polizia

di Gabriele Gallone · 25 novembre 2015

Malgrado i ventilati “disastri” sulle conseguenze nefaste della applicazione della normativa comunitaria sull’orario di lavoro, nessun paziente ha patito gravi conseguenze.
Ma la storia che racconto è invece uno spaccato del disastro organizzativo e interpretativo che regna sovrano in luoghi lontani (molto lontani purtroppo) dalla realtà ospedaliera.
E della penosa sudditanza di chi dovrebbe difendere i nostri diritti dalla tracotanza del risparmio e dell’efficientismo.
Quello che alleghiamo qui è il parere richiesto alla Direzione Territoriale del Lavoro di Torino, al Ministero del Lavoro e al Settore Personale dell’Assessorato della Sanità della Regione Piemonte da parte dell’ASO San Luigi.


Il quesito, partito il 30 ottobre 2015, verte sulla questione reperibilità. In sintesi viene chiesto: in caso di chiamata in reperibilità va rifatto partire il conteggio riguardante il riposo continuativo delle 11 ore oppure possiamo considerare cumulabili le ore di riposo fruite prima e dopo il servizio attivo ai fini del computo delle 11 ore di riposo?
Esempio: supponiamo che io sia un infermiere di sala operatoria o un chirurgo (tanto è uguale). Finisco il mio servizio in ospedale alle 18 (occlusione intestinale). Sono reperibile dalle 20 alle 8 del mattino dopo. Mi chiamano alle 2 del mattino, vado in ospedale e lavoro fino alle 5 (ulcera perforata). Poi torno a casa e dormo 2 ore (io direi anche una sola ora: devo tornare a casa, spogliarmi, rimettermi a letto e riuscire, forse, a prendere sonno). La sveglia suona alle 7 e………

Ipotesi 1: le mie 11 ore di riposo sono state interrotte, ho lavorato fino alle 5 del mattino, aggiungiamo 11 ore di riposo continuativo e posso tornare a lavorare solo dopo le 16. Ergo: spengo la sveglia e mi riaddormento
Ipotesi 2: ho smesso di lavorare alle 18, mi sono riposato fino alle 2 del mattino (8 ore), ho interrotto il mio riposo dalle 2 alle 5, mi sono “riposato” dalle 5 in poi, posso prendere servizio alle 8 (3 ore) così da totalizzare 11 ore di riposo. Ergo: lancio qualche contumelia alla sveglia, mi alzo e vado di nuovo in ospedale.

C’è una bella differenza che dite? Nella ipotesi 1 l’infermiere o il chirurgo possono tornare al lavoro freschi e riposati (guardia notturna, una nuova reperibilità, un turno di pronto soccorso….quello che volete), invece nella ipotesi 2, dopo aver dormito 2-3 ore dalle undici-mezzanotte alle 2, essere stati svegliati nel pieno della notte, lavorato dalle 2 alle 5 e “riposato” dalle 5.30-6 fino alle 7 (sapete, uno non è che abbia casa proprio dietro l’ospedale….) ritorna al lavoro alle 8.
Vi fareste operare sereni da un chirurgo che si abbiocca sul vostro addome aperto? Con un infermiere che ha le traveggole per aver dormito se va bene 3 ore? Io, al posto vostro, non lo farei.
La Direzione Territoriale del Lavoro di Torino (DTL) risponde al quesito il giorno 4 novembre alle 9.19.
Va notata l’estrema celerità della risposta. Non ci hanno pensato molto. Il 30 ottobre, quando viene inviata la lettera con il quesito era un venerdì ed il mercoledì mattina era già pervenuta la risposta. Poco più di 48 ore. Il Ministero ancora dormiva (probabilmente non era reperibile) ed anche l’Assessorato si lambiccava con un quesito a cui forse non sapeva come rispondere.
Detto fatto: la DTL non solo risponde alla Speedy Gonzales ma allega anche la circolare Ministeriale 31/2007 che trovate anche nel mio commento sulla questione della reperibilità di qualche settimana fa.
La risposta della direzione territoriale lavoro è inequivocabile: l’orologio del riposo riparte da zero. Firmato Dott.ssa Tiziana Morra (Direttore Territoriale del Lavoro) e Dott. Agostino Del Balzo (Responsabile Area Vigilanza).
In Assessorato si vive una atmosfera da tregenda: ma come facciamo? Ci toccherà assumere del personale! Ma questi della DTL non si potevano stare zitti?
Ed ecco che si mettono in moto strane operazioni a partenza dalla Direzione dell’Assessorato: in tutti i modi si cerca di sminuire tale parere, di considerarlo una “mattana”. Una delle strategie studiate a tavolino è di far chiedere a tutte le aziende sanitarie altri pareri alle direzioni territoriali di altre province piemontesi con la speranza che esse siano difformi, in modo da delegittimare quella della DTL di Torino.
Si cerca di sollecitare il Ministero a prendere posizione (dorme ancora, non è mai reperibile…) e alla fine trapela, da qualche incontro sindacale avvenuto in Assessorato, che la DTL di Torino sia pronta a rimangiarsi il parere così prontamente emesso.
Pressioni indebite? Telefonate inconfessabili? Chi sta cercando di cancellare questo parere? (ce lo possiamo immaginare). Per quale motivo? (non è difficile immaginarlo).
Saitta, Chiamparino e Moirano dormono bene la notte? Evidentemente si. Nessuno li butta giù dal letto nel pieno della notte. Ecco perchè sono così belli trulli trulli a romperci gli zebedei già quando sorge il sole.
Volete sapere come è finita?
Ecco (notizia pervenuta alle ore 19.40 da fonte affidabile):

Oggetto: artt. 7 e 17 D. Lgs. 66/2003 – Consecutività del riposo giornaliero e regime di reperibilità: sospensione efficacia note interpretative.

Buongiorno,
con riferimento a quanto comunicatoLe con la nota sottoriportata e con quella precedente sempre del 4 novembre scorso,preso atto che tali comunicazioni stanno suscitando incertezze e (giuste) preoccupazioni tra i lavoratori del settore e le loro OO.SS. a livello regionale, nonché tra gli amministratori delle ASL, preoccupati di garantire la continuità di un servizio essenziale come la sanità nel rispetto delle norme, considerando peraltro il rilievo nazionale della problematica, che ovviamente oltrepassa le competenze del sottoscritto, Le chiederei la cortesia di comunicare all’Assessorato regionale alla Sanità e, se possibile, ai vari responsabili delle ASL piemontesi in possesso delle succitate note di considerare sospese le suddette interpretazioni in attesa di un pronunciamento ufficiale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sulla materia in questione.
Cordiali saluti

Mi verrebbe da dire: buongiorno un cazzo!
Secondo la DTL sono i lavoratori e i sindacati a spingere per il ritiro del parere: “preso atto che tali comunicazioni stanno suscitando incertezze e (giuste) preoccupazioni tra i lavoratori del settore e le loro OO.SS. a livello regionale, nonché tra gli amministratori….. delle ASL….”.
Ma è ovvio! Non sono i Direttori Generali delle ASL o l’Assessorato che sono preoccupati di questa incresciosa situazione ma siamo noi! L’infermiere e il medico chirurgo non vogliono avere le giuste ore di sonno, il riposo dovuto ed il giusto recupero psico-fisico ma anélano a schiattare, morti di sonno, durante i turni ed a confondere le flebo, a sbagliare farmaci e magari scambiare pazienti.

Quando scrivo queste storie mi viene in mente uno dei più bei pezzi mai scritti nel descrivere l’umanità:
“……..e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) piglianculo e i quaquaraqua. Pochissimi gli uomini; i mezzi uomini pochi, che mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezzi uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione delle anatre. (Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia)

Lascio a voi classificare liberamente gli attori di questa piccola storia sulla base di questa impeccabile tassonomia.
Se questi sono i paladini a cui dobbiamo affidare la salute e la sicurezza dei lavoratori possiamo soltanto esprimerci in coro: VERGOGNATEVI

Il canto del Gallone

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alfio stiro
Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

2 risposte a Orario di lavoro:Come l’Assessorato piega ai suoi voleri la Direzione Territoriale del Lavoro.

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    ECCO COME SI FA PER NON TUTELARE LA SALUTE DI INFERMIERI E MEDICI IN MERITO AL RIPOSO DELLE 11 ORE CONSECUTIVE (disposizione Europea)……..
    Il pasticcio della Direzione Territoriale del Lavoro di Torino!!!!
    Chissà che ruolo ricoprono in questa vicenda il Presidente, l’assessore alla sanità e il Direttore Piemontesi…..
    http://www.gabrielegallone.it/home/2015/11/miserabili-a-gestire-i-diritti-dei-lavoratori-la-storia-di-come-lassessorato-piega-ai-suoi-voleri-la-direzione-territoriale-del-lavoro-di-torino/

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    Mi sembra che l’ispettorato non abbia tenuto conto dell’interpello 18/2008 ( cito a memoria e potrei sbagliare il riferimento basta cercare però interpelli min lavoro orario 2008 per avere conferma) che cancellava di fatto quello 31/2007. La differenza sta nella deroga prevista dall’art. 41 della legge 133/2008. Quindi senza cercare dietrologie e’ stato atto di pura ingenuità da parte dell’ispettorato credere che la legge 161/2014 cancellasse di fatto tutte le deroghe ( della 133) compresa quella relativa alla reperibilità . Stando alla legge italiana vigente la chiamata dunque NON interrompe il conteggio del riposo. Io credo sulla scorta proprio delle normative europee che sia illecita. Quindi occorre mobilitarsi in fretta al posto di lamentarsi. La direttiva eu se lasciata in mano ( come ahimè e’ stato fatto) alla controparte datoriale diventa un formidabile strumento di coercizione. Infatti cancella la tripartizione lavoro/svago famiglia/riposo della legge italiana 8-8-8 ore ( quindi 16 ore a disposizione del lavoratore su 24) in 12.30-11.00 ( dai 10 ai 30′ per la pausa pranzo) quindi se si accetta il fatto che sono al max 11 ore e non come prevede la normativa MINIMO 11 ore. Cioè se si accetta la visione datoriale queste sono le conseguenze. Esiste il principio di non regresso che potrebbe essere invocato e ristabilire che al lavoratore di norma debbano essere concesse 16 ore (sulle 24) disponibili. La direttiva lo suggerisce dicendo che forme incrementali delle ore destinate al riposo ( quindi migliorative della direttiva) possono essere stabilita localmente. Quindi occorre svegliarsi conoscere e darsi da fare. Piagnucolare non serve a niente!!

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