le cattedre? Come ci si può sorprendere se l’infermiere, grazie ai nostri docenti infermieri e dirigenti infermieristici, viene visto come un mero esecutore dell’assistenza diretta che neanche nel vecchio mansionario spettava all’infermiere professionale, ma all’infermiere generico (Leggi DPR 225/74 art. 6).

Se vogliamo finalmente far rispettare la nostra professionalità, anche a livello di insegnamento accademico, si deve partire dal basso, attraverso:

– un contratto separato delle Professioni Sanitarie;

– riconoscimento delle compentenze avanzate, sia dal punto di vista professionale, che economico;

– rispetto delle professionalità, vietando mansioni inferiori;

– rispetto della dotazione organica in relazione alle reali complessità assistenziali;

– maggiore autonomia infermieristica nel rispetto del proprio profilo professionale;

– intramoenia e abolizione del vincolo di esclusività.

Se non partiamo da questi fondamentali punti base, non avremo mai il giusto riconoscimento a livello sociale, normativo, economico ed universitario.

Fonte

Sindacato CoinaNews

M. C.

Il Presidente Antonio De Palma solleva la spinosa questione delle conseguenze psicologiche e fisiche post covid-19 della nostra categoria.

DE PALMA: «NELLA GIORNATA IN CUI RICORRE IL 50ESIMO ANNIVERSARIO DELLO STATUTO DEI LAVORATORI, CI VEDIAMO COSTRETTI A METTERE ALL’OPERA UN POOL DI AVVOCATI A SOSTEGNO DEGLI OPERATORI SANITARI E DEI LORO DIRITTI VIOLATI DURANTE L’EMERGENZA COVID-19»

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Il nuovo testo del Ddl Aggressioni approvato oggi alla Camera non rispecchia il mondo reale di chi tutti i giorni lavora nella Sanità di questo paese –dichiarano dal Direttivo Nazionale ULS-Unione Lavoratori Sanità-. Oltre alla non concessione dello status di pubblico ufficiale e alla non procedibilità d’ufficio, grazie all’ennesimo emendamento, si è rimosso l’obbligo per le aziende sanitarie, per le pubbliche amministrazioni e per le strutture e servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici, privati o del privato sociale, di costituirsi parte civile nei processi di aggressione nei confronti dei propri esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni.
Le misure del provvedimento rispecchiano tragicamente quanto la politica sia lontana dal mondo reale.

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Covid-19, un Milanese su 20 aveva anticorpi prima dell’epidemia

Il Coronavirus circolava a Milano già prima del giorno che venne scoperto il paziente 1 di codogno,il 21 febbraio.

Il 4,6% dei donatori di sangue aveva gia gli anticorpi del Coronavirus prima dell’inizio dall’epidemia.

Ai primi di aprile la percentuale è salita al 7,1%.

Questo emerge da uno studio condotto dal policlinico di Milano.

“Il distanziamento sociale -si legge- sarebbe stato d’aiuto soprattutto per proteggere i piu giovani”.

Amato Angelo

“Nonostante i proclami verso gli straordinari sforzi compiuti in questi mesi dalle donne e dagli uomini che ogni giorno lavorano nel Ssn, dal testo del c.d. “Decreto Rilancio” pubblicato in Gazzetta Ufficiale e’ stata eliminata proprio quella norma (art. 255 del testo entrato in Consiglio dei Ministri) che rappresenta la migliore e più opportuna forma di riconoscimento verso il servizio prestato dal personale precario che da anni, non solo in occasione dell’emergenza epidemiologica da Covid – 19, contribuisce a garantire il diritto alla salute dei cittadini.” Così Serena Sorrentino, Segretaria Generale della CGIL FP, Maurizio Petriccioli, Segretario Generale della CISL FP e Michelangelo Librandi, Segretario Generale della UIL- FPL.
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“Smentisco, categoricamente, quanto riportato da alcune fonti di informazione, le quali, in data odierna,
riportano che: i due, (Balzanelli e Pregliasco) hanno scoperto che l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha
redatto un rapporto sbagliato su come eseguire i tamponi, ma che circola ancora nel web”, spiega il presidente Sis 118, Mario Balzanelli.
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