Tralasciando le specifiche disamine dell’ordinamento giuridico, nazionale ed internazionale, che dovrebbero essere note anche ai presidenti delle restanti professioni sanitarie, ritengo sia arrivato il momento di ribadire a gran voce che, anche in Italia il medico si debba occupare di medicina e debba essere l’infermiere ad occuparsi di infermieristica, nel rispetto delle specifiche funzioni, dei profili professionali e dei concetti di autonomia e responsabilità sanciti dalla legge e confermati dalle evidenze scientifiche.

Sostenere l’attuale assetto italiano, che prevede che le scienze mediche siano da attribuirsi ai “Generali” mentre le scienze infermieristiche siano di pertinenza dei “Caporali”, è la prova provata di un sistema malato che non funziona e che verosimilmente è da inquadrare quale principale causa del decadimento cronico dei servizi sanitari o “disservizi” che dir si voglia.

Quanto agli insegnamenti della Storia è evidente che se analizzassimo i contesti internazionali potremmo sicuramente constatare come la professione sanitaria infermieristica sia stata ampiamente valorizzata e riconosciuta come “Scienza esclusiva degli Infermieri”, quelli veri si intende!

In ambito nazionale e internazionale la dirigenza infermieristica, sia civile che militare, non dipende affatto da quella medica; a tal proposito sono tanti gli esempi che potrebbero essere menzionati, vedi nella foto in alto:Generale Infermiere Patricia Horoho che dal 2011 ha assunto il comando dell’U.S. Army Medical Command.a sinistra, l’infermiera ammiraglio Sylvia Trent-Adams, sono tra le infermiere militari di grado più alto nella storia del Pentagono.

Preso atto che nel contesto internazionale la “classe medica italiana” evidentemente non è riuscita a sostenere scientificamente l’assurda “teoria della gerarchia medico-infermieristica”, dovrebbe far sieramente riflettere il fatto che in Italia si sia preferito valorizzare gerarchicamente il Corpo delle Ausiliarie Crocerossine, non quello degli Infermieri! Dovrebbe altresì far riflettere il fatto che questi ultimi continuino ad essere subordinati anche agli Ufficiali “medici non laureati”, ex matricole universitarie che non hanno portato a termine gli studi e che quindi non possono esercitare alcuna professione.

Appare peraltro singolare, e direi oltremodo significativo, il fatto che, solo nel nostro Paese i medici continuino a non scandalizzarsi nel vedere le ausiliare Crocerossine indossare sulle spalle i gradi di “Ufficiale”, mentre preferiscano concentrarsi nel continuare a contrastare l’autentica ed accademica professione sanitaria infermieristica, cercando, peraltro, di sostenerne l’inferiorita’ gerarchica e quindi professionale.

A me appare ben chiaro che il principio sottolineato da taluni, secondo il quale “la professione sanitaria infermieristica italiana potrà vedere riconosciuta la propria autonomia solamente in regime di dipendenza gerarchica rispetto all’attuale assetto ed alla professione medica”, sia assolutamente da sfatare, sempre che di scienza si voglia iniziare a discutere anche in Italia.
E’ bene, quindi, che anche gli infermieri italiani rivendichino la propria dignità ed autonomia, peraltro già ampiamente sostenuta nei Paesi europei e non; ritengo che l’attuale assetto “medico-centrico” italiano, radicato sia in ambito ospedaliero che universitario, sia patognomonico di una involuzione epocale alla quale le istituzioni debbono cercare di porre rimedio per la tutela dell’utenza assistita e delle medesime professioni sanitarie.

Il laureato in infermiermieristica non puo’ e non deve essere considerato il “caporale” di nessuno; chi ha studiato medicina è bene che inizi o continui ad esercitare la propria professione e qualora volesse indossare il grado di “generale” è bene che inizi ad indossarlo esclusivamente nell’esercizio della professione medica e non nella leadership delle restanti professioni sanitarie.

E chissà se anche l’Italia, prima o poi, farà presiedere i corsi di laurea in infermieristica ai cosiddetti “caporali” infermieri in luogo degli attuali sedicenti “generali” medici; generali che, peraltro, troppo spesso disconoscono le scienze infermieristiche nel campo di guerra ma ovviamente sono sempre in “prima linea” quando si deve stare seduti su una poltrona infermieristica di prestigio…
Questa è l’infermieristica italiana! la cui gestione si fa sempre piu’ grave, ma sempre meno seria.

Redazione Nursenews.Eu

Dal web 2013

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alfio stiro
Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

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