Medical Team Working On Patient In Emergency Room

Il sovraffollamento del Pronto Soccorso rappresenta ad oggi una delle più importanti problematiche relative all’organizzazione dei servizi per l’emergenza. Tale fenomeno, in continua crescita, ha ripercussioni negative sia sui tempi di attesa e d’intervento, sia sulla capacità del sistema di emergenza di fornire risposte adeguate. Tra i fattori determinanti troviamo una diminuzione del numero di strutture ospedaliere pubbliche e private in Italia nell’ultimo decennio, passate da 1.286 a 1.165 (Istat, 2014).

Altro fattore è l’aumento della popolazione in Italia negli ultimi anni, passata da 57 a quasi 60 milioni, incremento questo fortemente influenzato dal fenomeno immigrativo, che trova nel Pronto Soccorso l’unico modo per poter accedere alle cure sanitarie (Istat, 2014).

Infine vanno considerate le ormai eccessive richieste inappropriate degli utenti al Pronto Soccorso: molti dei pazienti non necessitano in realtà di una prestazione sanitaria ‘urgente’, così al triage risultano molti codici bianchi: questo accresce il carico di lavoro del Dipartimento di Emergenza, con conseguente aumento di costi e tempi di attesa. I lunghi tempi di attesa, peraltro, possono causare ritardi nei trattamenti sanitari in generale e una ridotta soddisfazione da parte dei pazienti che, in alcuni casi, abbandonano il servizio senza essere stati valutati dal medico.

Per cercare di arginare il problema delle lunghe attese sono state adottate diverse strategie di gestione dei pazienti con problemi di salute minori, tra le quali il modello See and Treat. Questo modello è nato in Inghilterra attorno agli anni Ottanta per dare una risposta efficace all’overcrowding ed è stato adottato in via sperimentale in Toscana nel 2007.

Questo modello assistenziale si fonda su alcuni criteri:

dal triage derivano due accessi distinti, uno per i casi più gravi trattati tradizionalmente, l’altro per le urgenze minori, trattate secondo la modalità See and Treat;
è predisposta un’area dedicata See and Treat all’interno del DEA, con personale proprio;
chi accede al See and Treat viene accolto del primo operatore disponibile, medico o infermiere che sia, il quale gestisce autonomamente tutte le attività fino al loro termine;
il personale del See and Treat è costituito dagli operatori esperti, che devono aver ricevuto una formazione specifica per poter gestire una serie di problemi di salute del cittadino ben definiti;
viene ammessa al See and Treat una casistica di pazienti selezionata per appropriatezza.

Con l’attuazione di questo modello assistenziale si è potuto dimostrare, presso il Dipartimento di Cambridge (Regno Unito), come oltre il 70% dei pazienti che appartenevano alla categoria 4 di triage, corrispondente al codice bianco-verde in Italia, erano candidabili all’ambulatorio See and Treat. È stato inoltre possibile osservare come i tempi di attesa prima della visita medica sia diminuito sensibilmente passando da 56 minuti a 30 minuti. Inoltre il tempo totale trascorso nel dipartimento di emergenza è passato da una media di 99 minuti a 77 minuti (Bambi, 2008).

Lo scopo dello studio qui presentato è l’individuazione dei pazienti quali potenziali candidati presso l’ambulatorio See and Treat, mediante l’utilizzo di protocolli operativi emanati nel 2010 dalla Regione Toscana e utilizzati per la stessa fase sperimentale.

Il nostro ambulatorio See and Treat
Per la nostra indagine sono raccolti dei dati dal database del Pronto Soccorso dell’Ospedale “Madonna della Navicella” dell’Azienda ULSS 14 di Chioggia. Delle 7554 cartelle analizzate, relative agli accessi dei periodi Gennaio-Febbraio e Giugno-Luglio 2013, sono stati presi in considerazione 2157 pazienti, ai quali è stato assegnato il codice colore bianco, poiché definiti come pazienti a minor gravità e carico assistenziale. I pazienti sono stati suddivisi in “candidabili” e “non candidabili” in base alla sintomatologia riferita e/o rilevata all’ingresso e alla diagnosi. In particolare per definire la candidabilità o meno del paziente sono stati utilizzati i seguenti criteri:

dalla sintomatologia riferita dovevano essere escluse le prestazioni per dolore addominale o relative all’apparato nervoso, cardiovascolare e respiratorio, in quanto necessitano di un approfondimento maggiore;
la diagnosi doveva essere compresa tra quelle elencate nella Delibera della Regione Toscana 449/2010 e utilizzata per la stessa fase sperimentale.

Dall’analisi dei dati è risultato che il 38% (822) dei pazienti afferiti al Pronto Soccorso potevano essere potenzialmente candidabili per il See and Treat, in quanto non presentavano problemi tali da richiedere l’intervento del medico. Il 62% (1335) dei pazienti, invece, presentava sintomi e/o diagnosi che non rientrano nelle tipologie cliniche trattate dal solo personale infermieristico e quindi necessitavano di un approfondimento medico.

sono presentate le casistiche ricomprese nel 38% dei pazienti potenzialmente candidabili per il See and Treat. Dall’analisi è risultato che il 60% (491) dei pazienti ha presentato un problema di tipo traumatologico lieve, seguito da quelli di tipo oftalmologico con il 12% (98), muscoloscheletrico con il 10% (85), dermatologico con il 9% (70), otorinolaringoiatrico con il 5% (40), odontostomatologico con il 3% (27), urologico con l’1% (10).

Conclusioni
I tempi di attesa al Pronto Soccorso, dall’assegnazione del codice colore all’ingresso in ambulatorio, possono essere mal tollerati dal cittadino, con conseguente diminuzione del grado di soddisfazione. A tal proposito i pazienti a minor gravità assistenziale potrebbero essere gestiti, dall’ingresso in ambulatorio fino alla dimissione, dal solo personale infermieristico esperto e formato appositamente per la gestione di alcuni problemi di salute, seguendo protocolli operativi. In caso di segnali/criteri di esclusione, l’infermiere invierà il paziente al tradizionale acceso al Pronto Soccorso per una valutazione medica. Dalla letteratura analizzata è emerso che in diversi Paesi (es. Regno Unito, Usa) sono già presenti ambulatori See and Treat a sola gestione infermieristica. Questi ambulatori vengono gestiti da Nurse Pratictioner, ovvero infermieri che hanno acquisito specifiche competenze per poter trattare una vasta gamma di malattie acute e croniche attraverso l’uso di protocolli operativi. La presenza di Nurse Pratictioner all’interno del Dipartimento di Emergenza ha diminuito i tempi di attesa medi, garantendo la qualità assistenziale e migliorando il grado di soddisfazione della popolazione (Carter, 2007).

In Italia la regione Toscana ha attuato questo modello assistenziale riscontrando una diminuzione del tempo di attesa medio prima della visita del 65% e una diminuzione del tempo di permanenza medio all’interno del See and Treat del 71% (Rosselli, 2011).

Questo modello organizzativo potrebbe essere adottato ed applicato anche in altre regioni italiane in quanto rientra nell’ambito di competenza e autonomia della professione infermieristica. Ciò comporterebbe un miglioramento delle risorse e dei costi, poiché permetterebbe al medico di occuparsi di quei pazienti che presentano un problema di salute maggiore. I dati raccolti suggeriscono che l’infermiere è in grado di gestire quei pazienti che presentano un problema di salute minore, senza rischi per il paziente stesso. L’attuazione di questo modello, quindi, vista la numerosità dei pazienti trattabili, comporterebbe una riduzione dei tempi di attesa e una riduzione dei rischi connessi al sovraffollamento, aumentando la soddisfazione dell’utenza e, in definitiva, una maggior autonomia e responsabilità per l’infermiere in linea con il suo profilo professionale.

Fonte Fnopi

BIBLIOGRAFIA

– Carter, A. Chochinov. A systematic review of the impact of nurse practitioners on cost, quality of care, satisfaction and wait times in the emergency department. Can J Emerg Med 2007; 9(4): 286-295.
– Rosselli, C. Francois, D. Massai et al. Risultati della sperimentazione del See and Treat. Toscana Medica 2011; 9:17-19.
– Noi italia 2014. Istat (internet). Consultato il 19 aprile 2014, disponibile all’indirizzo: http://noi-italia.istat.it/index.php?id=3.
– S. Bambi, M. Giusti, G. Becattini. See & Treat in pronto soccorso: dal medico all’infermiere con competenze avanzate. Una revisione della letteratura. Assistenza infermieristica e ricerca 2008; 27(3):136–144

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Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

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