le mansioni igienico-domestico-alberghiere e precisamente: riassettare il letto e cambiare la biancheria; smaltire le sacche di urina; sostituire i pannoloni,rispondere ai campanelli di richiesta domestica e alberghiera; soddisfare richieste che attengono alle necessità quotidiane dei pazienti; alzare e abbassare le tapparelle; aprire e chiudere le finestre; alzare e abbassare lo schienale del letto; aprire una bottiglia; riempire un bicchiere d’acqua; porgere il telefonino, gli occhiali, la dentiera, una bottiglietta, ecc.; accendere e spegnere la televisione; prendere le lenzuola; chiudere la porta; chiamare un parente al telefono; prendere dall’armadio vestiti, scarpe, calzini; vestire e movimentare il paziente alzandolo di peso nel letto; sollevare il paziente dal letto/carrozzina/comoda e viceversa il più delle volte da solo per accompagnarlo al bagno; usare le padelle e i pappagalli, svuotarli e pulirli; pulire le bacinelle ed ogni presidio usato dal medico e dall’infermiere; imboccare i pazienti non autosufficienti; , effettuare le cure igieniche, vestire il paziente; barellamento dei pazienti a mezzo di carrozzina, barella e letto per il trasportarli verso altri servizi; preparare, lavare ed asciugare il materiale da sterilizzare; pulire, controllare e rifornire i carrelli e gli armadi di servizio; smaltire il materiale sporco usato per l’assistenza; spostare tra le stanze materassi, letti interi e comodini.

Il personale ausiliario che sirifiutano di svolgere le  mansioni per cui è stato assunto rischia fino 2 anni di carcere per l’Art. 328 CP
l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo “ufficio  che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni”, nello specifico la realizzazione di tale reato si configura ogni qualvolta un operatore rifiuti una prestazione dovuta, indipendentemente dalle conseguenze lesive per la salute del malato che derivino da tale comportamento… omissis… L’indebita omissione si configura in relazione ad atti non solo direttamente mirati a finalità di cura, ma anche di igiene e di accudimento del paziente, o, semplicemente, di verifica circa le necessità del degente che richiede l’intervento.

Le strutture sanitaria non solo conoscono le carenze del personale di supporto, ma addirittura ne è direttamente responsabile perché in più occasione chiede espressamente “sacrifici esclusivamente al personale infermieristico.”

Il paradosso è che i sacrifici dell’infermiere vengono richiesti, spesso, dai medici quando, questi, sono i primi che sollevano un vespaio al solo odore di demansionamento e se ne stanno chiusi nelle loro stanze estraneandosi dal paziente, magari distesi a sognare comodamente sui loro letti.Tutte queste mansioni svolte dagli infermieri non appartengono assolutamente al loro profilo professionale, ma attengono alla categoria ausiliaria che sarà meglio specificata appresso; gli infermieri sono vittime del demansionamento che aggravatosi gradualmente può cagionare seri danni soprattutto alla salute perché non potrebbero svolgere appieno la professione infermieristica nella sua completezza tecnica, intellettuale, scientifica ed evolutiva, come, appunto, sono stati preparati.

Difatti la scienza infermieristica non si esaurisce nelle attività assistenziali concertate con i medici dirette alla diagnosi ed alla cura delle malattie, ma impegna altre risorse che tengono in rilievo l’approfondimento e l’analisi delle problematiche assistenziali, proponendo progetti di ricerca e studi sulla metodologia scientifica del conoscere e del saper applicare strumenti innovativi e tecniche d’avanguardia mirate a raggiungere livelli qualitativi ottimali e tendenti al miglioramento dell’apporto infermieristico nel mantenimento della salute del singolo e della collettività.

L’assidua ripetizione di mansioni meramente esecutive ed elementari fossilizzano la personalità degli infermieri, sopprimendone gli aspetti entusiasmanti della professione infermieristica e ne degradano la professionalità, intesa come capacità di saper svolgere con diligente preparazione la professione di infermiere.

Il depauperamento delle attitudini tecniche e del bagaglio professionale precedentemente acquisiti, hanno teso a minimizzare sempre più profondamente la responsabilità e le capacità professionali degli infermieri fino a privarli di senso…

Le lamentele degli infermieri ridondano anche a beneficio dei pazienti che dovrebbero pretendere ed ottenere una assistenza migliore dove l’infermiere non debba arrabattarsi per tutti i bisogni del paziente e districarsi dalle pompe ad infusione endovenosa ai pannoloni pieni di feci, del restio anche tipologicamente incompatibili fra loro.

L’ospedale deve abbandonare l’idea che l’infermiere “debba fare tutto” e gli altri “solo quello che compete”.

Redazione NurseNews.Eu

A.A.D.I.

 

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Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

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Alfio Stiro

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