Le priorità di Cittadinanzattiva:

La scarsa aderenza alle prescrizioni del medico provoca 194.500 decessi ogni anno in Europa e un impatto sui costi per i ricoveri pari a 125 miliardi di euro. È quindi di fatto la principale causa di non efficacia delle terapie farmacologiche, associata a un aumento degli interventi di assistenza sanitaria, della morbilità e della mortalità. Eppure in Italia quasi un medico su tre ritiene di non aver tempo sufficiente da dedicare ai pazienti per assicurare l’aderenza alle terapie. Solo la metà si accerta che il proprio assistito abbia compreso le indicazioni su terapie e percorso di cura e delle sue eventuali difficoltà economiche, più di uno su tre si dice oberato dal carico burocratico. In 10 regioni si rilevano normative specifiche sul tema, a livello generale, per singole patologie e soprattutto come declinazione di un uso razionale dei farmaci finalizzato all’appropriatezza. Ma le misure sono frammentate e disomogenee e manca una visione di sistema. Un quadro ancora carente e con ampi spazi di miglioramento alla luce dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento delle patologie croniche e con l’11% della popolazione anziana (circa 1,4 milioni di persone sul territorio nazionale) che riceve contemporaneamente 10 o più farmaci. È questa la fotografia che emerge dall’indagine che Cittadinanzattiva-Tdm ha svolto tra Regioni e professionisti sanitari nell’ambito della «Raccomandazione civica per l’aderenza terapeutica» presentata questa mattina a Roma.

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In verità dovrebbe chiedersi se esiste una normativa che comprenda nell’assistenza infermieristica anche l’assistenza di base visto che già con l’accordo di Strasburgo del 1973, ratificato in Italia proprio con il D.P.R. n. 225/74, l’assistenza di base non è mai stata attribuita all’Infermiere Professionale, ma al generico.
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«Cessino i ripetuti episodi in un clima di
intimidazione ed assuefazione alla violenza quotidiana»
Ancora un episodio di violenza in ospedale. Scenario di turno, il Pronto
Soccorso del Vittorio Emanuele di Catania, come già in ripetute altre occasioni. Ma
la musica non cambia in altri nosocomi: intemperanze, violenze, aggressioni e
devastazioni, che in particolare si concentrano nelle strutture di emergenza ed
urgenza degli ospedali, ma senza risparmiare gli altri reparti e servizi delle
Aziende Sanitarie.

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“Non opportuni nuovi Ordini e Albi per le professioni sanitarie non mediche”.

L’Autorità antitrust ha sottolineato la non opportunità di costituire nuovi Ordini e Albi “se non in casi eccezionali”, visto che, sotto il profilo della qualificazione professionale, le esigenze di tutela del consumatore “possono essere soddisfatte con la previsione di un apposito percorso formativo di livello universitario obbligatorio”.

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Assodato che la diagnosi e la prescrizione terapeutica è di pertinenza medica.
La valutazione dei bisogni assistenziali invece è di competenza Infermieristica, infatti, il D.M 739/1994 (profilo professionale dell’infermiere) all’Art. 1 comma 3, paragrafo B , così recita: “identifica i bisogni di assistenza Infermieristica della persona e della collettività e formula i relativi obbiettivi;
Al paragrafo C) ” pianifica, gestisce e valuta l’ intervento assistenziale,
Al paragrafo f) per l’esperimento delle sue funzioni si avvale, ove necessario, dell’opera del personale di supporto.
Tanto premesso, in punta di diritto è lecito chiedersi perché non sia un infermiere a valutare i bisogni assistenziali? ??

La scuola per infermieri professionali degli anni ’90 era una fattispecie giuridica disciplinata dal DPR 10 marzo 1982, n. 162, articolo 1 comma 1 lettera A), ossia rientrava tra “le scuole dirette a fini speciali per il conseguimento di diplomi post-secondari per l’esercizio di uffici o professioni, per i quali non sia necessario il diploma di laurea, ma sia richiesta ugualmente una formazione culturale e professionale nell’ambito universitario”. Sin dall’entrata in vigore del DM 27/07/2000, il titolo (infermiere professionale) di studio era considerato equipollente al titolo accademico, “ai fini dell’esercizio professionale e dell’accesso alla formazione post-base”.

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Interrogazioni/4. Fugatti (Sott. Salute):

interrogazione presentata in Commissione Affari Sociali da Novelli (FI).

“L’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003 prevede che l’Operatore Socio Sanitario con formazione complementare in assistenza sanitaria: ‘è in grado di eseguire la” somministrazione,” per via naturale, della terapia prescritta, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione’.

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Il demansionamento dell’infermiere esisteva molto prima che si definisse il mobbing (in verità è sempre esistito) ma è solo nel mobbing che ha trovato la sua vera ratio.
I due fenomeni si intrecciano e si sostengono a vicenda producendo una patologia del diritto che dovrebbe, invece, garantire dignità professionale a tutte le categoria dei lavoratori.
Il lavoratore infermiere è, purtroppo, l’esempio più vistoso ed eclatante dello sfruttamento di una professionalità che cresce e si sviluppa verso migliori tecnologie e tecniche assistenziali di alto livello.
Questo dualismo convive con molti conflitti che trasportano l’infermiere verso una degradazione personale fino al totale svilimento dell’auto e dell’eterostima, che, spesso, si manifesta nel danno esistenziale e, soprattutto, sociale, familiare e morale, mentre dall’altro versante si nota la soddisfazione delle gerarchie apicali che ritrovano nel mobbing demansionante la realizzazione del proprio potere sull’altro e della propria importanza sociale e professionale.

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“Con salute dei cittadini non si deve giocare: per la salute dei cittadini servono, una volta per tutte, misure urgenti e stabili affinché una degna assistenza possa essere garantita. Lo diciamo sempre e lo ribadiamo sopratutto in questo periodo quando sono ancora più evidenti le carenze che presentano i nosocomi etnei con particolare riferimento ai Pronto Soccorso”.

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Alfio Stiro

Post N4.0

Il significato di demansionamento non può essere oggetto di speculazioni sofistiche di natura deonto [continua]

Le priorità di Cittadinanzattiva: La scarsa aderenza alle prescrizioni del medico provoca 194.500 de [continua]

«Cessino i ripetuti episodi in un clima di intimidazione ed assuefazione alla violenza quotidiana» A [continua]

“Non opportuni nuovi Ordini e Albi per le professioni sanitarie non mediche”. L’Autorità antitrust h [continua]