Il termine eutanasia deriva dal greco “eu” e “thantos”, due parole che in italiano significano rispettivamente “bene” e “morte”; pertanto il significato letterale di eutanasia è buona morte o morte a fin di bene.

Negli ultimi anni si è sentito parlare spesso di eutanasia, quell’atto che provoca intenzionalmente il decesso a una persona la cui vita è compromessa da una grave malattia che non porta a guarigione e nel nostro Paese, questa pratica non è considerata legale dalla legge italiana, pertanto sono diverse le persone che sono partite per la Svizzera senza fare più ritorno, con un numero che è cresciuto vertiginosamente nell’ultimo anno come spiega Emilio Coveri, presidente dell’associazione “Exit Italia” di Torino, che si batte per una legge che regolamenti la materia “altrimenti sempre più persone saranno costrette a partire per andare a morire in esilio lontano dagli affetti più cari”.

Riguardo il dibattito sull’accanimento terapeutico emerge un dato interessante: la diversa opinione di medici e infermieri circa il diritto di decisione della persona assistita di anticipare la fine della propria vita. Il 61,1% degli infermieri contro il 45,8% dei medici, ritiene che la persona ne abbia il diritto. Un dato molto significativo, che trova le sue motivazioni nella diversità della relazione tra medico e paziente e infermiere e assistito. Quest’ultimo si trova spesso più a contatto sia con la persona che con la sua rete parentale, essendo quindi maggiormente esposto al ricevere confidenze e manifestazioni di volontà. Va da sé che, in un processo veramente integrato di cura, il processo decisionale dovrebbe svolgersi in un clima di squadra dove medico, infermiere ed ogni altra figura professionale coinvolta nell’assistenza al malato possano contribuire attivamente alla decisione ultima, assumendosene oneri e onori; tuttavia vi sono ancora numerosi scogli di natura culturale da oltrepassare.

Attualmente, come si evince da una ricerca della SWG su un campione di 1000 persone commissionata dall’Associazione di Luca Coscioni, il 56% degli italiani è a favore di una legge sulla legalizzazione dell’eutanasia e un ulteriore 37% favorevole a una regolamentazione dell’accesso a determinate condizioni di salute e fisiche, quindi il 93% dei cittadini chiede un’Eutanasia Legale, un dato sorprendente mai registrato prima d’ora. Inoltre, da tali studi, è emersa una notizia altrettanto significativa rispetto all ’atteggiamento dei media nei confronti di una tematica così importante, infatti circa il 48% degli italiani dichiara di non aver avuto notizie sull’ordinanza emessa dalla Corte Costituzionale, che ha rilevato l’assenza di una adeguata tutela nell’assetto normativo che riguarda il fine vita, dando tempo al Parlamento fino al 24 settembre 2019 per approvare una legge sull’eutanasia.

Marco Cappato, leader dell’Associazione Luca Coscioni dichiara «Gli italiani sono favorevoli alla legalizzazione dell’eutanasia e proprio per questo vengono tenuti all’oscuro della possibilità di realizzarla, che non è mai stata così concreta come dopo l’ordinanza della Corte costituzionale. I partiti tengono bloccata la legge in Parlamento solo grazie al fatto che ai loro stessi elettori è negato il diritto a conoscere l’opportunità di discutere la legge rispettando le indicazioni della Consulta. L’approvazione di una buona legge sul fine vita passa dall’affermazione del diritto alla conoscenza per tutti i cittadini»

Nel nuovo codice deontologico degli infermieri (2019) che sostituisce il documento precedente del 2009 in considerazione delle innovazioni normative, fra cui le dichiarazioni anticipate di trattamento, salvaguarda la libertà di coscienza degli infermieri e riconosce loro come persone che si relazionano con un’altra persona tenendo conto dei trattamenti incoerenti con la nozione di vita o di salute; inoltre è stato ritenuto necessario intervenire sul  concetto del dolore sottolineando il lavoro di equipe, visto che la Legge 219 del 2017 mette in evidenza la relazione medico-paziente senza considerare che negli ultimi istanti di vita la professionalità più vicina alla persona è quella dell’infermiere.

Maria Servino

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