alfio stiro

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Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

Video-denuncia di un presunto sanitario,

la replica dell’Asp “Volgare fake già segnalato alle forze di polizia”.

“In un momento come questo di grande emergenza – si legge nella nota della direzione aziendale – creano allarme nella popolazione e meritano di essere perseguiti in ogni sede”

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Via libera alll’uso domiciliare degli antimalarici e degli antivirali usati contro l’Aids che saranno rimborsabili

Curarsi a casa con le terapie che al momento sembrano più promettenti per sconfiggere il coronavirus quando ancora i sintomi non sono gravi. È quello che potrà fare chi è contagiato grazie al via libera dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, all’impiego per uso domiciliare degli antimalarici e degli antivirali usati contro l’Aids che saranno rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Per poterli utilizzare sarà necessaria una prescrizione medica e presto, ha avvertito l’Aifa, sarà sufficiente la ricetta del medico di famiglia.

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Nuove reclute in Intensiva senza preparazione adeguata gettano la spugna. Operatori sanitari contagiati: 6.414

I camici vengono parcellizzati, le mascherine non sono sufficienti per tutti. “E allora succede che i turni già pesanti di dodici ore si dilatino: fino a raggiungere le 15 ore. Perché non si può uscire dal reparto fino a quando chi deve sostituirti non è stato dotato della mascherina filtrante.

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Le nostre proposte di emendamento al Cura Italia vanno in questa direzione: mettere in rete i laboratori per aumentare i di test e ridurre i tempi di diagnosi; chiedere al Ministero della Salute di emanare delle linee di indirizzo per semplificare ed uniformare su tutto il territorio la diagnosi, la presa in carico ed il trattamento dei pazienti; dotare gli operatori sanitari di idonei Dpi; prevedere l’assunzione di personale sanitario nei reparti di assistenza Covid e nel Set-118; potenziare i contratti di formazione specialistica in aree strategiche

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CORONAVIRUS: COPPOTELLI-CHIERCHIA-TERRINONI (CISL), FOCOLAI RSA, UNA STRAGE SILENZIOSA
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Roma, 27 mar 16:17 – (Agenzia Nova) – L’esplosione nelle Rsa e nelle Case di Riposo d’importanti focolai d’infezione covid-19 che hanno coinvolto ospiti, operatori e le stesse comunità locali “impongono una riflessione seria per capire a chi va fatto il tampone e a chi vanno dati i dispositivi di protezione individuale”. Così in una nota i segretari generali della Cisl Lazio, Fp Cisl Lazio e Fnp Cisl Lazio, Enrico Coppotelli, Roberto Chierchia e Paolo Terrinoni. “Stiamo assistendo a una strage silenziosa – proseguono i sindacalisti – dove i contagi per gli ospiti avvengono soprattutto tramite il personale, poiché sono 20 giorni che è fatto divieto ai familiari di fare visita agli ospiti. Crediamo che L’estensione dei tamponi a chi, per la professione che svolge, rischia il contagio da Coronavirus è un dovere oltre che un obbligo. Troppi i morti tra i medici e gli operatori socio sanitari.

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Il Dipartimento della protezione civile mette in campo un esercito di 500 infermieri specialisti volontari per fronteggiare il covid 19 nelle regioni sensibili.

Ulteriori interventi urgenti di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili.

Leggi la selezione :

VISTO il decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, ed in particolare gli articoli 25, 26 e 27;

VISTA la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con la quale è stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

 

VISTA l’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 630 del 3 febbraio 2020, recante “Primi interventi urgenti di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”;

VISTE le ordinanze del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 631 del 6 febbraio 2020, n. 633 del 12 febbraio 2020, n. 635 del 13 febbraio 2020, n. 637 del 21 febbraio 2020, n. 638 del 22 febbraio 2020, n. 639 del 25 febbraio 2020, n. 640 del 27 febbraio 2020, n. 641 del 28 febbraio 2020, n. 642 del 29 febbraio 2020, n. 643 del 1° marzo 2020, n. 644 del 4 marzo 2020, n. 645, n. 646 dell’ 8 marzo 2020, n. 648 del 9 marzo 2020, n. 650 del 15 marzo 2020, n. 651, n. 652 del 19 marzo 2020 e n. 654 del 20 marzo 2020, recanti: “Ulteriori interventi urgenti di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”;

VISTO il decreto legge del 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, in legge, 5 marzo 2020, n. 13 recante “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”;

VISTI i decreti-legge del 2 marzo 2020, n. 9, dell’8 marzo 2020, n. 11 e del 9 marzo 2020 n. 14, recanti “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”;

VISTO il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”;

VISTI i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 marzo 2020, 8 marzo 2020, 9 marzo 2020 e 11 marzo 2020, concernenti disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19;

CONSIDERATO l’evolversi della situazione emergenziale in atto;

RITENUTO necessario dover garantire un maggiore supporto al Sistema sanitario mediante l’integrazione della Unità medico specialistica di cui all’articolo 1 dell’ordinanza 654 con personale sanitario da porre a disposizione delle Regioni interessate;

ACQUISITA l’intesa del Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome;

SENTITI i Ministri della salute e degli affari regionali e delle autonomie;

DI CONCERTO con il Ministero dell’economia e delle finanze;

DISPONE

Articolo 1
(Costituzione di una Unità tecnico infermieristica)
1. Per l’attuazione delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID -19, il Dipartimento della protezione civile, in deroga alla normativa vigente, è autorizzato a integrare l’Unità medico specialistica di cui all’articolo 1 dell’Ordinanza del Capo dipartimento della protezione civile n. 654 del 21 marzo 2020, con una Unità tecnico infermieristica a supporto delle strutture sanitarie regionali individuate ai sensi dei commi 2 e 3. L’Unità è composta di un numero massimo di 500 infermieri scelti dal Capo del Dipartimento della protezione civile, sulla base delle specifiche esperienze professionali ritenute necessarie, tra le seguenti categorie:
a) Infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale;
b) Infermieri dipendenti da strutture sanitarie anche non accreditate con il Servizio sanitario nazionale;
c) Infermieri libero professionisti anche con rapporto di somministrazione di lavoro.

2. La partecipazione alla predetta Unità è su base volontaria e gli infermieri individuati si rendono disponibili a prestare tale attività presso i servizi sanitari regionali, che ne facciano richiesta, individuati dal Capo del Dipartimento della protezione civile con priorità per quelli maggiormente in difficoltà operativa a causa dell’emergenza. Per l’impiego nella detta Unità di cui al comma 1, lettera a), si prescinde dall’assenso del servizio sanitario regionale di appartenenza. Per gli infermieri di cui alla lettera b) del medesimo comma è richiesto il previo assenso della struttura di appartenenza qualora trattasi di strutture sanitarie accreditate con il servizio sanitario nazionale e, per quelli di cui alla lettera c), della struttura presso cui prestano servizio in regime di somministrazione lavoro qualora trattasi di strutture convenzionate con il Servizio sanitario nazionale.

3. L’attività prestata nell’Unità è considerata servizio utile a tutti gli effetti. Il Capo del Dipartimento della protezione civile privilegia, ove possibile, l’assegnazione nei servizi sanitari delle Regioni maggiormente in difficoltà operativa a causa dell’emergenza limitrofe a quella di provenienza dell’infermiere. Le Regioni presso cui gli infermieri sono destinati a prestare la propria attività provvedono all’alloggio del personale ed al rimborso delle spese documentate di viaggio tra il domicilio e la sede assegnata.

4. A ciascun infermiere dell’Unità è corrisposto, per ogni giorno di attività effettivamente prestato, un premio di solidarietà forfettario di 200 euro, che non concorre alla formazione del reddito, corrisposto direttamente dal Dipartimento della protezione civile. Per gli infermieri di cui al comma 1, lettere a), e b) resta fermo il trattamento economico complessivo, eventualmente, già in godimento, a carico dei servizi sanitari ovvero delle strutture di appartenenza.

5. L’Unità opera fino alla cessazione dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020.

6. Il Dipartimento della Protezione Civile è autorizzato, laddove le assicurazioni professionali degli infermieri non coprano l’attività prestata ai sensi della presente ordinanza, a stipulare idonea polizza assicurativa e professionale.

7. Agli oneri di cui al presente articolo si provvede a valere sulle somme stanziate per l’emergenza.

La presente ordinanza sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma,
IL CAPO DEL DIPARTIMENTO
DELLA PROTEZIONE CIVILE
Angelo Borrelli

In corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, leggi
Testo integrale

🛑 Vista l’esperienza negativa lombarda, stigmatizzata dagli stessi medici bergamaschi che hanno ritenuto sbagliata la scelta iniziale di curare tutti in ospedale, perché di lì sono partiti i focolai che hanno contagiato molti operatori sanitari e pazienti, non si potrebbe sperimentare ciò che stanno facendo a Medicina, in Emilia Romagna, per curare i pazienti direttamente a casa? Unità mobili per curare a casa i pazienti positivi al Covid19, per evitare che peggiorino e che arrivino in ospedale in condizioni ormai critiche, spesso non più recuperabili.

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Secondo i dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità (Iss), in Italia dall’inizio dell’epidemia sono 4.824 i professionisti sanitari che hanno contratto un’infezione da coronavirus, pari al 9% del totale delle persone contagiate, una percentuale più che doppia rispetto a quella della coorte cinese dello studio pubblicato su JAMA (3,8%). Peraltro, a giudicare dalle innumerevoli narrative e dalla mancata esecuzione dei tamponi a tutti i professionisti e gli operatori sanitari, il numero ufficiale fornito dall’ISS è ampiamente sottostimato.

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