Con comunicato diramato in data odierna, la Corte Costituzionale ha reso noto di aver dichiarato fondata la questione di illegittimità costituzionale relativa all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori nella parte in cui si prevede per il giudice solo la facoltà e non l’obbligo di ordinare la reintegrazione del lavoratore nel caso in cui il licenziamento per giustificato motivo oggettivo sia fondato su un fatto manifestamente insussistente.

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Mauro Filippi, già direttore sociosanitario dell’Aulss 4 Veneto Orientale, laureato in Scienze Infermieristiche  è il nuovo direttore generale dell’Aulss.

“E’ partito dalla catena di montaggio ed è arrivato in alto. Questa è una Ulss che d’estate deve gestire le cure di milioni di presenze turistiche”, ha commentato il presidente della Regione Luca Zaia dopo la nomina.

Filippi è il secondo infermiere-direttore generale di un’azienda pubblica in Italia (la prima è Marinella D’Innocenzo all’Asl di Rieti) e il terzo DG infermiere in assoluto (con Edoardo Manzoni, DG dell’Istituto Palazzolo di Bergamo, struttura comunque integrata nel servizio sanitario regionale lombardo).

Mauro Filippi è partito come dipendete dell’Asl 10 dove ha raggiunto l’incarico di direttore dell’unità operativa complessa Professioni Sanitarie.

Responsabile Organizzativo dei tirocini per i corsi di laurea delle professioni sanitarie, Filippi è anche docente di “Management 2″ presso il Corso di Laurea Specialistica in  Scienze Infermieristiche ed Ostetriche dell’Università di Padova e docente di “Organizzazione delle aziende sanitarie” presso il Corso di Laurea Infermieristica dell’Università di Padova sede di Portogruaro.

A Mauro Filippi le congratulazioni e gli auguri della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche.

FNOPI

 

NurseNews si associa alle congratulazioni per l’incarico ricevuto.

 

 

 

 

 

 

 

 

Diffida alla all’azienda ospedaliera regionale San Carlo e all’Ordine delle Professioni Infermieristiche (Potenza)

ISTIGAZIONE ALL’ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE INFERMIERISTICA – ISTIGAZIONE AL REATO DI FALSO DOCUMENTALE.
La scrivente Associazione Avvocatura Degli Infermieri, valutato il piano di lavoro dell’operatrice socio-assistenziale che si allega, redatto su carta intestata dell’azienda sopra destinataria e, precisamente, dell’unità operativa complessa Ostetricia e Ginecologia con direttore il dott. xxxxxx, lamenta e denuncia i seguenti passaggi di evidente matrice penale:

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COVID-19: STOP AL VINCOLO DI ESCLUSIVITÀ’ PER GLI INFERMIERI DEGLI OSPEDALI PUBBLICI.

UNA GRANDE OPPORTUNITÀ’ PER LA CATEGORIA.

E stato accolto nel corso della discussione per la conversione in legge del decreto Milleproroghe il mio ordine del giorno dove impegno il Governo a riconoscere agli infermieri e alle altre professioni sanitarie il diritto ad esercitare attività libero-professionale, intramuraria ed extramuraria, al di fuori dell’orario di servizio.

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In rete su youtube sono apparsi dei video realizzati nel 2017 da alcuni studenti del corso di laurea in infermieristica che, coordinati da un tutor clinico dell’Università degli studi di Brescia, sede di Esine, hanno creato un fortissimo imbarazzo e disagio fra la nostra comunità. (Video che evitiamo di pubblicare)

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ASINTOMATICI COVID-19 DANNI
Dopo la bufala dei pazienti morti “per” e di quelli morti “con” il coronavirus, smentita dall’analisi delle cartelle cliniche effettuate dall’Istituto Superiore di Sanità, c’è ora una nuova, fuorviante arma semantica che certi irriducibili negazionisti continuano a utilizzare: quella della distinzione fra malattia e infezione, a significare che chi ha il virus, ma non mostra sintomi, non è malato, così che l’aumento del numero dei soggetti infettati evidente da settimane non dovrebbe preoccupare nessuno, perché si tratterebbe non di malati, ma quasi di “portatori sani” del virus.

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CORTE DI APPELLO DI SALERNO SEZIONE LAVORO – 15/02/2021

Una sentenza  storica, che svincola la nostra professione dai limiti dell’esclusività.

La Corte d’appello nell’emettere la sentenza, scrive:

” Come eccepito dall’Azienda, il vincolo di esclusività per gli infermieri è temperato dalla possibilità – prevista dal CCNL di settore – di svolgere prestazioni a favore di soggetti pubblici e privati, prestazioni aggiuntive e in equipe, fuori dell’orario di lavoro e con ripartizione del compenso” , opportunità questa che non può essere privata unilateralmente dal datore di lavoro pubblico imponendo l’esclusività e/o l’incompatibilità, assegnando il Giudice – in sentenza – all’ambito delle “facoltà” (Possibilità propria o riconosciuta nell’ambito di condizioni naturali o convenzionalmente determinate) del singolo professionista la possibilità di espletare attività aggiuntive e conclude:

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Bisogna fare un salto a ritroso negli anni sessanta per trovare, con i primi lanci di esseri viventi nello spazio, la nascita della medicina aerospaziale. Fu Yuri Gagarin, cosmonauta sovietico, il primo uomo a volare nello spazio. A bordo della Vostok 1 raggiunse l’orbita terrestre nel 1961. Da allora le missioni nello spazio si sono intensificate sia per numero che per durata: nelle stazioni spaziali gli astronauti rimangono in orbita per settimane e anche mesi.
Ma la permanenza nello spazio, ovvero la vita e il lavoro lì non sono scevri da problemi di differente natura: l’assenza di peso, le difficoltà nelle funzioni fisiologiche, le modalità di nutrizione, le radiazioni, l’irraggiamento solare sono solo alcune di quelli che gli astronauti incontrano e che si riflettono in modo e misura diversa sull’organismo.

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Gli infermieri militari delle Forze Armate e della Polizia di Stato sono caratterizzati da un forte livello di competenze specialistiche sia per quanto riguarda la difesa della salute, sia anche per quel che attiene la difesa del territorio.
Quelle competenze specialistiche che, spesso, si sta tentando di inserire tra le funzioni dell’infermiere del Servizio sanitario nazionale e che per i militari sono già riconosciute nei codici, soprattutto per quanto riguarda le emergenze e le urgenze che gli infermieri militari e della Polizia possono, anzi devono, gestire da soli secondo un principio di multidisciplinarietà con le altre professioni – medici in testa – molto forte e radicato a tutti i livelli.
Ma per gli aspetti legati alla conicità, alla lungodegenza e all’assistenza delle patologie che spesso si presentano sia per quanto riguarda gli stessi militari, sia per le popolazioni soccorse, la sinergia con il servizio sanitario pubblico dà la possibilità di interconnettere un meccanismo, un’organizzazione ed esperienze che invece non sono proprie del mondo della sanità militare, ma che in quello della sanità civile sono invece affermate, consolidate e in modo massiccio e sempre più spesso affidate proprio agli infermieri.

Tanto che proprio dal ministero della Salute è stata sottolineata l’importanza di apprendere la possibilità di nuovi sviluppi per alcuni lati dell’organizzazione e programmazione sanitaria ed è stata manifestata la piena disponibilità a una sinergia tra ministeri per mettere a disposizione delle Forze armate e della Polizia di Stato esperienze e modelli per quagli aspetti dell’assistenza emergenti anche nel loro ambito, ma ancora poco frequentati.
Attualmente gli infermieri delle Forze armate e quelli della Polizia di Stato sono discriminati rispetto ai colleghi dipendenti del Servizio sanitario nazionale per la non applicazione alle loro situazioni occupazionali delle leggi più favorevoli approvate negli ultimi quindici anni per gli infermieri dipendenti della pubblica amministrazione. Per questo sono penalizzati sia rispetto al valore del loro titolo di laurea che nelle amministrazioni attuali di appartenenza non consente progressioni di carriera come quelle dei colleghi del Ssn (né come quelle dei medici militari), sia per quanto riguarda diritti e dei doveri, tra cui non ultimo quello dell’aggiornamento continuo, che derivano dall’iscrizione, prevista per legge, per l’esercizio della professione, all’albo nazionale.
Inoltre, anche il diverso inquadramento funzionale degli infermieri militari nei differenti ruoli (vice revisore tecnico nella Polizia di Stato e sottufficiale nell’Esercito) richiederebbe una necessaria armonizzazione.
Nell’ultimo incontro sull’infermieristica militare organizzato dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie (FNOPI), sono state esaminate e approfondite le competenze istituzionali con riguardo alle innovazioni legislative in tema di rischio professionale e le valutazioni orientative per l’esercizio delle professioni sanitarie. In particolare, sono stati affrontati due temi di grande rilevanza per la Sanità Militare. Il primo è relativo all’organizzazione, alla formazione e alle prospettive della componente infermieristica militare e di come questa possa contribuire al processo di rinnovamento necessario per un supporto sanitario sempre più aderente alle esigenze operative e ad una realtà di riferimento in costante evoluzione.
Dai lavori è emersa la necessità di collegare meglio la formazione post base (Master/Laurea Magistrale/Dottorato) per l’assolvimento di funzioni infermieristiche di livello crescente e i relativi gradi e definire ove possibile  una filiera organizzativa e gerarchica differenziata tra personale medico e personale delle professioni sanitarie per garantire l’autonomia nell’assolvimento delle funzioni assistenziali, anche nell’esercizio delle competenze avanzate.
Allo stesso tempo è necessario che l’assistenza infermieristica sia centrata sulla persona/soldato e sulle funzioni dell’organizzazione militare.

Sono necessari, sulla base delle indicazioni legislative nazionali e della NATO maggiori standard, linee guida, protocolli e per far questo è necessario il lavoro di tutti.

Redazione

Fnopi

 

 

 

 

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