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Penny Sartori ha trascorso più di vent’anni lavorando in terapia intensiva e ha visto molte cose irrazionali. Ora cerca di trovare loro una spiegazione.

Le unità di cure palliative o di terapia intensiva degli ospedali hanno uno stretto rapporto con la morte, dando luogo a numerose esperienze che sfuggono a qualsiasi spiegazione razionale. Pazienti che intuiscono il momento esatto in cui moriranno, altri che sembrano decidere da sé il giorno e l’ora, affrettando o ritardando la morte, sogni premonitori di familiari o presentimenti di terze persone che senza neanche sapere che qualcuno è ricoverato o ha subito un incidente sono sicuri che sia morto.

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La direzione dell’Annunziata “il pronto soccorso sarà ampliato. Basta panico e allarmismo”

“Non serve diffondere il panico sull’unica struttura sanitaria pubblica in grado al momento di erogare servizi sanitari.
Deplorevole usare l’Ospedale della città per propaganda politica e conquiste di ribalte mediatiche”
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COSENZA – Finito al centro delle cronache degli ultimi giorni, la direzione generale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza non ci sta e con una nota inviata intende fare definitiva chiarezza rispetto a quanto accaduto al pronto soccorso cittadino negli ultimi giorni comprese le dure prese di posizione della politica e di alcune associazioni.

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Allarme infezioni ospedaliere, oltre 49mila decessi in un anno

È allarme in sanità per i decessi causati dalle infezioni ospedaliere.

L’aumento dei decessi per infezioni ospedaliere è allarmante, si è passati infatti dai circa 18.700 decessi del 2003 ai circa 49.300 del 2016.

In Italia si colloca il 30% di tutti i decessi per sespi nei 28 Paesi dell’Europa unità.

È una strage dice il direttore dell’Osservatorio sulla salute, ma il fenomeno viene sottovalutato e considerato ineluttabile.

Angelo Amato

Il termine eutanasia deriva dal greco “eu” e “thantos”, due parole che in italiano significano rispettivamente “bene” e “morte”; pertanto il significato letterale di eutanasia è buona morte o morte a fin di bene.

Negli ultimi anni si è sentito parlare spesso di eutanasia, quell’atto che provoca intenzionalmente il decesso a una persona la cui vita è compromessa da una grave malattia che non porta a guarigione e nel nostro Paese, questa pratica non è considerata legale dalla legge italiana, pertanto sono diverse le persone che sono partite per la Svizzera senza fare più ritorno, con un numero che è cresciuto vertiginosamente nell’ultimo anno come spiega Emilio Coveri, presidente dell’associazione “Exit Italia” di Torino, che si batte per una legge che regolamenti la materia “altrimenti sempre più persone saranno costrette a partire per andare a morire in esilio lontano dagli affetti più cari”.

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Non avevo mai sentito nominare il reflusso gastroesofageo fino a una mattina di otto anni fa quando, in preda a un attacco di panico, mi presentai al Pronto soccorso del Lenox Hill Hospital di New York senza assicurazione, ma convinto di morire. Quel giorno mi ero svegliato tardi – la sera prima avevo bevuto troppe birre e fumato ancora più sigarette, un’abitudine comune a 29 anni – e avevo deciso di fare un brunch del sabato guardando la partita di Serie A che negli Stati Uniti veniva trasmessa a mezzogiorno: era il 9 aprile, si giocava un noioso Inter-Chievo di fine anno e ci abbinai un cheeseburger con patatine fritte che mi fu consegnato a casa.

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Venti milioni di persone (il 38,7% della popolazione) in lista d’attesa nell’ultimo anno: di questi, 16 milioni avevano bisogno di cure sul territorio, a partire dalle visite specialistiche e ambulatoriali agli accertamenti diagnostici, mentre altri 4 milioni (l’8% della popolazione adulta) sono rimasti in fila per un posto letto in ospedale. E le attesa infinite sono la principale causa di rinuncia alle cure: riguardano ben il 51,7% dei casi. In alternativa, pur di ricevere una risposta ai propri bisogni di assistenza e di non essere costretti a emigrare in una regione più efficiente, scatta il “piano B” della soluzione Pronto soccorso. Strada battuta da 15,5 milioni di persone, il 30% della popolazione tra adulti e bambini.

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Aperta stamane la nuova area di isolamento ad alto rischio infettivo. La presentazione di quella che sembra essere tra le più tecnologicamente dotate del Paese con elevato know-how umano e strumentale, si è svolta nella sala conferenze del Cannizzaro. I saluti di apertura del direttore generale del Cannizzaro, Salvatore Giuffrida che ha parlato di “struttura di eccellenza, fiore all’occhiello della sanità siciliana e non solo”.

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Alfio Stiro

Post N4.0

Penny Sartori ha trascorso più di vent’anni lavorando in terapia intensiva e ha visto molte cose irr [continua]

Mentre il conflitto israeliano-palestinese non accenna ad arrestarsi, a Gerusalemme l’infermiera isr [continua]

(Artt. 595, 596, 596 bis, 597, 599 c.p.) Diffamazione 1. Chiunque, fuori dei casi indicati nell’arti [continua]

Ieri sera una donna ha aggredito un infermiere di triage perché non voleva aspettare la visita per i [continua]

Eseguita l’autopsia al bambino di 4 anni deceduto nei giorni scorsi. L’esame autoptico è stato dispo [continua]