Archivi del mese: ottobre 2017


Il datore di lavoro ha molti obblighi e responsabilità in materia di salute e sicurezza sul lavoro: dalla valutazione dei rischi alla redazione del DVR, dalla nomina del medico competente, del responsabile RSPP, alle sinergie con il responsabile dei lavoratori per la sicurezza, vediamo tutti gli adempimenti a cui è tenuto secondo il Testo Unico D. Lgs. n. 81 del 2008.

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Sull’obbligo di iscrizione all’albo da parte degli infermieri è in corso una causa civile che chiede alla magistratura per quale motivo quando si deve pagare la tassa IPASVI, gli infermieri vengono trattati da professionisti ed invece quando si deve lavorare e percepire lo stipendio si viene trattati da semplici operai elementari.

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Avezzano. “Un vuoto in dotazione organica insostenibile, 400 precari vario profilo in attesa di risposte circa la possibilità di essere stabilizzati: la Regione Abruzzo deve dare subito risposte concrete altrimenti la sanità della provincia di L’Aquila rischia di non poter più assicurare ai cittadini il diritto alle cure”. Questa situazione ha portato a diversi blitz dell’Ispettorato del lavoro nei reparti e a multe salatissime per i primari, legalmente responsabili della situazione.

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Ddl Lorenzin. Il caso: “Niente infermieri o fisioterapisti in farmacia. E la farmacia dei servizi?”. La denuncia Fofi
Questa la conseguenza della soppressione dell’articolo 16 del ddl che prevedeva una modifica alla vecchia legge sanitraia del 1934 che avrebbe permesso l’attività all’interno delle farmacie di altri professionisti della salute, con l’ovvia esclusione di quelli abilitati alla prescrizione di farmaci: medici e veterinari. “Se resta in vigore il testo di oltre 80 anni fa – sottolina Maurizio Pace della Fofi – i cittadini non potranno trovare nelle farmacie un fisioterapista o un infermiere, e non potranno farsi praticare un’iniezione intramuscolare o cambiare una medicazione”.

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Ospedale di Locri: al Pronto Soccorso si accettano solo i casi gravi.

Dopo la riunione del comitato dei sindaci della Locride della scorsa settimana sono tornate di grande attualità le problematiche che affliggono l’Ospedale di Locri. Particolarmente al limite, nelle ultime ore, risulterebbe proprio la situazione del reparto di “Pronto Soccorso”, presso il quale, nonostante le numerose denunce, continuerebbero a militare pochissimi medici e infermieri. Proprio per questa ragione, nella giornata di ieri, gli operatori ospedalieri hanno deciso di adottare un provvedimento emergenziale che ha dell’assurdo, rifiutando di prestare assistenza a tutti gli utenti che si presentavano presso la struttura con un codice verde o inferiore al fine di trattare con maggiore perizia i soli casi gravi.

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Fossero accertate, le accuse avanzate dal direttore della Centrale Operativa del 118 barese, Gaetano Dipietro, al personale in servizio sulle ambulanze, sarebbero di una gravità inaudita. La nota del direttore denuncia presunti comportamenti poco professionali, scarsamente deontologici, arroganti e persino in spregio alla salute del cittadino. Dipietro ha messo nero su bianco le sue accuse in una lettera protocollata il 23 ottobre scorso (numero 241683) con nove specifiche incriminazioni.

Equipaggi fermi presso ristoranti e bracerie, medici che rifiutano interventi in emergenza, infermieri che chiedono quattrini ai pazienti, ambulanze bloccate nel Pronto Soccorso, sim dei localizzatori manomesse vistosamente, telefonate di svariati minuti solo per accettare l’assegnazione di un intervento, irruzione nella Centrale Operativa e aggressione fisica al personale di turno, interventi a domicilio protratti per 5 e più ore, interferenza nell’attività di coordinamento.

Per fare chiarezza su quanto denunciato da Gaetano Dipietro, il coordinatore del 118, Antonio Dibello, ha scritto ai referenti di area del servizio di emergenza urgenza: “Chiedo di dare ampia divulgazione al contenuto della nota a tutto il personale medico in servizio presso il SET 118 – scrive Dibello per verificare se effettivamente vi sono stati comportamenti così come descritti dal direttore di Centrale Operativa.
In attesa di un sollecito riscontro per i provvedimenti del caso”.

Sulla vicenda è intervento il presidente IPASVI di Bari, Saverio Andreula, che chiede di capire cosa sia successo.
Andreula, ha inviato una lettera ai vari rappresentanti delle istituzioni politiche e sanitarie baresi.
Tra gli altri ha scritto al Direttore Generale dell’ASL Bari, al Commissario dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico di Bari, al Direttore del Servizio Emergenza Territoriale 118 Bari, al Direttore del Coordinamento 118 Bari, al Direttore della Centrale Operativa 118 Az. Ospedaliero Universitaria Policlinico di Bari, al Direttore del Dipartimento di promozione della Salute Regione Puglia, al Presidente e Assessore alle politiche della salute della Puglia, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, all’Ordine dei Medici della provincia di Bari e agli Infermieri del servizio 118 della provincia di Bari.
Conclude così Andreula:
“Basta con il seppellire le responsabilità, si faccia chiarezza sull’accaduto”.
Fonte:QI
Di: Angelo Amato

 

 

 

 

 

Lo ha stabilito il Tribunale di Venezia che ha assolto un infermiere professionale (dipendente di una cooperativa e in possesso di tutti i titoli di studio) dall’accusa di abusivismo per non essere iscritto all’Ipasvi. Assolto anche il presidente della cooperativa accusato di omessa denuncia. Il motivo? Per i giudici manca il decreto legislativo che avrebbe dovuto prevedere obbligo iscrizione anche per i dipendenti pubblici.
Manca il decreto che istituisce gli albi per le professioni sanitarie con l’obbligo di iscrizione anche per i dipendenti pubblici. Questa la ratio seguita dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Venezia che ha assolto un infermiere professionale (dipendente di una cooperativa e in possesso di tutti i titoli di studio) dall’accusa di abusivismo per non essere iscritto all’Ipasvi. Assolto anche il presidente della cooperativa accusato di omessa denuncia. Il motivo? Vediamo cosa dice la sentenza:

“La legge 43/2006 ha istituito gli Ordini professionali, ma avrebbero dovuto essere creati gli Albi per ognuna delle professioni indicate, quindi anche per quella di infermiere professionale, con obbligatorietà d’iscrizione pure per i pubblici dipendenti, però la mancata emanazione del decreto legislativo delegato ha impedito la effettiva attuazione di tale previsione normativa. Consegue che rimane vigente la disciplina di cui al D.Lvo 233/1946, secondo cui l’obbligo d’iscrizione all’Albo è previsto solo per gli esercenti la professione sanitaria, non già per i sanitari che lavorino per la PA. Pertanto, va ritenuto pacificamente che l’infermiere abbia lavorato, sulla base di un titolo professionale adeguato, idoneo e riconosciuto, quale dipendente (di una cooperativa) e non quale libero professionista per cui non tenuto obbligatoriamente all’iscrizione all’albo”.

Così la seconda sezione penale del Tribunale di Venezia ha assolto dall’accusa di abusivismo un infermiere che senza essere iscritto all’albo professionale esercitava la professione d’infermiere professionale presso il Pronto soccorso dell’Ospedale di Mirano (Aulss 13) e il presidente della Cooperativa titolare dell’appalto perché aveva omesso di attivarsi, ancorché consapevole, al fine d’impedire la presunta abusiva attività d’infermiere professionale da parte del socio della cooperativa.
Sentenza Tribunale Venezia
Fonte: quotidianosanità.it

Di: Amato Angelo

Alfio Stiro

Post N4.0

“Non opportuni nuovi Ordini e Albi per le professioni sanitarie non mediche”. L’Autorità antitrust h [continua]

Assodato che la diagnosi e la prescrizione terapeutica è di pertinenza medica. La valutazione dei bi [continua]

La scuola per infermieri professionali degli anni ’90 era una fattispecie giuridica disciplinata dal [continua]

Il demansionamento dell’infermiere esisteva molto prima che si definisse il mobbing (in verità è sem [continua]