Non si fa attendere la risposta durissima che giunge dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Chieti dopo le incredibili esternazioni del sindaco di Rapino, Rocco Micucci. Il sindaco ha definito le ambulanze INDIA con a bordo il solo infermiere “un attentato alla salute pubblica” in grado di effettuare solamente “un servizio taxi”.

«Tassinari. Questo siamo per qualche illuminato sindaco del Chietino. Atterrito dal rischio che possono correre i pazienti ai quali prestiamo soccorso. Assistiamo allibiti al video postato su un social network dal Sindaco di Rapino, Rocco Micucci, il quale, riferendosi a una delibera aziendale della Asl Lanciano Vasto Chieti che porterebbe all’impiego in quei territori di ambulanze a leadership infermieristica (India), le definisce “un servizio taxi” e “un attentato alla salute pubblica”.

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Tralasciando le specifiche disamine dell’ordinamento giuridico, nazionale ed internazionale, che dovrebbero essere note anche ai presidenti delle restanti professioni sanitarie, ritengo sia arrivato il momento di ribadire a gran voce che, anche in Italia il medico si debba occupare di medicina e debba essere l’infermiere ad occuparsi di infermieristica, nel rispetto delle specifiche funzioni, dei profili professionali e dei concetti di autonomia e responsabilità sanciti dalla legge e confermati dalle evidenze scientifiche.

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Italia Viva:“Estendere l’intramoenia alle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e ostetriche”. Il Ddl De Filippo

immagine11 dicembre – Il disegno di legge presentato alla Camera punta ad uniformare i diritti professionali di queste professioni con quelli delle altre professioni sanitarie. Il testo, inoltre, inoltre, mira all’ampliamento dell’offerta sanitaria complessiva, anche presso il domicilio del cittadino. Viene quindi disciplinato l’esercizio della libera professione, sia nei confronti dei singoli cittadini che presso le strutture di appartenenza, nonché presso strutture pubbliche e private. IL TESTO

Riconoscere l’esercizio della libera professione anche alle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e della professione ostetrica. Questo l’obiettivo del Disegno di legge, a prima firma Vito De Filippo (IV), presentato lo scorso 3 dicembre alla Camera.

Il provvedimento, inoltre, mira all’ampliamento dell’offerta sanitaria complessiva, anche presso il domicilio del cittadino. Il testo, composto da 3 articoli, all’articolo 1 disciplina l’esercizio della libera professione, sia nei confronti dei singoli cittadini che presso le strutture di appartenenza (in regime di intramoenia), nonché presso strutture pubbliche e private, previo accordo tra le parti datoriali.

L’articolo 2, pertanto, disciplina l’attuazione della normativa da parte delle Regioni. Le Regioni, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge, sentite le organizzazioni professionali e sindacali, dovranno disciplinare l’organizzazione e le modalità di esercizio dell’attività libero professionale. Le Asl, dovranno poi adeguare i rispettivi atti regolamentari, in modo che non sorga contrasto con le loro finalità istituzionali e si integri l’assolvimento dei compiti di istituto assicurando la piena funzionalità dei servizi. Conseguentemente, tale regolamentazione esclude il ricorso alle prestazioni aggiuntive, di cui ai commi da 1 a 6 dell’articolo 1 del Dl 402/2001.

Infine, l’articolo 3 reca una clausola di invarianza finanziaria

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Non mi pare che nel ssn ci sia stata mai chiarezza di ruoli fra gli Infermieri e il personale ausiliario. Gli stipendi non sono poi così differenti,appiattendo gli Infermieri verso il personale di supporto a discapito della propria dignità professionale, ma soprattutto a discapito della salute pubblica.

Tutto ció é stato messo in atto forse NON CON il solo scopo di risparmiare….

Dov’eravate?

Non mi pare che qualcuno si sia mai posto il problema o lamentato al riguardo , medici in testa…

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Giustamente, siamo tutti indignati, quando si vogliono abbassare gli standard della formazione medica. Dopo che trent’anni fa, il Servizio sanitario nazionale si è dotato, come requisito d’accesso per la professione medica della specializzazione postlaurea, è impensabile tornare indietro, anche con le varie soluzioni emergenziali decise dalle regioni. Ma attenzione a battaglie di retroguardia, che mascheraro un medico demansionato, immobile e cristallizzato nel novecento e che non ha capito il proprio ruolo

Ha fatto molto discutere la delibera veneta relativa ai dei percorsi di formazione complementare regionale per l’acquisizione di competenze avanzate in applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto sanità.

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Commissione difesa,

Esaminato l’atto del Governo in titolo,

visti:
– l’articolo 35 del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito con modificazioni dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132, così come modificato dall’articolo 3-bis del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 18 novembre 2019, n. 132;

– i decreti legislativi 29 maggio 2017 n. 94 e n. 95;

– il Codice dell’ordinamento militare (COM) di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66;

– il parere espresso dalla Sezione Consultiva per gli atti normatividel Consiglio di Stato nel parere n. 02857, adottato nelle adunanze del 24 ottobre e 7 novembre 2019;

– il parere espresso dalla Conferenza unificata nella seduta del 17 ottobre del 2019;
riconosciuto l’efficace lavoro svolto dai “tavoli interforze”, contrassegnato da elevata complessità e, per questo, ancor più apprezzabile per le soluzioni individuate a sintesi delle differenti esigenze, attese le peculiarità degli ordinamenti, dei compiti e delle attribuzioni di ciascuna delle amministrazioni del comparto difesa e sicurezza;

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“Battersi contro la precarietà del lavoro è sempre giusto.

Lo è ancora di più se si parla di persone che ogni giorno si prendono cura di noi”.

Lo scrive su Facebook il ministro della Salute, Roberto Speranza, che aggiunge: “Su mia proposta, è stato appena depositato un emendamento che, estendendo i termini della legge Madia per il comparto sanità, consentirà a moltissimi lavoratori di uscire finalmente dalla precarietà.

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Rischio clinici questo sconosciuto.

La proliferazione delle infezioni ospedaliere si combattono con le buone pratiche Infermieristiche.

Finché ci sara personale che si presterà a svolgere mansioni improprie, demansionandosi, contribuirà per IGNORANZA a far aumentare la proliferazione e la contaminazione intraospedaliera, di germi, batteri e virus, con un conseguente uso eccessivo di antibiotici con conseguente antibiotico resistenza, mettendo a rischio tutti i giorni l’incolumità dei pazienti ricoverati.

Alfio Stiro
Infermiere

Alfio Stiro

Post N4.0

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