formazione

 

 

 

 

 

 

Il nuovo contratto del comparto sanità prevede una classificazione del personale in cinque aree, che corrispondono a cinque differenti livelli di conoscenze, abilità e competenze professionali:

(1) Area del personale di supporto

(2) Area degli operatori

(3) Area degli assistenti

(4) Area dei professionisti della salute e dei funzionari

(5) Area del personale di elevata qualificazione

le declaratorie delle varie aree  descrivono l’insieme dei requisiti indispensabili per l’inquadramento in ciascuna di esse (Allegato A del nuovo contratto)

1. AREA DEL PERSONALE DI SUPPORTO

Appartengono a questa Area i lavoratori che ricoprono posizioni di lavoro che richiedono conoscenze che consentono di eseguire interventi manuali e/o tecnici nonché attività amministrative semplici con l’ausilio di idonee attrezzature e tecnologie e nell’ambito delle istruzioni fornite.

Confluiscono in questa area:

Operatore tecnico

Coadiutore Amministrativo

2. AREA DEGLI OPERATORI
Appartengono a questa Area i lavoratori che ricoprono posizioni di lavoro che richiedono conoscenze teoriche e informatiche di base relative allo svolgimento dei compiti assegnati, capacità manuali e tecniche specifiche, in collaborazione con personale qualificato e sulla base di precise attribuzioni e indicazioni, riferite alle proprie qualificazioni e specializzazioni professionali nonché autonomia e responsabilità nell’ambito di prescrizioni di massima.
Confluiscono in questa area:

Operatore sociosanitario (ruolo sociosanitario)

Operatore tecnico specializzato (ruolo sociosanitario)

Coadiutore Amministrativo senior (ruolo amministrativo)

3. AREA DEGLI ASSISTENTI
Appartengono a questa Area i lavoratori che ricoprono posizioni di lavoro che richiedono conoscenze teoriche specialistiche di base, buona conoscenza informatica, capacità tecniche elevate per l’espletamento delle attribuzioni, autonomia e responsabilità secondo metodologie definite e precisi ambiti di intervento operativo proprio del profilo, con assunzione di responsabilità dei risultati conseguiti.

Confluiscono in questa area:

Assistente dell’informazione (ruolo professionale)

Assistente informatico (ruolo tecnico)

Assistente tecnico (ruolo tecnico)

Assistente amministrativo (ruolo amministrativo)

4. AREA DEI PROFESSIONISTI DELLA SALUTE E DEI FUNZIONARI
Appartengono a questa Area i lavoratori strutturalmente inseriti nei processi clinici, assistenziali e produttivi e nei sistemi di erogazione dei servizi e delle attività dirette al controllo e alla protezione dell’ambiente, alla prevenzione, all’esposizione, all’analisi dei fattori di rischio potenzialmente nocivi e pericolosi per la salute e la sicurezza degli ambienti di lavoro e per l’uomo e di tutti gli esseri viventi, quali quelli garantiti dai Dipartimenti di Prevenzione e dalle ARPA che, nel quadro di indirizzi generali, assicurano il presidio di importanti e diversi processi, svolgono attività di vigilanza, controllo, ispezione, analisi e valutazione, monitoraggio e prevenzione concorrendo al raggiungimento degli obiettivi stabiliti, assicurando la qualità dei servizi e dei risultati, la circolarità delle comunicazioni, l’integrazione/facilitazione dei processi, la consulenza, il coordinamento delle eventuali risorse affidate, anche attraverso la responsabilità diretta di strutture organizzative di media complessità.
Ruolo sanitario: Infermiere, Infermiere pediatrico, Ostetrica.
Professioni tecnico sanitarie: Tecnico sanitario di laboratorio biomedico, Tecnico sanitario di radiologia medica, Tecnico di neurofisiopatologia, Tecnico ortopedico, Tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, Tecnico audiometrista, Tecnico audioprotesista, Dietista, Igienista Dentale, Odontotecnico, Ottico.

Professioni sanitarie della riabilitazione: Logopedista, Ortottista, Terapista, della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, Tecnico riabilitazione psichiatrica, Terapista occupazionale, Fisioterapista, Massaggiatore non vedente, Educatore professionale, Podologo.
Professioni sanitarie della prevenzione: Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, Assistente sanitario.
Ruolo socio-sanitario: Assistente sociale
Ruolo tecnico: Collaboratore tecnico professionale.
Ruolo professionale: Specialista della comunicazione istituzionale, Specialista nei rapporti con i media – giornalista pubblico, Assistente religioso.
Ruolo amministrativo: Collaboratore amministrativo-professionale.
5. AREA DEL PERSONALE DI ELEVATA QUALIFICAZIONE
Appartengono a quest’Area i lavoratori strutturalmente già inseriti nei processi produttivi e nei sistemi di erogazione dei servizi che siano già in possesso dei requisiti previsti per l’accesso ai profili dell’area dei professionisti della salute e dei funzionari e che svolgano funzioni di elevato contenuto professionale e specialistico e/o coordinano e gestiscono processi articolati di significativa importanza e responsabilità assicurando la qualità dei servizi e dei risultati, l’ottimizzazione delle risorse eventualmente affidate, anche attraverso la responsabilità diretta di strutture organizzative di elevata/strategica complessità.
La denominazione dei profili della presente area è quella dei profili dell’area dei professionisti della salute e dei funzionari con l’aggiunta del suffisso “di elevata qualificazione”.
Requisiti per l’accesso all’area: laurea magistrale o specialistica.
Accompagnata da un periodo di almeno tre anni di esperienza maturata, con o senza soluzione di continuità, anche a tempo determinato, nel profilo di appartenenza nell’area dei professionisti della salute e dei funzionari, o precedenti categorie D o livello economico DS del precedente sistema di classificazione del personale, con incarichi di funzione di media o elevata complessità (di tipo organizzativo o professionale di cui al presente CCNL, di organizzazione o professionale.

Redazione NurseNews.eu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si consolida il processo di innovazione e modernizzazione della Pubblica Amministrazione

Ufficio stampa Cisl, Roma, 15 giugno – “Comunichiamo con soddisfazione che oggi all’ Aran è stata raggiunta l’intesa per la firma del rinnovo del CCNL della sanità per il triennio 2019/21. L’accordo che interessa circa 550.000 lavoratori arriva dopo un negoziato lungo e difficile che ha visto il tavolo impegnato per molti mesi. Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti perché con la firma odierna si consolida il processo di innovazione e modernizzazione della Pubblica Amministrazione, avviato con il rinnovo del CCNL delle Funzioni Centrali”. Lo dichiarano in una nota congiunta il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra ed il Segretario Generale della Cisl Fp, Maurizio Petriccioli.

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E’ successo all’ospedale San Luigi di Orbassano, nel Torinese. Il pm chiede la condanna: “Una valutazione diversa avrebbe potuto salvarlo”.

Sarebbe bastato assegnargli un codice giallo anziché verde, secondo l’accusa, per poterlo far visitare in tempi ragionevoli.

Non sarebbero trascorse
sette ore prima della visitare di quel paziente di 63 anni, arrivato al pronto soccorso dell’ospedale San Luigi di Orbassano, alle porte di Torino, con un dolore intenso, e crescente, all’inguine.

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Prima di bollare le proposte come lesive dei diritti di una o dell’altra categoria (Medici ed Infermieri) in relazione alla proposta della Moratti, sarebbe utile capire di che si tratta.

Pare che la Moratti abbia precisato che la supplenza (non capisco perchè usi il termie “supplenza”) si riferisce esclusivamente ad aspetti organizzativi e non Professionali ed è questo a mio parere il punto fondamentale della questione…

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Dopo la delibera della regione Veneto sul super oss arriva in Lombardia il “super infermiere”che sostituirà il medico di medicina generale.

“La presa di posizione dell’assessore Moratti mi sembra che sia stata improvvida, e sotto certi aspetti anche inconcepibile: prevedere che una professione diversa quella medica possa sostituire i medici mi sembra veramente improponibile”.

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È INCREDIBILE come negli ultimi cinquant’anni siano state strumentalizzate e messe in contrapposizione,con il silenzio assenso di tutte le parti in causa, due professioni con competenze diverse e specifiche come quella dell’infermierie e dell’ operatore di supporto OSS (vedi anche la recente delibera della regione Vento SUL -Super OSS-).Le due figure professionali non possono essere intercambiabili .

Non si possono affidare funzioni da infermiere all’operatore oss e funzioni da oss di fatto all’infermiere. Tutto ciò è strumentale e vergognoso e continua ad essere contrario agli interessi dei cittadini Italiani che pagano le tasse.

Pur essendo stato ribadito in numerosissimi sentenza della cassazione il sistema
continua a guardare al risparmio.

Infatti

” Lo ha ribadito per l’ennesima volta definitivamente la CASSAZIONE CIVILE ORDINARIA SEZIONE 6 N 359 DEL 15/01/2022.

Ma già 40 anni fa,nel 1985 la Cassazione con sentenza n.1078 del 09/02, chiari’  che non competevano all’infermiere Professionale, oggi laureato,
ma al personale subalterno ( allora, infermieri generici,oggi ausiliari specializzati,ota,oss)
le mansioni igienico-domestico-alberghiere e precisamente:

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Il vincolo di esclusività è stato oggetto di disamina in materia collegiale professionale: la stessa Suprema Corte di Cassazione, Sez. Lav., 16 aprile 2015 n. 7776, ha espresso il seguente principio di diritto: “Il Consiglio di Stato con parere reso il 15 marzo 2011 nell’affare n. 678/2010, ha affermato che quando sussiste il vincolo di esclusività con il datore di lavoro, l’iscrizione all’albo è funzionale allo svolgimento di un’attività professionale svolta nell’ambito di una prestazione di lavoro dipendente, pertanto la relativa tassa rientra tra i costi per lo svolgimento di detta attività che dovrebbe, in via normale, al di fuori dei casi in cui è permesso svolgere l’attività lavorativa, gravare sull’ente che beneficia in esclusiva dei risultati di detta attività.

Il Consiglio di Stato, per giungere a tale soluzione, ha fatto espresso riferimento all’indirizzo espresso da questa Corte nella sentenza 20 febbraio 2007 n. 3928 che ha stabilito che quando un’attività professionale è resa a favore di un datore di lavoro che vincola il proprio dipendente, quanto versato a titolo di quota professionale a favore dell’albo, deve essere ripetuta dal datore di lavoro”.
Sulla scorta del principio di esclusività del rapporto di lavoro, la I sezione del Consiglio di Stato con parere n. 678 del 23 febbraio 2011, citato dalla sentenza appena riportata, si è interessata di stabilire se un dipendente pubblico in full-time, in questo caso un avvocato, fosse obbligato o meno a pagare la quota di iscrizione al proprio Ordine professionale: “… dopo l’assunzione, il rapporto si configura come un rapporto di durata nel quale la prestazione professionale del componente dell’avvocatura civica è resa continuativamente, anno dopo anno, nell’interesse dell’ente di appartenenza in via esclusiva, dovendo gli interessati, per patrocinare innanzi le varie Autorità giudiziarie, essere iscritti al relativo Ordine professionale. Pertanto, l’iscrizione è funzionale allo svolgimento di un’attività professionale svolta quando sussista il vincolo di esclusività, nell’ambito di una prestazione di lavoro dipendente. Ne consegue che i costi per lo svolgimento di detta attività dovrebbero, in via normale, al di fuori dei casi in cui è permesso svolgere altre attività lavorative, gravare sull’amministrazione che beneficia in via esclusiva dei risultati di detta attività. Ciò corrisponde ad un principio generale ravvisabile anche nell’esecuzione del contratto di mandato, ai sensi dell’art. 1719 C.C., secondo cui il mandante è obbligato a tenere indenne il mandatario da ogni diminuzione patrimoniale che questi abbia subito in conseguenza dell’incarico … Nel lavoro dipendente si riscontra comunque l’assunzione, analoga a quella che sussiste nel mandato, a compiere un’attività per conto e nell’interesse altrui. PQM si esprime il parere che il ricorso debba essere accolto”.
Si evince, quindi, che le soluzioni offerte dall’esegesi giuridica e dalla giurisprudenza in materia, non contemplano l’esistenza di una figura ibrida come quella dell’infermiere nel Comparto; o siamo professionisti o siamo operai.
Inoltre, appare opportuno segnalare un altro paradosso che priva di fondatezza qualsivoglia tesi avversaria.
L’infermiere dipendente è disciplinato dalla contrattazione collettiva di comparto cioè quella parte della contrattazione sanitaria che riguarda il personale non dirigenziale non laureato, mentre nella contrattazione per la dirigenza sono inclusi i medici, i biologi, i sociologi, gli psicologi, gli avvocati, gli ingegneri, insomma le categorie laureate.
Si tratta, come detto, di un paradosso perché nel comparto tutti i lavoratori sono vincolati dall’esclusività e, quindi, la subordinazione obbliga il datore di lavoro a manlevare i dipendenti da ogni onere che grava sulla prestazione lavorativa, mentre nella dirigenza prevale la libertà di svolgere attività presso terzi, salvo congrue indennità di esclusività.
Questa netta dicotomia viene sconfessata e volutamente travisata nel caso dell’infermiere perché si pretende l’esclusività, requisito del comparto e, nel contempo, si pretende anche l’iscrizione all’albo, requisito della dirigenza quale espressione della libertà professionale.
Noi dell’AADI siamo per l’iscrizione al Collegio se però la professione verrà valutata e trattata come merita e come stabilisce la legge per tutte le altre professioni; siamo stanchi della continua discriminazione che ci relega ai posti più infimi della collettività professionale italiana.
La discriminazione operata sul nostro sangue e sui nostri sacrifici va corretta!
La realtà, purtroppo, è diversa perché gli interessi sindacali che si accalcano sulla mangiatoia sono tanti.
L’infermiere, benché oggi professionista laureato e dignitosamente al pari di tutti i profili dirigenziali, si trova nel comparto cioè insieme agli autisti, gli ausiliari, gli idraulici, gli elettricisti, gli ascensoristi, i cuochi, ecc.; questi sono i colleghi dell’infermiere, questo è quello che vogliono i sindacati.
Quindi l’infermiere attualmente non potrebbe mai optare per l’attività libero-professionale né auspicare a vedersi riconosciuta la giusta retribuzione e il giusto ruolo sociale al pari di tutti gli altri veri professionisti.
Non vi può essere, quindi, un obbligo di iscrizione all’albo finché la natura subordinata vincola l’infermiere a percepire un’unica statica retribuzione impedendogli di sviluppare liberamente le proprie capacità professionali nel proprio tempo libero.

Redazione NurseNews. Eu

Fonti

Avvocatura diritti Infermieristici.

 

 

 

 

 

 

 

Sulla sostituzione dei Medici con gli infermieri carenti nelle cure primarie scoppia la bufera.

“È inconcepibile che si tenti di mettere in contrapposizione due professioni con competenze diverse e sinergiche, che devono collaborare, non essere l’una l’alternativa dell’altra”.
Così il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, commenta le parole attribuite alla vicepresidente e assessore al welfare della Lombardia Letizia Moratti. Che intervenendo ieri al convegno Sidmi (Società italiana per la direzione e il management delle professioni infermieristiche), avrebbe parlato di affidare agli infermieri un ruolo di “supporto e supplenza per affrontare la carenza di medici di medicina generale”

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Sperimentazione in alcune Asst introdotta per sopperire alla carenza di Mmg : “Mi auguro siano supplenze temporanee e brevi”.
“Gli infermieri avranno un ruolo determinante nella nuova sanità che stiamo costruendo. Anche in tema di cure primarie, offrendo supporto e supplenza per affrontare la carenza di medici di medicina generale. Una sperimentazione in corso presso alcune Asst e che sarà oggetto di valutazione”. Così la vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia LetiziaMoratti, ha risposto all’agenzia Dire in occasione intervenendo oggi al convegno Sidmi (
(Società italiana per la direzione e il management delle professioni infermieristiche).

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La diffida da parte dell’Associazione avvocatura degli infermieri:

“Non esiste il giudizio di incondizionata d’idoneità” presente invece sulla delibera della Azienda sanitaria.

L’Associazione avvocatura degli infermieri (AADI) contesta la delibera n. 664/2022, della Asl Roma 2 ove vengono specificati i requisiti di ammissione per il profilo di “collaboratore professionale sanitario infermiere”.

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Infermieri e Oss:Da sempre strumentali le contrapposizioni

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Anelli,Fnomceo:inconcepibile la sostituzione di medici con infermieri nelle cure primarie.

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“Infermieri supplenti dei medici di famiglia”Moratti svolta in Lombardia.

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L'ASL 2 di Roma stabilizza solo i dipendenti idonei e senza limitazioni ,escludendo gli infermieri con limitazione ai sensi di legge . Prontamente arriva la diffida dell' AADI.

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Lettera alla redazione