285,66 euro. Questa la cifra che ricevono mensilmente totalmente inabili al lavoro per effetto di gravi disabilità. Cifra che non è sufficiente a soddisfare i bisogni primari della vita. A sostenerlo è la Corte Costituzionale esaminando una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d’appello di Torino. I giudici di Torino hanno accolto il ricorso di una persona affetta da tetraplegia spastica neonatale, incapace di ogni movimento.

L’articolo 38 delle Costituzione recita che «ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale». Per la Corte Costituzionale con un assegno di 285,66 euro questo diritto viene violato. Nel pronunciamento (in attesa che la sentenza sia depositata) la Corte ha sentenziato che l’incremento pari a 516,46 euro dovrà essere assicurato agli invalidi civili totali che abbiano compiuto 18 anni. Ad oggi la legge 118 del 1971 lo prevede per le persone che abbiamo compiuto i 60 anni. La decisione non avrà valore retroattivo e dovrà essere applicata dalla pubblicazione della sentenza in Gazzetta Ufficiale.

Soddisfatto il presidente di Anmic. «La sentenza della Consulta arriva dopo 12 anni di nostre continue battaglie a sostegno dell’aumento delle pensioni di invalidità per gli invalidi al 100 per cento. Ora la sentenza della Corte Costituzionale recepisce totalmente il contenuto della nostra proposta di iniziativa legislativa», ha detto Nazaro Pagano.

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