alfio stiro

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Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.


È la nuova sfida che la Regione ha lanciato ad un sistema sanitario che deve essere sempre più all’altezza della domanda dei cittadini e più capace di rispondere ai bisogni di salute.

Se ne è parlato oggi nel corso di un seminario al quale ha partecipato anche il Consigliere OPI Bologna Sauro Canovi, che ha illustrato il percorso che ha portato alla nascita della figura dell’infermiere di processo, presente da qualche tempo al Sant’Orsola e al Maggiore. Un’esperienza pilota a livello nazionale.

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Venti milioni di persone (il 38,7% della popolazione) in lista d’attesa nell’ultimo anno: di questi, 16 milioni avevano bisogno di cure sul territorio, a partire dalle visite specialistiche e ambulatoriali agli accertamenti diagnostici, mentre altri 4 milioni (l’8% della popolazione adulta) sono rimasti in fila per un posto letto in ospedale. E le attesa infinite sono la principale causa di rinuncia alle cure: riguardano ben il 51,7% dei casi. In alternativa, pur di ricevere una risposta ai propri bisogni di assistenza e di non essere costretti a emigrare in una regione più efficiente, scatta il “piano B” della soluzione Pronto soccorso. Strada battuta da 15,5 milioni di persone, il 30% della popolazione tra adulti e bambini.

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Aperta stamane la nuova area di isolamento ad alto rischio infettivo. La presentazione di quella che sembra essere tra le più tecnologicamente dotate del Paese con elevato know-how umano e strumentale, si è svolta nella sala conferenze del Cannizzaro. I saluti di apertura del direttore generale del Cannizzaro, Salvatore Giuffrida che ha parlato di “struttura di eccellenza, fiore all’occhiello della sanità siciliana e non solo”.

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È il 16 novembre 1961 quando il giovane Basaglia entra nel manicomio di Gorizia. Vede non solo la violenza delle porte chiuse e delle contenzioni. Vede “da filosofo” una violenza più grande: gli uomini e le donne non ci sono più. Ci sono più di 600 internati, senza più volto senza più storia. Vede la mostruosità dell’istituzione totale: i cancelli, le chiavi, le porte chiuse, i letti di contenzione ma, quello che angoscia più di ogni altra cosa Basaglia, è l’orrore dell’assenza. Non c’è più nessuno.

Ospedali psichiatrici giudiziari, un addio soltanto a metà
Gli internati sono tutti appiattiti nella stessa grigia identità, tutti invisibili. Basaglia è costretto a mettere tra parentesi la malattia, la diagnosi, il grigiore di anni d’internamento. Messa tra parentesi la malattia, persone, storie, relazioni, memorie riaffiorano. I cittadini compaiono sulla scena.

Per incontrare le persone bisognò aprire le porte, abolire tutte le forme di contenzione, i trattamenti più crudeli. Tutti cominciarono a chiamarsi per nome. Divennero cittadini, persone, individui. Da allora fu possibile un altro modo di curare e di ascoltare: il malato e non la malattia, le storie singolari e non la diagnosi, la possibilità di vivere e di abitare la città.

Delitto Moro, tre Papi e un presidente-partigiano: com’era l’Italia nel 1978
Aldo Moro è stato ucciso da pochi giorni dalle BR. Una giovanissima partigiana, Tina Anselmi, democristiana, presiede con autorevolezza i lavori della commissione che sta discutendo la legge dei manicomi. Si interroga se i malati di mente siano cittadini, se possano godere dei diritti costituzionali. La legge che avrebbe chiuso i manicomi restituisce così prima di tutto diritto, cittadinanza, dignità alle persone che hanno la ventura di vivere una malattia mentale. Non più la pericolosità, ma la cura nel rispetto della libertà di ognuno. Tina Anselmi, quel giorno, affermò “semplicemente” che l’articolo 32 della Costituzione valeva per tutti, anche per i matti. A maggior ragione per i matti.

Il giovane Aldo Moro aveva fatto parte della Costituente. Aveva discusso con Calamandrei, con Togliatti, con La Pira l’art. 32 e ne era stato l’estensore. Al secondo capoverso così recita: «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». L’attenzione alla persona umana avrà formidabili conseguenze nel garantire i diritti fondamentali nella nostra democrazia. In quei giorni terribili Aldo Moro, prigioniero senza diritti e condannato a morte, costruiva la via d’uscita. I matti diventavano cittadini.
La legge 180 compie 40 anni, la Costituzione 70. Bisognerà conservare gelosamente la memoria.

Arriviamo all’ottobre 2010. Una Commissione parlamentare denuncia la condizione di vita dei sei Ospedali psichiatrici giudiziari del nostro Paese. Che fare dopo aver visto tanto orrore? Chiesero consiglio al Presidente Napolitano, tornarono in quei luoghi, documentarono tutto e mostrarono il video al Presidente. Di fronte a tanta violenza i corazzieri non riuscirono a trattenere le lacrime.

Se qualcuno mi avesse detto, quando ho cominciato a lavorare, che i manicomi criminali sarebbero stati chiusi lo avrei preso per pazzo

Il vecchio Presidente, inaspettatamente, nel messaggio di Fine anno del 2012 parlò degli Ospedali psichiatrici giudiziari, pronunciando parole dolorose: «Luoghi orrendi non degni di un Paese appena civile». Così ricominciò il viaggio di Marco Cavallo, la scultura di legno e cartapesta che aveva abbattuto le mura del manicomio di Trieste nel 1977, diventando emblema della liberazione. Marco Cavallo arrivò nelle periferie degli OPg: non c’era più tempo. Bisognava liberare tutti da quel tormento. Il 30 maggio 2014 la legge per chiudere tutti gli istituti fu approvata. Il 27 gennaio 2017 l’ultimo internato lasciava l’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto.

Se qualcuno mi avesse detto, quando ho cominciato a lavorare, che i manicomi criminali sarebbero stati chiusi lo avrei preso per pazzo.

Maggio 2018, sono passati 40 anni dalla riforma Basaglia. Di fronte a conquiste luminose e a tante persone che riescono a farcela, ancora capita di dover fronteggiare l’abbandono, le porte chiuse, le contenzioni, le morti per psichiatria. Ma questa, lo sappiamo, è una storia senza fine. È utopia, ci hanno sempre detto. Utopia é qualcosa che si può solo sognare. Ma, come recitava il Cantastorie collettivo nato nel ’77 per i Centri di Salute mentale h24 a Trieste, «utopia è che il ghetto più non ci sia, che muri e reti buttiamo via. E quante cose possiamo ancora fare se ci mettiamo tutti insieme a sognare?»

Redazione NurseNews. Eu

Fonte

Il sole 24 ore


si presenta il 13 maggio con Musumeci, Razza, Pogliese e Basile
Una nuova Area di alto isolamento per il rischio infettivo, unica nel Sud Italia, è stata realizzata dall’Azienda ospedaliera per l’Emergenza Cannizzaro. La struttura, afferente all’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive, sarà presentata lunedì prossimo, 13 maggio, alle ore 10, nel corso di un incontro al Centro Congressi (edificio P), al quale interverranno – tra le altre autorità – il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, il Sindaco di Catania Salvo Pogliese, l’Assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, il Rettore dell’Università di Catania Francesco Basile.

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Il processo di nursing è una serie di fasi pianificate che si avvale del problem solving per fornire un’assistenza personalizzata e centrata sulla persona. E’ un procedimento ciclico, che fa riferimento a metodi scientifici, ma dopo l’università non viene applicato ai pazienti e nessuno se ne preoccupa.

Descriviamone l’importanza:

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In verità, la cosa attualmente certa è:

1) siamo noi a non percepire uno stipendio degno di una professione per la quale è richiesta una laurea e un iscrizione all’ordine oltre tutti gli annessi e connessi in tema di responsabilità professionale;

2) siamo noi che continuiamo a compensare tutte le carenze di organico e a svolgere mansioni non di pertinenza Infermieristica;

3) siamo noi ad essere inquadrati in un sistema contrattuale incongruo (comparto) ;
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L’assessore della regione Siciliana Razza, impone un piano di rientro.

L’ospedale Civico di Palermo, ha prodotto un buco da 61 milioni di euro peggiorando persino la situazione di tre anni fa. Ma anche altri grande aziende sanitarie siciliane hanno conti disastrosi, come Villa Sofia-Cervello che ha un deficit di 39 milioni di euro (sette in più), il Policlinico Paolo Giaccone (che ha raddoppiato le perdite da 4 a 8), il Papardo di Messina (24 milioni) e il Policlinico di Catania (21 milioni, 6 in più di tre anni fa). E’ la fotografia scattata da un decreto dell’assessore alla Salute Ruggero Razza, che ha chiesto ai manager di scrivere entro tre mesi un piano per recuperare le perdite, in accordo alla legge di stabilità nazionale.

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Il segretario del Sindacato scrive al presidente della commissione Igiene e Sanità in cui plaude all’annuncio del senatore di voler proporre un ddl per autorizzare l’intramoenia anche per gli infermieri. “Apprezziamo fortemente il suo decisionismo in una nuova e diversa proposizione dell’attività libero professionale intramoenia per tutto il personale del ruolo sanitario del Ssn”.

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Alfio Stiro

Post N4.0

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