inf roma
Metterà a disposizione 16 posti letto per pazienti psichiatrici in fase di subacuzie che richiedono interventi di tipo terapeutico-riabilitativo e trattamenti di tipo relazionale farmacologico e psicoterapeutico. All’interno saranno operativi 4 tecnici della riabilitazione, un medico, uno psicologo, 2 Os e 6 infermieri.

24 GIU – Al via a Roma una nuova struttura pubblica di assistenza neuropsichiatrica che sorgerà in via Catacombe di Generosa, località Colle del Sole. Erogherà servizi e prestazioni di carattere residenziale, terapeutico e riabilitativo per colmare una lacuna che nella capitale durava da oltre dieci anni.
La nuova realtà è parte integrante di un progetto che ha come obiettivo la vera presa in carico delle persone in condizione di disagio psichiatrico. Si tratta di una struttura con 16 posti letto per pazienti psichiatrici in fase di subacuzie che richiedono interventi di tipo terapeutico-riabilitativo e trattamenti di tipo relazionale farmacologico e psicoterapeutico. L’assistenza è garantita H24 da 4 tecnici della riabilitazione, un medico, uno psicologo, 2 Os e 6 infermieri. Verranno trattati preferibilmente giovani, orientativamente tra i 18 e i 35 anni, con possibilità di recupero e di reinserimento sociale.

Nel complesso si punta individuare il prima possibile le situazioni di disagio psichiatrico in modo tale da aumentare le possibilità di cura e reinserimento. Per questo saranno realizzati appositamente dei poli territoriali di neuropsichiatria infantile: uno per la città di Roma e uno per le provincie del Lazio “nord”, Viterbo e Rieti e uno per le province del Lazio “sud”, Frosinone e Latina. La Regione sta predisponendo anche percorsi assistenziali integrati anche per la presa in carico e la cura di minori e adulti che soffrono di patologie legate all’alimentazione, o al consumo di alcol o di stupefacenti.

“È una giornata molto importante perché dopo dieci anni di attesa per problemi burocratici apre una nuova struttura di assistenza neuropsichiatrica. Ragazzi e ragazze che hanno bisogno di aiuto, e che finora lo ricevevano solo grazie alla volontà di alcuni operatori”- lo ha detto il presidente, Nicola Zingaretti, cha ha aggiunto: sono contento che questa inaugurazione di nuovi luoghi belli della sanità si aprono nei giorni in cui stiamo uscendo dal Piano di rientro sanitario. Vogliamo uscire dal commissariamento ma non distruggendo la sanità ma rinnovandola

Fonte http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=29294


 

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DI Antonello Cassano: I tagli degli ultimi anni hanno portato alla chiusura di 20 ospedali. Dal Gargano al Salento, i direttori generali denunciano situazioni pesantissime negli organici. E l’arrivo dei turisti complica la situazione

Mancano soprattutto infermieri. Ne servirebbero diverse centinaia per superare l’estate. Gravi buchi anche fra gli anestesisti: come conferma anche Antonio Amendola, presidente dell’Aaroi Emac Puglia, l’associazione degli anestesisti e rianimatori, ne servirebbero 150 da distribuire in tutti gli ospedali della regione. Stesso discorso per i medici di pronto soccorso. Partendo da Nord, la mappa delle carenze segnala nell’Asl di Foggia un fabbisogno di una cinquantina di medici e di una decina di tecnici radiologi: «Gli infermieri invece ci sono – dice il commissario Vito Piazzolla – Il problema è che si trovano in ospedali che sono stati depotenziati. È necessario ridistribuirli per arginare il problema delle vacanze. Qui sul Gargano la presenza dei turisti fa quintuplicare la popolazione di molti paesi».

Nella Bat sono in sofferenza i pronto soccorso di Andria e Barletta. Servirebbero quattro o cinque medici in più, ma si punta a non chiudere reparti per l’estate. Carenze molto più pesanti a Bari. Nella più grande Asl della regione servirebbero dieci medici di pronto soccorso, 15 anestesisti e almeno 80 infermieri per affrontare i prossimi due mesi e già si pensa all’accorpamento di reparti «cercando di evitare la chiusura», commenta il direttore generale Vito Montanaro. «Avremmo necessità di recuperare almeno 30 infermieri per far fronte all’emergenza estiva», dice invece da Brindisi il direttore Pasqualone.

Per coprire le urgenze servirebbero anche cinque medici di pronto soccorso da distribuire fra il Perrino, Ostuni-Fasano e Francavilla Fontana: «Vogliamo evitare di ricorrere alle coop, ma stiamo mandando un centinaio di telegrammi al giorno per coprire le carenze di infermieri, e non otteniamo risultati. Cercheremo di pescare dalle graduatorie nazionali». Anche a Lecce in questi mesi la popolazione di alcuni paesi si quintuplica per via dell’afflusso di turisti «ma al momento non vogliamo ricorrere alle coop – chiarisce il dg Giovanni
Gorgoni – stiamo utilizzando prestazioni aggiuntive, straordinari e integrazioni di personale. Poi procederemo con gli accorpamenti». Qui il ricorso al tempo determinato viaggia già sui 6 milioni di euro oltre i limiti consentiti.

Pesanti le carenze nell’Asl di Taranto: «Tutti i reparti sono sotto organico – commenta il dg Stefano Rossi – Ci servono un centinaio di infermieri, 30 medici e un centinaio di operatori socio sanitari»

fonte Rai.it


 

corte cost Il blocco della contrattazione collettiva e degli stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione – stabilito nel 2010 dal governo Berlusconi e poi confermato anno dopo anno dai successivi governi per ragioni di bilancio – è incostituzionale, ha stabilito la Corte Costituzionale. Al contrario di quanto era stato deciso per il blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni – in nome della “tutela dei diritti acquisiti”, ma era stata una decisione molto contestata – la sentenza non ha però valore retroattivo ma solo a decorrenza dalla sua pubblicazione: significa che gli scatti e gli adeguamenti riprenderanno dall’anno prossimo ma il governo non dovrà versare gli arretrati degli ultimi cinque anni.

fonte IL Post.it


cood ipasviNuovo grido di allarme arriva dai professionisti del comparto sanità della Sicilia per denunciare “la gravissima situazione” degli organici. Ma dalla Regione solo risposte “parziali ed insoddisfacenti, essendosi unicamente limitate ad evitare la legalizzazione delle carenze di organico generalizzate”.

24 GIU – Continua la protesta del personale del comparto sanitario della Sicilia per denunciare la grave carenza di organico e i contenuti delle nuove “Linee di indirizzo regionali per la rideterminazione delle dotazioni organiche” del personale infermieristico e degli operatori di supporto (Oss)”. Ieri le problematiche sono state discusse in un incontro svolto a Siracusa, nel corso del quale gli ordini professionali e le OO. SS. del comparto hanno evidenziato “la gravissima situazione assistenziale nella quale versa strutturalmente, e, con l’addentrarsi del periodo estivo, verserà in maniera irrimediabilmente drastica il personale sanitario non medico, in organico, rispetto alla dovuta evasione di domanda di assistenza adeguata; urge segnalare come questa ulteriore segnalazione giunge al culmine dei tentativi di sollecitazione, alle Autorità competenti preposte ad intervenire in modi istituzionali, segnalando la forte carenza in termini di dotazioni organiche in tutti i nosocomi della Sicilia”.

Nello specifico, spiega una nota del Coordinamento Regionale Ipasvi diffusa a termine dell’incontro, “è stato approfondito, quanto già posto, con forza, alle istituzioni sanitarie competenti, ovverosia, il tema del concretissimo rischio di lacune assistenziali – già di per sé strutturali – connesse al sopraggiunto periodo estivo, esprimendo la necessità che gli stakeholders coinvolti convergessero al fine di individuare una risposta strutturale all’emergenza”.

La leva sulla quale i professionisti sanitari insistono consiste nella “necessità di dare piena e concreta attuazione all’art. 32 della Costituzione; alle intenzioni del legislatore comunitario (risoluzione del 19/05/2015: ‘Un’assistenza sanitaria più sicura in Europa”); al pronunciamento della XII commissione, Igiene e Sanità, del Senato della Repubblica del 17/06/2015 sulla sostenibilità del SSN con la Relazione conclusiva: “la sostenibilità del sistema sanitario passa anche attraverso la riqualificazione della dotazione della principale risorsa grazie alla quale il sistema può funzionare: il personale’; alla Mozione 1-00767 del 17/06/2015 approvata all’unanimità, alla Camera dei Deputati, inerente la mobilità dei dipendenti pubblici che da un decennio è ostacolata del blocco del turnover dapprima delle regioni in piano di rientro e dopo poco anche di quelle terre virtuose con sanità efficienti a causa dai tagli lineari decisi dal Governo centrale che hanno minato la garanzia di assicurare i livelli essenziali delle prestazioni in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale e costretto il personale sanitario a sopportare turni di servizio disumani”.

Per il Coordinamento Ipasvi, finora le risposte istituzionali, con riguardo al tema della determinazione delle dotazioni organiche, “sono state parziali ed insoddisfacenti, essendosi unicamente limitate ad evitare la legalizzazione delle carenze di organico generalizzate che fra l’altro permangono anche nel documento conclusivo evaso dall’assessorato, e trasmesso all’ARS, dove altresì si continua a disconoscere la dirigenza delle professioni sanitarie non mediche dell’area del comparto”.

Un quadro complessivo che “impedisce di fatto al personale sanitario del comparto: infermieri, ostetriche, tecnici di radiologia e di laboratorio, fisioterapisti ecc. di esplicare la propria professionalità, con conseguenze – e questo è ciò che più conta – potenzialmente letali per i cittadini-pazienti, dal momento che le carenze assistenziali assurgono a posizioni di primo conto con riguardo al rischio clinico”.

“L’obiettivo mirato da tutti i professionisti sanitari del Comparto Sanità – conclude la nota del Coordinamento regionale Ipasvi – persegue un unico intento quello di rendere concreti i diritti dei pazienti attraverso l’autotutela degli operatori; per tale motivo sono state individuate ulteriori strategie di sensibilizzazione e definite le politiche di intervento idonee ad affrontare la situazione, di grave e pericoloso incremento del rischio clinico e di difficile erogazione dei LEA, in modo particolare, in questo periodo di fruizione delle ferie estive e complessivamente in merito alla riorganizzazione strutturale, organizzativa gestionale, delle professionalità dell’area del comparto completamente ignorata dalle linee guida assessoriali”.

fonte

Quotidianosanita.it


bandiera ipasvi d’accordo con le Mozioni presentate dai Parlamentari Giulia Grillo (M5S), Anna Miotto (Pd), Raffaele Calbrò (Ap), Rocco Palese (Fi), Pierpaolo Vargiu (Sc), Marco Rondini (Ln) e Gian Luigi Gigli (Pi-Cd) e approvate in prima lettura dalla Camera, alcune riguardanti nello specifico lo Sblocco del Turnover anche nelle Regioni in Piano di Rientro.

Un rilevante problema invece sorge in merito alle mancate possibilità assunzionali a “Tempo Indeterminato” che si verrebbero a creare per i numerosi idonei e vincitori ancora collocati nelle Graduatorie in corso di validità (ai sensi della Legge 125/2013), a seguito dello sblocco della mobilità interregionale.

Molti Professionisti Sanitari (soprattutto Infermieri), dopo aver superato un Concorso Pubblico, sono rimasti a prestare il loro Servizio nella Regione in cui sono state espletate tali Procedure concorsuali. A causa del Blocco del Turnover, però, attraverso l’utilizzo da parte delle Aziende regionali, delle citate Graduatorie in vigore, tali Professionisti hanno potuto ricoprire soltanto incarichi a “Tempo Determinato”, per lunghi periodi, fornendo comunque, nonostante le varie problematicità, un’assistenza appropriata ai cittadini, nell’ambito di un Sistema Sanitario gravato da una prolungata carenza di Organico.

Pertanto riteniamo, come “Comitato Vincitori e Idonei Concorsi Sanità Regione Lazio”, che si debba tener conto delle esigenze dei suddetti Professionisti, con la convinzione che, dopo anni di sacrifici si abbia dunque finalmente il diritto al riconoscimento di un Posto di Lavoro stabile!

Comitato Vincitori e Idonei Concorsi Sanità Regione Lazio

fonte Quotidianosanita.it


cuoreNuovo eccezionale intervento ‘senza tagli’ in prima mondiale al Policlinico di Roma Tor Vergata, dopo il successo della primavera scorsa, quando una valvola biologica ha salvato un paziente ad alto rischio, grazie a un approccio mini-invasivo. “Questa volta la bio-valvola è stata impiantata senza circolazione extra-corporea e totalmente senza tagli, per via percutanea, attraverso la vena femorale destra. Una tecnica innovativa, che è un’evoluzione della precedente, ed è stata eseguita per la prima volta al mondo con successo giovedì scorso, su un paziente di 72 anni ad altissimo rischio, che non era in condizioni di affrontare un’operazione di tipo classico per la sostituzione della valvola mitralica”. Lo spiega all’Adnkronos Salute cardiologo Francesco Romeo direttore della Uoc di Cardiologia del Policlinico Tor Vergata.

“Ora il paziente, che era in situazione terminale, sta bene: è in terapia intensiva, sta recuperando, ma già respira meglio”. A operare, l’Heart Team composto dai cardiologi Romeo e Gian Paolo Ussia, dal cardiochirurgo – che questa volta assisteva con una funzione di supporto – Giovanni Ruvolo e dal cardioanestesista Pasquale De Vico, dai loro assistenti medici, dal personale infermieristico di emodinamica e di sala operatoria e dai tecnici perfusionisti dell’Uoc di Cardiologia e di Cardiologia interventistica del Policlinico Tor Vergata.

“Anche in questo caso, come a marzo – dice Romeo – il paziente non è stato giudicato trattabile dai chirurghi: aveva già subito l’impianto di bypass e soffriva di un grave deficit del fattore VII della coagulazione. Riaprire il torace sarebbe stato davvero molto rischioso. Ma la sua condizione era davvero compromessa. C’è voluto coraggio, perché dopo l’intervento di marzo – confida – pensavamo occorresse ancora del tempo per arrivare a questo passaggio. Invece il paziente aveva saputo dai media della tecnica che avevamo eseguito, e si è rivolto a noi proprio per questo motivo”.

I medici hanno studiato una soluzione ‘su misura’, e optato per un accesso per via percutanea. Protagonista, sempre la CardiAQ*, valvola biologica transcatetere progettata per la valvola mitrale. Gli specialisti di Tor Vergata hanno utilizzato un approccio totalmente percutaneo, senza tagli, attraverso la vena femorale destra, e l’inserimento a cuore battente della protesi biologica, “per la prima volta al mondo con questa modalità, davvero mini-invasiva”, conclude Romeo.

fonte
adkronos.it


nursing up foto
Contro le vessazioni della dignità e professionalità degli infermieri abbiamo vinto noi. La Regione Lazio, di fronte al ricorso presentato dal Nursing Up, fa marcia indietro. Da oggi gli infermieri non sono più compresi tra coloro i quali potranno essere chiamati a svolgere le funzioni degli OSS nelle case di cura accreditate della Regione

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dem1immediata la reazione della CGIL che informa Mauro di Fresco: la risposta.

” Dopo aver sostenuto che non spetta all’infermiere svolgere mansioni igienico-domestico-alberghiere, il Dott. Montanile Azienda Sanitaria Locale Brindisi , afferma che”: “Tutta la giurisprudenza in materia ha accolto da tempo il principio qui espresso, per cui anche l’igiene del paziente ed altre operazioni simili, pur essendo meramente manuali succedono immediatamente alle prestazioni principali legate all’assistenza infermieristica”.

” Non risulta vero che tutta la giurisprudenza abbia accolto la tesi espressa dal Dott. Montanile, tanto è vero che il Dott. Montanile non cita neppure una singola sentenza, mentre riferisce compiutamente specifiche sentenze quando dimostra tesi opposte. Infatti la copiosa giurisprudenza, tra l’altro univoca e costante, sostiene perfettamente l’opposto

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tatuaggiLo afferma una ricerca condotta dall’Università di Roma Tor Vergata su 2500 studenti liceali: solo il 5% è informato sulle malattie trasmesse
13:09 – Un quarto dei giovanissimi che si sono sottoposti a tatuaggi e piercing ha avuto problemi di infezioni. Lo afferma una ricerca condotta dall’Università di Roma Tor Vergata su 2.500 studenti liceali coinvolti con questionario anonimo: solo il 17% ha firmato un consenso, mentre appena il 5% è informato correttamente sulle malattie che possono essere trasmesse. I rischi sono molto gravi: dal virus dell’epatite B e C fino all’Aids.
Tatuaggi e piercing, infezioni per un giovanissimo su quattro

Rischi troppo alti – Recenti studi scientifici hanno rilevato come l’inoculazione nella cute di sostanze chimiche non controllate costituisca un rischio di reazioni indesiderate di tipo tossicologico o di sensibilizzazione allergica. Secondo la dottoressa Carla Di Stefano, autrice dell’indagine, circa l’80% dei ragazzi “ha affermato di essere a conoscenza dei rischi d’infezione”. Eppure il 27% del campione ha dichiarato di avere almeno un piercing e il 20% sfoggia almeno un tatuaggio.

Gli “aspiranti” – Dallo studio risulta che i dati sugli “aspiranti” viaggiano su numeri ancora più elevati: “il 20% degli intervistati ha dichiarato l’intenzione di farsi un piercing e il 32% di ornare la pelle con un tatuaggio”. “Il dato scientificamente più interessante – commenta la Di Stefano – sta nei tempi di sopravvivenza del virus rilevati negli aghi e nell’inchiostro, variabile da pochi giorni nell’ambiente a quasi un mese nell’anestetico: dato ancor più preoccupante se incrociato con la scelta degli adolescenti verso locali spesso economici e non a norma di legge”.

Occhio agli strumenti improvvisati – “Per quello che riguarda tatuaggi e piercing non ci sono casistiche da procedure effettuate in studi professionali ma il rischio aumenta quando tali procedure vengono eseguite talora da principianti, in strutture con scarse condizioni igieniche e sterilità degli strumenti o con strumenti improvvisati, come corde di chitarra, graffette o aghi da cucito, ma anche nelle carceri o in situazioni non regolate come l’ambiente domestico”, interviene il Professor Vincenzo Bruzzese, Presidente Nazionale del Congresso della SIGR di GastroReumatologia.


inf occhiContinua domattina l’udienza della Corte Costituzionale per esaminare il blocco dei contratti pubblici varato per decreto nel 2010 per il triennio 2011-2013 e la proroga 2014. Giudice relatore è Silvana Sciarra. Vincenzo Rago l’avvocato dello Stato ‘a difesa’ delle norme impugnate. La questione è stata sollevata dai Tribunali di Roma e di Ravenna dopo i ricorsi di vari sindacati del pubblico impiego: Confedir, Flp, Fialp, Gilda-Unams, Cse, Confsal-Unsa. Dodici i giudici presenti: assente Giuseppe Frigo, c’è invece Paolo Maria Napolitano.

Sindacati del pubblico impiego fiduciosi nella Consulta
Le norme sul blocco dei contratti pubblici «hanno congelato gli stipendi dal 2010 e la contrattazione per quasi 6 anni: è stato un intervento non proporzionale allo scopo». Lo ha detto in udienza in Consulta l’avvocato Stefano Viti, uno dei legali di Flp e Fialp che hanno fatto ricorso, toccando un punto esaminato anche dagli altri legali delle parti. Viti ha citato dati Istat, ma anche quelli di Mef e Corte dei Conti, acclusi agli atti: dati che «dimostrano questa dinamica che tocca 10 milioni di italiani». «Udienza conclusa. Attendiamo fiduciosi la Camera di Consiglio. Serve un atto di giustizia», ha detto Marco Carlomagno, segretario generale Flp, il sindacato che con il suo ricorso ha innescato il giudizio di costituzionalità. Un atto «che permetta la ripresa della contrattazione, la difesa del potere d’acquisto falcidiato dal blocco, il riconoscimento della dignità del lavoro pubblico. Siamo fiduciosi che la Corte, nel solco delle decisioni di questi anni, faccia giustizia», ha detto il sindacalista.

Avvocato di Stato, blocco legittimo: evitati licenziamenti
«La misura scelta dal legislatore è stata adottata in luogo di altre e ben più gravi misure, quali la risoluzione del rapporto di lavoro», ha detto l’avvocato dello Stato, Vincenzo Rago, durante l’udienza pubblica alla Consulta, sostenendo la legittimità delle norme che prevedono il blocco dei contratti e degli stipendi nella Pubblica amministrazione. L’avvocato Rago non ha citato direttamente la stima dei 35 miliardi di euro, contenuta in una memoria inviata dall’Avvocatura alla Corte nelle scorse settimane, come `costo´ di un eventuale sblocco dei contratti, ma ha rilevato che «i numeri dell’impatto economico che ci sono stati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato segnalano l’assoluta gravità della situazione». Per questo, l’avvocato dello Stato, dicendosi «assolutamente convinto» della legittimità delle norme impugnate davanti alla Consulta, ha chiesto alla Corte, in via «assolutamente subordinata», nel caso vi fosse un accoglimento della questione, di fare «riferimento all’articolo 81 della Costituzione sul principio di equilibrio di bilancio», per «valutare sotto il profilo della ragionevolezza le scelte legislative» e di «chiarire anche i tempi di applicazione della pronuncia di incostituzionalità».

fonte

il sole 24 ore


Alfio Stiro

Post N4.0

Secondo questo ragionamento, la dignità del paziente, che io considero sacrosanta, vale di più di qu [continua]

      In italia sono circa 114 mila le persone con sclerosi multipla, una delle malattie più gravi d [continua]

Sono un infermiere e lavoro come libero professionista, attraverso uno studio, in una casa di riposo [continua]